Correre come gamberi consente di ottenere una serie di benefici e risultati in più.

Questo è quanto dimostrato da uno  studio italiano condotto dai ricercatori Giovanni Cavagna, Mario Legramandi e Antonio La Torre di Milano.

Infatti la corsa all’indietro non sovraccarica ginocchia ed articolazioni,  produce il 30% in più di dispendio energetico,  permette di sviluppare muscoli che di solito non vengono usati e porta benefici anche per chi pratica la corsa normale, poiché accentua la visione periferica.

«Basandoci sulla geometria delle leve – specifica Giovanni Cavagna, coordinatore dello studio – e osservando come la forza di frenata nella corsa in avanti sia superiore a quella sprigionata durante la spinta, abbiamo deciso di studiare il comportamento del muscolo in senso opposto, dove le leve agiscono al contrario. Si è visto come nella corsa all’indietro si ha maggior forza nella spinta e minore in quella di frenata con impatto positivo sulle articolazioni. Il muscolo è il motore, le leve la macchina. Nella corsa in avanti sono impegnati meno operai, cioè meno fibre muscolari, sottoposti a sforzi maggiori, con minor consumo e miglior rendimento, ma maggior probabilità che subiscano lesioni; viceversa in quella all’indietro, intervengono molte più fibre muscolari, sottoposte a sforzi minori, con maggior consumo e minor rendimento, ma minor probabilità che gli operai subiscano danni».

Accessorio  importante nel retrorunning sono le scarpe, le stesse della corsa tradizionale.  Occorre che siano s stabili, in grado di sostenere adeguatamente il piede e la caviglia.

 

 

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