Utero, organo femminile

Situato centralmente nella cavità pelvica, in posizione mediana tra vescica e retto, l’utero è l’organo cavo, di origine mülleriana, nel quale origina la mestruazione, si realizzano l’annidamento dell’embrione, lo
sviluppo del feto e l’espulsione dello stesso al momento della nascita, grazie all’attività contrattile propria
della muscolatura uterina.
Nella sua forma, grossolanamente piriforme ed appiattita in senso antero‐posteriore, possono distinguersi:
Corpo: presenta un’estremità superiore convessa, detta fondo, che accoglie gli orifizi tubarici
Cervice uterina o collo: sbocca in vagina ed è di dimensioni inferiori (2‐3 mm; tranne nella bambina
in cui la lunghezza del collo prevale su quella del corpo). Va dalla superficie dell’orifizio uterino
interno all’orifizio uterino esterno
Istmo: è un restringimento circolare che unisce queste due parti e che dà luogo, a partire dalla 16°
settimana di gravidanza, ad una zona di espansione detta segmento uterino inferiore (da 4‐5 mm si
passa a 10 cm!). Questa zona, in gravidanza, infatti, accoglie l’ovoide fetale e consente la
progressione del parto

Dimensioni normali utero

Le dimensioni medie dell’utero sono 6‐8 cm in lunghezza, 3‐5 cm in larghezza e 2‐3 cm in spessore: le
dimensioni (ed il peso, normalmente intorno ai 60 g), tuttavia, sono molto variabili, non solo per condizioni
patologiche, ma anche per condizioni fisiologiche, quali l’età, il numero dei parti (dopo la gravidanza, infatti,
l’utero risulta più grande rispetto allo stato pregravidico: pertanto, una multipara avrà un utero più grande
di una nullipara) e l’assetto ormonale.
Ancora, l’utero forma con la vagina un angolo di 90° aperto più spesso in avanti (antiversione) e meno
frequentemente posteriormente (retroversione). L’asse maggiore del corpo dell’utero, inoltre, forma con
l’asse maggiore del collo un angolo di 120°, anch’esso aperto in avanti (angolo di flessione). Pertanto,
l’utero risulta solitamente antiversoflesso. Tuttavia, possono riscontrarsi varie alterazioni: oltre all’utero
retroverso, possono repertarsi un utero retroflesso o retroversoflesso, spesso successivi a fenomeni
infiammatori e fibrotici. Tali casi sono importanti in quanto possono causare sintomatologie dolorose
durante i rapporti sessuali.
L’inserzione della vagina sul collo dell’utero, poi, separa lo stesso in una porzione visibile all’esplorazione
(portio vaginalis) ed in una porzione sovravaginale. La portio, infatti, appare come una struttura rossastra o
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rosea, tondeggiante: è importante perché frequente sede di tumori, nonché sede del prelievo per il Pap‐
test.
La parete interna è liscia, a meno che non vi sia un utero fibromatoso, come nella miomatosi uterina, in cui
l’utero risulta bozzuto, ripieno di noduli miomatosi o fibromatosi.
Nell’utero si distinguono due cavità:
Cavità uterina: è quella del corpo, triangolare e con base in alto. Comunica, in alto e lateralmente,
con le salpingi mediante gli osti tubarici ed, in basso, con il canale cervicale mediante l’orifizio
uterino interno (OUI)
Canale cervicale: è quella del collo. Comunica in basso conla vagina tramite l’orifizio uterino esterno
(OUE)
Dall’interno verso l’esterno possono distinguersi i seguenti strati:
• Strato mucoso: si distingue in endometrio, a livello del corpo, e mucosa endocervicale
(endocervice), a livello del canale cervicale. La cavità endometriale, infatti, si continua a livello del
collo dell’utero nel canale cervicale, dove termina con l’OUE, da cui origina il rivestimento epiteliale
pluristratificato, che riveste portio e vagina.
o Mucosa endocervicale:è costituita da epitelio cilindrico semplice muciparo (produce,
infatti, muco in maniera estrogeno‐dipendente), con cellule allungate, nuclei in posizione
basale e citoplasma ricco di mucina; lo stroma è formato da connettivo denso con numerosi
fibrociti di forma fusata. L’epitelio si approfonda formando pseudoghiandole tubulari
ramificate: le cripte così formate fungono da serbatoio per le ondate di spermatozoi
o Strato mucoso dell’endometrio:è costituito da epitelio cilindrico, in cui si distinguono
elementi cellulari ciliati, cellule secretorie rivestite da microvilli e cellule intercalari; lo
stroma contiene cellule rotonde o fusiformi ed accoglie le ghiandole tubulari semplici
rivestite da un epitelio simil‐endometriale.
o Modificazioni dell’endometrio nel corso della vita:
ƒ Dalla nascita alla pubertà: è sottile e contiene pochissimi elementi ghiandolari
ƒ Nel periodo riproduttivo: si osservano cambiamenti ciclici dello spessore e delle
caratteristiche cellulari, a carico soprattutto della parte più superficiale della
mucosa

