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numeri truffa

La tecnologia è il settore che riesce a mantenersi meglio in salute nonostante la crisi e un’ulteriore conferma è giunta con gli acquisti natalizi: gli unici due settori che non hanno registrato grossi cali sono stati i giocattoli è proprio la tecnologia.

Il problema però e’ stare attenti alle truffe che sembrano sempre essere belle attive e subdole. Negli ultimi 10 anni di truffe ne han subiti gli italiani e molti putroppo sono i danni che hanno rovinato famiglie

Maxi truffa a danno delle compagnie telefoniche: 200 mila euro di profitti

Rubavano l’identità di persone e società, stipulavano contratti con le varie compagnie telefoniche e rivendevano i tablet e gli smartphone ricevuti in omaggio: sette le persone finite in manette. Questa maxi truffa è stata scoperta dai carabinieri di Popoli, in provincia di Pescara, coordinati dal capitano Antonio Di Cristofaro. L’operazione Hydra è scattata alle prime luci dell’alba e ha portato all’arresto di 7 persone e 14 perquisizioni domiciliari.

180 le personalità rubate. A capo dell’organizzazione c’era “Il creatore”, così era soprannominato dagli altri membri della banda: secondo la ricostruzione dei carabinieri, era lui che rubava le personalità e stipulava i contratti telefonici, ricevendo così tablet, smartphone con relative sim e altri prodotti di ultima generazione, che poi rimetteva in commercio. I furti delle personalità avvenivano grazie alla complicità della Camera di commercio.

Gli apparecchi finivano nella mani di altri membri della banda dislocati tra le province dell’Aquila, Teramo, Chieti, Modena e Pescara, che provvedevano poi a rivenderli. Dell’organizzazione faceva parte un commerciante di telefonia residente a Modena e con attività a Bologna, il quale, rivelano i carabinieri, intratteneva rapporti commerciali illegali anche nell’est Europa.

Le indagini sono scattate in seguito alle segnalazioni di numerosi cittadini che si sono ritrovati intestatari di contratti telefonici mai stipulati e per i quali ricevevano mensilmente ingenti fatture relative alla fornitura del servizio. Le operazioni sono andate avanti per diversi mesi e hanno consentito di recuperare 120 tra apparecchi e sim, finiti anche all’estero. I profitti di questa truffa sono stati stimati attorno ai 200 mila euro.

Pescara, truffa smartphone. Giro d’affari per 200.000 euro

16 Dicembre 2013

Rubavano l’identità di persone, ditte e società intestando loro contratti di telefonia mobile per ricevere in omaggio smartphone e tablet che poi vendevano in maniera illegale sui mercati italiani ed esteri.
Così, sono finiti agli arresti sette persone sgominate dai carabinieri del nucleo operativo di Popoli.
L’attività fraudolenta si svolgeva tra le provincie di L’Aquila, Teramo, Chieti, Modena e Pescara e contava un giro d’affari di 200.000 euro ai danni delle maggiori compagnie di telefonia mobile.

Le menti dell’associazione a delinquere rubavano le identità di persone, società e ditte (oltre 180) stipulando, a loro nome, contratti per la fornitura di telefonia mobile e ricevendo in omaggio smartphone, tablet che poi venivano venduti in maniera illegale al miglior offerente. I soldi ottenuti dall’illecito traffico confluivano, poi, su falsi conti correnti bancari.

L’indagine ha preso il via dalle denunce di cittadini e società che si ritrovavano, a loro insaputa, titolari di utenze telefoniche ed erano costretti a sborsare esose cifre per i contratti di fornitura.
I carabinieri hanno scoperto che l’attività principale si svolgeva a Bologna salvo poi estendersi in altre regioni italiane e sui mercati dell’Europa dell’est.

Wangiri: truffa telefonica

22 Marzo 2015

Molto spesso si rimane vittima di fastidiose e spiacevoli truffe, sia  che esse si svolgano tramite telefono oppure direttamente all’interno del vostro appartamento fingendosi finti collaboratori di imprese quali Enel, gas eccetera.

Le persone che generalmente subiscono maggiormente queste tipo di truffe sono gli anziani poiché ritenuti più ingenui e facilmente ingannabili. Ma ciò non vuol dire che anche persone più giovani non cadano nella tentazione di credere a questi tizi che offrono condizioni assai più favorevoli rispetto a quanto pagato generalmente tramite le varie utenze.

