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Mensa no, panino sì

I genitori potranno preparare a casa il pasto che il figlio consumerà a scuola, senza andare contro le decisioni scolastiche. Una sentenza del Tribunale di Torino ha infatti rigettato il reclamo presentato dal Ministero dell’Istruzione contro l’ordinanza che estendeva la facoltà di consumare il pranzo fatto dai genitori nei refettori comunali.

La decisione non riguarda solo le famiglie che avevano presentato il ricorso ma estende il diritto del pranzo libero a tutti. Dopo tre anni di battaglia, i genitori che si sono schierati contro il cibo (e il costo) delle mense scolastiche possono alzare le braccia al cielo in segno di vittoria.

Il divieto di portare il pasto da casa è stato fin qui motivato con il rischio di consumare cibi meno sani rispetto a quelli serviti dalla mensa.

“Prendo atto che il tribunale di Torino ha respinto il reclamo del Miur, ma non esiste un ‘diritto costituzionale al panino’, prima vengono l’equità e la salute”, afferma l’assessore regionale alla Sanità, Antonio Saitta.

Contro la sentenza anche il presidente Sergio Chiamparino: “La Regione Piemonte ha già sottolineato in più occasioni il rischio che le sentenze della magistratura possano mettere in discussione l’universalità del servizio mensa e la funzione pedagogica, sociale e di educazione alimentare di cui è portatrice.”

Secondo la Coldiretti, invece, la “battaglia del panino” potrebbe portare a migliorare il rapporto qualità/prezzo delle mense scolastiche italiane.

“Non è un caso che l’83% degli italiani ritenga che le mense dovrebbero offrire cibi più sani per educare le nuove generazioni dal punto di vista alimentare”, puntando, ad esempio, su “cibi locali a chilometri 0 che valorizzano le realtà produttive locali e riducono i troppi passaggi intermedi dietro i quali più elevato è il rischio di frodi e sofisticazioni.”

Grande soddisfazione dal parte del Moige (Movimento Italiano Genitori), che vede in questa sentenza un’importante conquista per le famiglie italiane, che “potranno godere della libertà di scelta del pasto consumato dal proprio figlio”, ponendo così fine alla “schiavitù della mensa scolastica.”

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