Stare da soli ci rende più creativi

Sempre più studi dimostrano il legame stretto che intercorre tra solitudine e creatività.

La nostra mente ha bisogno di tranquillità per sfoderare tutto il suo potenziale. Se siamo circondati da persone chiassose e rumori forti, ci risulta piuttosto difficile svolgere anche l’azione più semplice, figuriamoci qualcosa di più impegnativo. “La solitudine confina con territori che possono aiutarci a esprimere meglio la nostra identità”, spiega Antonio Lo Iacono, psicoterapeuta.

La solitudine consente di scoprire attitudini che non sapevamo di avere. Dopo un primo momento di smarrimento legato al fatto di stare da soli, successivamente la capacità inventiva può attivarsi.

Se la vostra creatività ha bisogno di una spinta, ecco alcune situazioni capaci di stimolarla!

L’attività fisica è una di queste. Per quanto potrebbe sembrare noioso, svolgere attività fisica in solitudine gioca un ruolo importante nell’aiutarci a prendere consapevolezza del nostro corpo, “per sentire le ginocchia che si piegano, le gambe che si muovono e la fatica che aumenta progressivamente – spiega Daniela Marafante, psicoterapeuta -. E per scoprire i propri limiti, capire fino a che punto è possibile resistere prima di arrendersi e fermarsi.”

Ma lo sport in solitudine agisce anche a livello mentale. Così come le attività manuali. “Modellare la creta o lavorare la ceramica sono attività utili a distogliere l’attenzione dalle difficoltà quotidiane – afferma Daniela Marafante -. Si evita, soprattutto, di soffermarsi troppo e in maniera ossessiva sugli stessi pensieri e sugli stessi problemi.” Allontanando i pensieri negativi e rilassando la mente, è possibile dare libero sfogo alla propria vena creativa, anche se sconosciuta fino a quel momento.

Discorso simile per la pittura, che può essere intesa come un “codice primitivo” – afferma la psicoterapeuta Anna Salvo – che ci aiuta a entrare in contatto con la parte più profonda di noi. Scoprire che preferiamo un colore o una tecnica particolare è un segnale forte: esprime un aspetto della nostra personalità.”

Solitudine aumenta il rischio di demenza del 40%

C’è sempre il rovescio della medaglia.

La solitudine aumenta il rischio di sviluppare la demenza come ad esempio il morbo di Alzheimer del 40%. A dimostrarlo è stato un team di scienziati dell’università Statale della Florida, che ha condotto una ricerca sull’argomento. 

Gli studiosi hanno analizzato statisticamente i dati di oltre 21 mila persone coinvolte in questa ricerca. I partecipanti, tutti con più di 50 anni d’età, sono stati seguiti per un periodo di circa 10 anni.

Durante questi anni gli scienziati hanno valutato non solo la solitudine e l’isolamento sociale, ma anche le abilità cognitive delle persone. Queste ultime sono state studiate e valutate grazie a dei questionari specifici, somministrati mediante interviste telefoniche ogni 2 anni.

I punteggi poi sono stati ottenuti attraverso uno strumento diagnostico chiamato Telephone Interview for Cognitive Status; dove un valore pari o inferiore a 6 era indicativo di demenza. 

Al termine di questa ricerca, ad oltre 1,100 partecipanti viene diagnosticata la condizione di demenza. Incrociando poi tutti i dati è risultata evidente la stretta correlazione che c’è tra la solitudine e questa patologia.

La ricerca ha poi sottolineato come nell’arco di 10 anni, l’aumento del rischio di demenza è risultato superiore al 40% nelle persone che si sentivano sole. Ma attenzione però perché la solitudine è una condizione ben diversa dall’isolamento sociale.

La solitudine, infatti, può avere un impatto sia fisico che emotivo sopratutto sulle persone anziane già a rischio di Alzheimer. È molto probabile che la solitudine influenzi il cervello agendo  in modo tale che le persone più invecchiano e più diventano sensibili al declino neurologico legato all’età.

Differenza tra solitudine e isolamento sociale

In un primo momento si pensava che il rischio di sviluppare demenza negli anziani fosse correlato all‘isolamento sociale e non alla percezione dell’isolamento o alla solitudine. 

L’isolamento sociale, infatti indica la connessione che c’è tra l’individuo ed un’ambiente sociale. Esso può essere valutato misurando la quantità e la qualità dei contatti e dei rapporti sociali che ha una determinata persona.

La solitudine invece è decisamente un fattore variabile e più soggettivo. Essa può essere quantificata valutando semplicemente quanto una persona si sente sola, vuota o abbandonata. 

La sostanziale differenza tra queste due condizioni, sta nel fatto che l’isolamento sociale può essere presente senza però provare necessariamente un sentimento di solitudine. D’altro canto si può benissimo provare la solitudine anche se si hanno parecchi contatti sociali. 

Entrambe queste condizioni tendono a crescere col progredire dell’età. Infatti più si va avanti negli anni più la rete di rapporti familiari ed amicali va stringendosi per cause come la morte, le malattie o la perdita della mobilità. 

 

 

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