Una delle ultime truffe maggiormente citate nell’ultimo periodo risulta essere proprio la Wangiri, conosciuta anche tramite la denominazione di Pingcall. É stata la Questura di Vicenza ad accorgersi e segnalare per prima questa fastidiosa truffa, la quale si svolge attraverso una chiamata recapitata sul telefonino da un numero anonimo. Un dettaglio per riconoscere tale truffa è il prefisso, il quale inizia precisamente con +373.

Dopo qualche squillo la chiamata si interrompe, proprio per indurre i riceventi a richiamare i truffatori. Se ciò avviene, il truffatore addebbita nella sim di chi riceve la telefonata 1,50 euro esattamente ogni dieci secondi. Per ovviare a tutto ciò, evitate di rispondere a qualsiasi chiamata con questo prefisso.

Falsi incidenti per truffare le assicurazioni

27 Settembre 2017

Nelle ore di stamattina, a Catania, sono scattate le manette per 7 persone. L’accusa? Associazione per delinquere finalizzata alla truffa. 

L’obiettivo dei 7 finiti in manette grazie al lavoro degli uomini della squadra mobile di Catania era simulare incidenti per truffare le assicurazioni e ricavarne profitti.

Le indagini partite da alcune aggressioni al Pronto Soccorso

Le indagini, condotte su delega della procura distrettuale di Catania, sono partite in seguito ad aggressioni a danno di alcuni sanitari in servizio presso il Pronto Soccorso Vittorio Emanuele.

Approfondendo la situazione è stato possibile svelare l’esistenza di una vera e propria associazione per delinquere. I membri, con lo scopo di truffare numerose società assicurative, simulavano sistematicamente incidenti stradali.

Ovviamente, predisponevano anche i relativi elementi di prova. Gli arrestati sono accusati non solo di truffa alle assicurazioni, ma anche di reati contro l’amministrazione della giustizia.

Nello specifico si parla di falsa testimonianza, sempre finalizzata a ricavare profitti dai falsi incidenti stradali.

Per ora, sull’operazione, non si sa molto di più. I particolari approfonditi verranno infatti illustrati ufficialmente nel corso di una conferenza stampa che si terrà alle 10.30 presso la sede della procura della Repubblica di Catania, che si trova nell’edificio del tribunale in Piazza Verga.

Di certo c’è che la città di Catania non è nuova alle imprese dei furbetti delle assicurazioni. Nel mese di gennaio, infatti, è stata resa ufficiale l’esistenza di un sistema di truffe in campo assicurativo, con la regia di clan mafiosi.

Ai tempi finirono indagate 77 persone, tra cui diversi professionisti legali e alcuni medici.

In questo caso, come già detto, si sa poco. Rimane però l’amarezza nel leggere sempre notizie relative a tentativi di truffare il sistema lucrando su quelle che, quando si verificano, sono vere e proprie tragedie.

Hacker nei social network

Nel 2013 si contano circa 1.150 attacchi di cybercrimine nel mondo, tra questi 39 riguardano l’Italia. Se parliamo di attacchi gravi, c’è stata una crescita del 245% tra il 2011 e il 2013, con tutti i relativi danni che ne conseguono (si parla di circa 500 miliardi di dollari).

Per quanto riguarda la situazione del nostro paese, assai arretrato in campo di sicurezza informatica, abbiamo ottenuto solo a febbraio il “Piano nazionale per la protezione cibernetica e la sicurezza informatica” con un ritardo di ben tre anni rispetto a quanto richiesto dall’Europa. L’Italia quindi è ancora poco attrezzata per combattere il cybercrimine e il furto di dati privati, e tutto ciò si ripercuote anche sull’economia. Solo nel settore della moda sono stati rilevati attacchi per circa il 15%, il che equivale non solo a sottrazione di dati, ma anche a perdita di beni.

I social network rappresentano il principale veicolo di attacco, secondo quanto riportato nel rapporto. I cybercriminali si aiutano con spam, truffe e malware per infettare il maggior numero di computer e cellulari.

Clusit ha da poco attivato una collaborazione con Fastweb la quale ha accettato di analizzare la propria rete come campione statistico, con l’obiettivo di comprendere meglio il funzionamento dei malware. Il Clusit si augura che anche altri operatori si rendano disponibili in futuro per attività come queste, perchè in Italia – afferma- c’è bisogno soprattutto di trasparenza.

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