Utero in menopausa

ƒ In menopausa: la struttura della mucosa è simile a quella del periodo prepuberale,
con esiguità di elementi ghiandolari, tessuto stromale ed epitelio sottile
• Strato muscolare (miometrio): costituito da più strati, ha una disposizione dei fasci di fibrocellule
muscolari lisce particolarmente complessa. Consta di fibrocellule muscolari lisce interposte in un
tessuto connettivale ricco di vasi
o Strati:
ƒ Strato esterno o sottosieroso: è sottile ed ad andamento longitudinale
ƒ Strato intermedio o reticolare plessiforme: rappresenta il 75% del miometrio, con
fasci di cellule intrecciati a formare un orientamento a spirale. È molto importante
durante l’espulsione del feto e degli annessi (ossia al momento del parto), in
quanto le fibre, contraendosi, bloccano le emorragie (emostasi funzionale:
formazione del globo di sicurezza). La sua assenza (o scarsità) nell’endocervice
rappresenta la più importante differenza tra questa e la mucosa endometriale
ƒ Strato interno o sottomucoso: è sottile, con distribuzione circolare
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o Istmo: rappresenta la zona di passaggio tra la struttura prevalentemente muscolare del
corpo e quella prevalentemente fibrosa del collo. Infatti, procedendo verso il collo
dell’utero, si assiste ad una progressiva diminuzione della componente muscolare, con
aumento del connettivo (soprattutto della sua componente elastica)
• Rivestimento sieroso (perimetrio): proviene dal peritoneo pelvico che, scendendo dalla parete
addominale anteriore, riveste la parete anteriore dell’utero e si riflette anteriormente, a livello
dell’istmo, sulla vescica, formando il cavo vescico‐uterino. Posteriormente, invece, scende sulla
faccia posteriore, riveste un tratto della parete vaginale posteriore, fino a livello dell’inserzione
sull’utero, e si riflette a rivestire il retto, formando il cavo di Douglas. Oltre a rivestire l’utero, il
peritoneo fa parte di un complesso sistema di strutture legamentose, che svolgono un ruolo
fondamentale nella statica dell’organo (vedi avanti)
Altri aspetti molto importanti sono:
• Strutture di sostegno dell’utero.
o Legamenti larghi: originano dal collabimento delle due pagine peritoneali che, dopo aver
ricoperto la faccia anteriore e posteriore dell’utero, si riuniscono lateralmente, fissando
così l’utero alla parete pelvica. Da qui  proseguono lateralmente, formando 3 pieghe con
funzione di rivestimento:
ƒ Della tuba: mesosalpinge
ƒ Dell’ovaio: mesovario
ƒ Del legamento rotondo
o Legamenti rotondi: sono due fasci a sezione grossolanamente circolare di tessuto fibroso
con poche fibrocellule muscolari lisce, che originano dall’angolo tubarico dell’utero, si
dirigono verso il canale inguinale, lo attraversano e si inseriscono in parte sul margine
superiore del pube ed in parte nel connettivo del monte di Venere e delle grandi labbra
o Legamenti cardinali di Mackenrodt o parametri laterali: derivano dall’addensamento del
connettivo, che si diparte dalle pareti pelviche laterali e raggiunge in direzione mediale la
regione istmica uterina. I legamenti cardinali contribuiscono alla statica pelvica e sono
struttura di supporto dei vasi uterini (arteria uterina)
o Legamento utero‐sacrale: si estende dalla porzione inferiore della cervice uterina e dal
terzo superiore della vagina fino al sacro. Insieme ai legamenti cardinali, è la principale
struttura di sospensione del complesso cervico‐vaginale
o Fascia endopelvica: è un sistema di sospensione, formato da una serie di pilastri di tessuto
connettivale
• Vascolarizzazione:
o Arteriosa:l’arteria uterina, derivante dall’arteria ipogastrica, incrocia l’uretere all’interno
del parametrio laterale (bisogna quindi prestare particolare attenzione durante
l’isterectomia, per evitare di ledere l’uretere) e si divide, a livello dell’istmo in due rami:
uno discendente (arteria cervico‐vaginale) ed uno ascendente, che decorre sui margini
laterali dell’utero verso l’altro, fino all’angolo tubarico, in cui si anastomizza con l’arteria
ovarica. Lungo tale decorso, l’arteria uterina emette rami che percorrono le facce anteriore
e posteriore dell’utero, formando anastomosi con i rami emessi dalla controlaterale: si
viene così a costituire l’arcata di Hughier
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o Venosa: il drenaggio uterino e vaginale costituisce il plesso venoso utero‐vaginale, che
confluisce poi nelle vene ipogastriche. In queste ultime, giungono anche rami di
provenienza tubo‐ovarica, a formare così i plessi pampiniformi
• Innervazione: i nervi che giungono all’utero provengono da:
o Plesso pelvico del simpatico toraco‐lombare
o Fibre parasimpatiche dei nervi sacrali e del plesso pudendo: il plesso che si viene a formare
dall’unione di queste fibre si svolge sui lati del retto nel legamento sacro

