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Faceva proseliti in carcere dove avrebbe reclutato molti adepti il tunisino Saber Hmidi arrestato nell’ambito di una importante indagine antiterrorismo condotta dalla Digos di Roma e dalla polizia penitenziaria poiché sarebbe considerato appartenente all’organizzazione terroristia Ansar al-Sharia. Dalle indagini effettuate sarebbe stata riscontrata la “particolare capacità di indottrinamento dei compagni di detenzione” dell’uomo che attualmente si trovava già presso il carcere romano di Rebibbia per altri motivi e nello stesso carcere gli è stata notificata l’ordinanza di custodia cautelare.

Saber Hmidi, in Italia dal 2011, sposato con un’italiana e padre di una bambina, era stato arrestato nel 2014 con l’accusa di tentato omicidio, ricettazione, lesioni, violenza e resistenza a pubblico ufficiale e porto abusivo di armi da fuoco. Nel novembre dello stesso anno era stato fermato per un controllo da un pattuglia nella periferia romana e nel corso del controllo aveva tirato fuori una pistola puntandola contro gli agenti. Dopo essere riuscito a scappare Hmidi era poi stato rintracciato nei giorni successivi e nella sua abitazione erano state trovate armi, pallottole e una bandiera del gruppo salafita Ansa al-Sharia. Da quel che emerge Saber Hmidi è già stato detenuto in sei istituti penitenziari italiani e in cella aveva esultato dopo gli attentati terroristici. Secondo gli investigatori l’uomo si è rivelato una persona violenta e parecchio pressante nei confronti degli altri carcerati con una continua opera di radicalizzazione e proselitismo. Ai compagni di cella avrebbe anche detto: “una volta libero andrò in Siria a combattere con i fratelli musulmani”.

L’operazione antiterrorismo Black Flag ha portato a perquisizioni in tutto il Lazio dove si trovano molti sospettati di appartenere a organizzazioni terroristiche. L’antiterrorismo ha poi spiegato che ci sono indagini in corso su una rete di tunisini e libici che avrebbe appoggiato l’arrestato. Questa importante operazione è poi vista come conferma del fatto che l’Italia non si trova più di fronte a “circoli” o “reti”, ma una “minaccia sempre più frammentata” legata alla microcriminalità che appoggia l’estremismo ideologico religioso. 

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