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separazione assegno mantenimento

DIRITTO DI FAMIGLIA

Con il termine reddito ci si riferisce al denaro ma anche ad altre utilità economicamente valutabili quali i beni immobili posseduti, i crediti, i risparmi investiti o produttivi, la disponibilità della casa coniugale, i titoli di credito, le partecipazioni in società e la titolarità di aziende.
Con la determinazione dell’assegno di mantenimento si tende ad assicurare al coniuge beneficiario un tenore di vita pari o almeno simile a quello che la coppia possedeva in costanza di matrimonio anche se, il giudice dovrà necessariamente considerare che la convivenza ha riflessi economicamente positivi avendo i coniugi conviventi la possibilità di dividere le spese. Il coniuge separato non collocatario dei figli dovrà, infatti, abbandonare la casa coniugale, trovandosi costretto a reperire una nuova sistemazione, con le conseguenti spese per l’affitto e per la gestione dell’abitazione. In tale ottica, specie con riferimento a famiglie con tenore di vita “medio o basso” sarebbe eccessivamente penalizzante per il coniuge obbligato assicurare all’altro lo stesso stile di vita condotto durante il matrimonio.
Inoltre, può accadere che la coppia avesse un tenore di vita eccessivo rispetto alle proprie possibilità e, in tal caso, sarebbe oltremodo penalizzante imporre al coniuge obbligato di assicurare al coniuge beneficiario la conservazione del medesimo tenore di vita, proprio perché eccessivo. Al contrario, potrebbe accadere che la coppia durante il matrimonio scelga di condurre un tenore di vita ridotto, minore alle proprie potenzialità, per esempio investendo e risparmiando capitale; in questa ipotesi, la regola del mantenimento del medesimo tenore di vita sarebbe quanto mai iniqua, a sfavore del coniuge beneficiario (Cassazione Civile 04.04.1998 n. 3490).

LA GIURISPRDENZA

La giurisprudenza, in tempi recenti, ha provveduto a individuare un parametro di riferimento sicuramente più equo; la corte di Cassazione ha infatti stabilito che “il giudice di merito deve anzitutto accertare il tenore di vita dei coniugi durante il matrimonio, per poi verificare se i mezzi economici a disposizione del coniuge gli permettano di conservarlo indipendentemente dalla percezione di detto assegno e, in caso di esito negativo di questo esame, deve procedere alla valutazione comparativa dei mezzi economici a disposizione di ciascun coniuge al momento della separazione” (Cassazione Civile 12.06.2006 n. 13592).
Proprio in virtù delle varie situazioni e dei diversi scenari ipotizzabili la legge impone al giudice, nella determinazione dell’assegno di tenere conto non solo del reddito ma anche di altre “circostanze”.
Nell’accertamento dei redditi delle parti non si richiede che il giudice compia un valutazione aritmetica degli stessi ma che proceda ad un’attendibile ricostruzione delle situazioni patrimoniali di entrambi i coniugi.
In virtù del principio sull’onere della prova dovrà, comunque, essere la parte richiedente a dimostrare il tenore di vita ed i redditi dell’altro coniuge, provando l’eventuale squilibrio.
Le parti sono, altresì, onerate del deposito prima dell’udienza presidenziale di una dichiarazione sostitutiva di atto notorio contenente una serie di informazioni sul patrimonio e sui redditi e delle dichiarazioni dei redditi degli ultimi tre anni. Le informazioni fornite da tali documenti consentono al giudice di calibrare l’eventuale assegno di mantenimento provvisorio che viene concesso al coniuge più debole all’esito dell’udienza presidenziale.
Ogni approfondimento in merito ai redditi e alle sostanze dei coniugi avverrà nella successiva fase istruttoria e, ove le informazioni di carattere economico fornite dai coniugi non risultino sufficientemente documentate, il giudice potrà disporre, pur non essendovi obbligato, un accertamento delle polizia tributaria sui redditi e sui beni oggetto della contestazione anche se intestate a soggetti diversi”.
Anche se il codice civile ammette il ricorso alle indagini di polizia tributaria solo nel caso in cui debbano essere accertati i redditi delle parti in quanto “genitori” e pertanto, ai fini dela determinazione dell’assegno di mantenimento per i figli la Giurisprudenza più recente (Cass. Civ. n. 14081 del 17.06.2009) ritiene, invece, che le indagini di polizia tributaria possano essere disposte anche per consentire una corretta valutazione dei redditi ai fini della quantificazione dell’assegno di mantenimento del coniuge in sede di separazione (nei giudizi di divorzio è le stessa legge sul divorzio a consentire tali indagini ai fini della determinazione dell’assegno divorzile).
Avv. Matteo Santini (Direttore Scientifico del Centro Nazionale Studi e Ricerche sul Diritto della Famiglia e dei Minori)

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