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A Belluno uomo finge violenza ma era sesso estremo

A Belluno, un operaio di 56 anni si è recato al pronto soccorso dichiarando di essere stato rapinato e di aver subito violenza. Ma la sua versione ha destato grossi sospetti: egli infatti, si è lamentato di una presenza estranea nel suo corpo, di una siringa che gli recava forte dolore.

Stando ai controlli medici era davvero impossibile che si trattasse di una semplice violenza scaturita da una rapina. Si è giunti così a una conclusione sconcertante: l’uomo aveva praticato del sesso estremo.

Ma l’uomo, ha insistito sulla sua versione, affermando di essere stato bloccato sul ponte, nei pressi del supermercato Kanguro. Però come faceva a trovarsi quest’oggetto senza che presentasse alcun segno di violenza, livido e via dicendo? 

Il fatto non sussiste

Dopo tre anni di peripezie, è stata messa la parola fine a questo caso. L’operaio è stato assolto, perché il caso non sussiste.  L’avvocato difensore, in merito al caso ha dichiarato che comunque è stata una testimonianza da prendere in considerazione. Bisognava tutelare la sua privacy.

Quando arrivò in ospedale, i medici gli prescrissero prontamente una tac e lo operarono chirurgicamente. L’uomo stesso, non sapeva spiegare bene le dinamiche dell’accaduto, sapeva solo affermare che provava forte dolore e che era stato aggredito. Gli orari da lui descritti erano imprecisi e a tratti incoerenti.

Non sapeva nemmeno dare ulteriori dettagli sull’aspetto fisico degli aggressori. Diceva soltanto che fossero degli uomini di colore che molto probabilmente volevano da lui del denaro, dopo averlo visto fare la spesa al supermercato. Certamente, si vedeva che fosse agitato ma non perché avesse subito violenza.

Tuttavia, in questo caso, sono intervenuti gli esperti di psicologia per analizzare al meglio le dinamiche. Ed effettivamente ci sono molte lacune nel racconto ma anche il fatto stesso che il protagonista si fosse presentato illeso, era di per sé un grande indizio.

Sesso estremo e legalità

Adesso però, ci si chiede se le pratiche di sesso estremo siano consentite o siano un reato. Stando alla legge italiana e in particolar modo all’articolo sui diritti inviolabili dell’uomo, la sessualità può essere espressa in piena libertà e non è un reato. Anzi, fa parte della persona, è un modo per esprimere il suo lato affettivo. 

Ok, ma quando i giudici iniziano a storcere il naso? La risposta è semplice: la sessualità ha un solo limite, quello legato ai consensi altrui. Si può arrivare anche a giochi estremi, all’interno di una coppia, purché sia frutto della volontà di entrambi. Se dunque, l’altra persona, ha accettato di praticare sesso estremo, non c’è alcun reato. 

Il problema però, è riuscire a capire quando ci si ritrova dinanzi a chi denuncia, se sta mentendo o meno. A livello di violenze, il nostro Paese non offre una grande tutela. Spesso succede che ci sia giustizia nei casi di finta violenza e non viceversa. Un po’ per “colpa” delle vittime, che decidono di parlare troppo tardi e un po’ perché non ci sono prove sufficienti nel constatare che sia vero. 

Un caso indifendibile

Ma per quanto riguarda l’operaio di Belluno, beh, lì la vicenda è quasi trasparente. Come è giusto che sia, gli si è voluta dare l’occasione di difendersi e di tutelarsi. Allo stesso tempo però, non erano state presentate prove di sessualità imposta, di violenza fisica o psicologica. 

Egli inoltre, tra le varie informazioni frammentate, aveva dichiarato di aver subito un colpo alla testa da parte degli estranei. Ma è stato appurato che non c’era alcun segno di botte.

Chissà se questa storia gli sarà servita di lezione. Molti prendono sottogamba il sesso estremo, pensano che sia puro divertimento ma in realtà, se praticato in maniera incorretta, potrebbe portare persino alla morte.

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