Violenza psicologica significato

La violenza psicologica e’ senz’altro più difficile da riconoscere e circoscrivere rispetto a quella fisica e sessuale: un riconoscimento difficile non solo per chi la subisce ma anche per chi, pur frequentando la vittima,non si rende conto di ciò che le sta accadendo. La sua caratteristica peculiare ,infatti, e’ quella di non lasciare cicatrici visibili su chi la subisce ma soltanto squarci dell’anima che spesso la vittima stessa tende a nascondere perché non cosciente di ciò che le accade realmente e perché ormai entrata nel vortice della spirale della violenza.

Nella pratica si tratta di un insieme di atti,parole, minacce ed intimidazioni utilizzati come strumento oppressivo e costrittivo nei confronti della vittima. Questo tipo di violenza e’ presente all’interno del nucleo familiare nel rapporto di coppia ma anche nel rapporto genitori-figli i quali sono a volte vittime dirette ,come in quest’ultimo caso, ma anche  testimoni oculari di ciò che avviene tra i genitori: in entrambe le rircostanzee le ripercussioni sul loro stato interiore non mancheranno dal farsi sentire. La violenza psicologica e’ anche presente sul luogo di lavoro sotto forma di bossing quando la violenza e’ esercitata dai superiori verso i subordinati oppure sotto forma di mobbing.

Intimidazione

La prima tappa di questa spirale e’ L’intimidazione: concetto subdolo e difficile da riconoscere soprattutto in una società come la nostra dove la gelosia viene vissuta come una manifestazione d’amore e non di possesso. L’intimidazione pone la vittima in una condizione di costante allerta e paura:”Se fai questo (uscire con le amiche,comportarsi o vestirsi in un certo modo…) vuol dire che non mi ami; La minaccia costante e’ quella di andar via di casa, magari con figli a seguito o addirittura di passare alle mani. Questa fase e’ caratterizzata dalla volontà di sminuire a vittima mortificandola ed insultandola.

Violenza psicologica modalità

L’esplosione della violenza:in questa fase le vittime reagiscono in maniera diversa ed in alcuni casi anche diametralmente opposta: alcune fuggono via altre si ritraggono continuando a subire gli abusi: in entrambe le circostanze questa fase e’ caratterizzata dalla paura della vittima di morire.La violenza psicologica subita nonché la sensazione di vulnerabilità ed impotenza di fronte ad essa, associata spesso alla violenza fisica produco gravi conseguenze psichiche. Non sono rari i casi in cui la vittima finisce in uno stato di choc che può’ protrarsi per giorni.

 Fase del pentimento: passata la fase acuta della violenza,spesso il maltrattante mostra segni di pentimento: vorrebbe tornare indietro e si pente di quanto compiuto ai danni della vittima.Molti autori di violenza attribuiscono la colpa dei loro gesti a fattori esterni:il più delle volte parlano di una forza incontrollabile che li travolge senza che essi siano in grado di gestirla. Non di rado incolpano il partner dei loro gesti:la responsabilità viene scaricata e la colpa attribuita ad altri; molto spesso la vittima si assume queste perdona il compagno/a pentito.

Capita a questo punto che se ne il carnefice ne la vittima chiedono aiuto si inneschi lentamente la fase di crescita della tensione. Basta un minimo fattore scatenante a questo punto,affinché la spirale della violenza si inneschi nuovamente.A questo punto gli episodi violenti diventano più frequenti e soltanto un intervento esterno può limitare i “danni” ed interrompere questa spirale.

Purtroppo nella società odierna spesso la violenza psicologica e’ moralmente accettata e sminuita, complice un retaggio culturale impostato ancora sull’egocentrismo maschile. La realtà dei fatti però ci insegna a non sottovalutare questo fenomeno ahimè in crescente aumento anche tra i giovanissimi. Se ci si trova perciò in condizione di forte disagio, se ci si sente in pericolo, se si vive nell’incapacità di svolgere regolarmente le proprie attività quotidiane, allora e’ tempo di farsi qualche domanda. Nessuno dovrebbe arrogarsi il diritto di giudicarci gratuitamente, limitare le nostre azioni, controllarci ed offenderci.

Violenza sulle donne

La violenza sulle donne è un fenomeno che in Italia non accenna a diminuire. Avviene sopratutto  tra le mura domestiche per opera dei mariti, conviventi o ex e sempre  più davanti ai figli.

Sono 124 le donne ferocemente uccise nel 2012 in nome di un «amore» malato. La violenza fisica aumenta dal 18% al 22%: accompagnata da quella  psicologica e dalle  minacce.

La dipendenza economica risulta un fattore determinante poichè rende  faticoso, se non impossibile a volte, l’allontanarsi, per la donna, dal contesto violento.

I dati del Telefono Rosa, presentati ieri a Roma, confermano che il tragico aspetto della violenza sulle donne non cambia. L’autore è il marito (48%), il convivente (12%) o l’ex (23%), un uomo tra il 35 e i 54 anni (61%), impiegato ((21%), istruito (il 46% ha la licenza media superiore e il 19% la laurea). Non fa uso particolare di alcol o di droghe (63%). Insomma, un uomo «normale».

Così come normale è la vittima: una donna di età compresa fra 35 e 54 anni, con la licenza media superiore (53%) o la laurea (22%); impiegata (20%) o disoccupata (19%) o casalinga (16%), con figli (82%). La maggior parte delle violenze continuano ad avvenire in casa, all’interno di una relazione sentimentale (84%), in una famiglia «normale». 

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