Tube uterine

Le tube uterine, o tube di Falloppio o salpingi, sono canali pari e simmetrici, lunghi 12‐13 cm, che si
estendono dall’ovaio alla cavità uterina, consentendo il transito degli spermatozoi e dell’ovocita, che si
incontrano nel loro lume, dove ha luogo la fecondazione.
Non sono semplici condotti inerti, poiché in essi si realizzano importanti funzioni dei processi della
riproduzione, che richiedono la partecipazione della componente muscolare e l’integrità morfologica
dell’epitelio.
Godono di notevole mobilità, ma vengono mantenute nella loro normale posizione dalla continuità con
l’utero medialmente e dal legamento tubo‐ovarico lateralmente
Sono costituite da:
• Infundibolo o padiglione: grossolanamente imbutiforme, è la parte più mobile della tuba e mette in
comunicazione il lume tubarico con la cavità addominale (ostio addominale della tuba). È
caratterizzato da un margine festonato per la presenza di circa 12 fimbrie, di cui una, la fimbria
ovarica, la più lunga, raggiunge la gonade decorrendo lungo il margine laterale del mesosalpinge.
Frequentemente, all’infundibolo della tuba è appesa, tramite un piccolo peduncolo, una
formazione vescicolosa a contenuto sieroso, l’idatide di Morgagni, residuo embrionale del dotto di
Wolff
• Ampolla: costituisce la porzione più estesa della tuba (7 cm) e presenta un decorso tortuoso che
circonda il polo superiore dell’ovaio
• Parte istmica della tuba: più breve (3 cm) ed a decorso rettilineo
• Parte intramurale od interstiziale: la più breve, rappresenta il tratto in cui il lume tubarico è
ospitato all’interno del miometrio, fino a sboccare nella cavità uterina (orifizio tubarico uterino)
La sezione istologica mostra la presenza di 3 strati:
• Mucosa: è costituita dallo strato superficiale (epitelio cilindrico monostratificato), in buona parte
provvisto di ciglia vibratili, alternato a cellule secernenti sostanze glicoattive,  e dalla lamina propria
connettivale. Sia le cellule ciliate che quelle secernenti hanno una disposizione preferenziale in
alcune regioni della tuba, con le prime più rappresentate a livello fimbriale e le seconde a livello
istmico. L’ambiente ormonale può modificare i tipi cellulari ed i movimenti ciliari: dopo la
menopausa, infatti, la caduta dei livelli di estrogeni si associa alla perdita delle ciglia. La mucosa
tubarica è priva di ghiandole e si solleva in numerose pliche, che rendono virtuale il lume delle
tube. La lamina propria, importante stroma di sostegno dell’epitelio e formata da sottili fibrille e
cellule stellate o fusate, è ricca di vasi e nervi
• Muscolare: presenta due strati, uno longitudinale esterno ed uno circolare‐obliquo interno, che
garantiscono i movimenti peristaltici. Istologicamente, queste strati non risultano ben definiti:
infatti, in alcuni tratti tali fibre longitudinali e trasversali sono mischiate tra loro con interessanti
conseguenze sui movimenti tubarici
• Sierosa: deriva dal mesosalpinge e si sdoppia ad accogliere completamente la tuba
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Riguardo la vascolarizzazione, i rami tubarici dell’arteria uterina e dell’arteria ovarica, anstomizzandosi tra
loro nell’interfaccia del legamento largo, formano un’arcata da cui si dipartono vasi arteriosi che irrorano le
varie zone della tuba.
Il deflusso venoso, invece, è assicurato da un plesso che raggiunge la radice del mesosalpinge e da cui si
dipartono le vene uterine, medialmente, ed ovariche, lateralmente.
I nervi, infine, arrivano alle tube dai plessi utero‐ovarici.

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