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Son passati mesi ormai da quando Raoul Bova ha ammesso pubblicamente il divorzio con la moglie, con la quale era separato dal 2013.

Raoul e la moglie sono stati sposati per tredici anni ed hanno avuto due figli. È stato proprio per il bene di questi ultimi che l’attore non ha risposto alle accuse della suocera che sei mesi fa rilasciava un’intervista al Giornale che iniziava con…

“Caro genero, mi sai indicare il momento in cui da genero sei diventato degenero?”

In questi ultimi giorni ha deciso di rispondere alle accuse poiché stanco della guerra sulle pagine dei tabloid.

135258218-82b0c0c2-1e3b-4ed6-a830-def4e05d10a5La sua scelta è una scelta di onestà e nelle sue parole traspare tutto ciò.

“Sono il bersaglio di una campagna. Il traditore che merita la gogna. Finora non avevo mai reagito per non peggiorare le cose, ma alla fine ho capito che in realtà le peggioro stando zitto. Perché chi è mosso dal rancore non si ferma, più incassi e più attacca”

È così che inizia l’intervista dell’attore sulle pagine di Vanity Fair, che decide di rispondere alla cognata Annamaria Bernardini de Pace, avvocato divorzista. Nell’intervista rilasciata da questa mesi fa, Annamaria dà a Raoul appellativi come “irresponsabile, egoista, sleale e traditore”.

Lui continua.

“La lettera aperta al “genero degenerato” mi ha profondamente ferito. Ma pazienza per me. Il problema è che tutta questa situazione fa star male i miei figli, i suoi nipoti. Come deve sentirsi, un ragazzino, nel leggere che il suo papà è un traditore superficiale, che non si è fatto nessuno scrupolo a scaricare la mamma per una ventenne? Le cose non sono andate per niente così, ma lui come fa a capirlo?”

Forse l’avvocato de Pace si è lasciata prendere da una deformazione professionale? Quello che mi stupisce è che di solito in questo caso si mette sempre davanti a tutto il bene dei figli. Chiara Giordano e Raoul Bova sono stati in grado di farlo. La nonna forse avrebbe dovuto restare al suo posto e lasciare che sua figlia si difendesse da sola quando e se lo avesse ritenuto opportuno.

 

Caterina Perilli

 

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