29 morti e 11 sopravvissuti. E’ questo il bilancio definitivo a poco più di una settimana dalla valanga che lo scorso 18 gennaio ha travolto l’hotel Rigopiano a Farindola alle pendici del Gran Sasso. Gli ultimi corpi sono stati recuperati nella zona tra il bar e la hall dove la maggior parte degli attendeva invano lo spazzaneve che avrebbe dovuto accompagnarli via.

Nella notte tra mercoledì e giovedì sono stati infatti recuperati i corpi delle ultime vittime. Nella giornata di ieri il premier Paolo Gentiloni, nel corso di un’audizione al Senato, si è espresso nuovamente sui soccorsi sottolineando come la capacità di reazione del sistema dei soccorsi sia stato all’altezza di un grande paese. Il presidente del Consiglio ha poi aggiunto: “Ci sono stati ritardi, malfunzionamenti, responsabilità? Saranno le inchieste a chiarire questo punto. La verità serve a fare meglio, ma non ad avvelenare i pozzi. Non condivido la voglia di capri espiatori e giustizieri. A Rigopiano c’è stata una coincidenza micidiale che non si ricorda a memoria d’uomo, con le scosse di terremoto e una nevicata di dimensioni eccezionali”.

Anche i primi rilievi autoptici “assolvono” la macchina dei soccorsi dalle accuse di eventuali ritardi. Già nel pomeriggio di ieri, mercoledì 25 gennaio, il procuratore aggiunto di Pescara, Cristina Tedeschini ha fatto il punto della situazione: “abbiamo i risultati delle prime sei autopsie: molti morti per schiacciamento, altri per varie concause concorrenti: schiacciamento, asfissia, ipotermia. Nessuno, a quanto ci risulta, morto per solo assideramento”. 

La sola ipotermia, dunque, non sarebbe causa diretta di morte, ma la Tedeschini assicura che le autopsie saranno eseguite su tutte le vittime. All’obitorio dell’ospedale di Pescara restano gli ultimi 9 corpi da identificare. A questo punto le ricerche sono state sospese, ma è probabile che nella mattinata di oggi si proceda con la bonifica dell’intera area in modo da escludere l’eventuale presenza di altre persone non inserite nell’elenco dei dispersi.

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