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Che vuol dire essere razzista?

(di Bartolo Laface)

Il razzista italiano è una specie endemica nata e cresciuta in Italia, dapprima nel nord sotto la propaganda leghista, ma poi diffusasi su tutto il territorio nazionale. Nel nord Il nemico iniziale era rappresentato dai cosiddetti “terroni”, gli emigranti dal sud Italia. Con la globalizzazione e le connesse migrazioni dall’estero il nemico è cambiato diventando il nero africano. La crisi economica, la rabbia sociale e la propaganda di regime hanno spinto anche le popolazioni del sud, in genere accoglienti, su posizioni xenofobe del tutto estranee alla propria tradizione culturale.
Caratteristica peculiare del razzista italiano è la non consapevolezza di esserlo. Infatti le sue accuse cominciano sempre con la frase “Io non sono razzista ma…” Ed è proprio vero; non sa di esserlo perché semplicemente non sa, non conosce, è generalmente privo di cultura. Rientra in quel 30% di italiani che, secondo autorevoli studi, è incapace di comprendere un semplice testo scritto. Il razzista italiano adora chi parla alla sua pancia perché è l’unico linguaggio che comprende. L’élite al potere lo sa e lo asseconda, lo manipola e, così, costruisce le proprie carriere politiche ed economiche.

Razzismo in Italia

Il razzista italiano dev’essere pasciuto e preparato al futuro da riforme come la “buona scuola” che ha trasformato definitivamente l’istituzione scolastica in un’azienda. Il giovane non deve più sapere, deve saper fare. Chi sa, pensa, sa riflettere sui fatti, fare analisi sugli eventi e scelte ponderate; insomma è un potenziale resiliente al potere delle èlites. La scuola, invece, deve sfornare manovalanza a basso costo per le imprese, non più cittadini consapevoli!
Altra caratteristica del razzista italiano è la ricerca del capro espiatorio, una sorta di giustizia sommaria. Il suo (s)ragionamento è “ sto male, non ho un lavoro, non ho diritti: di chi è la colpa? Ma dell’africano naturalmente. Almeno così gli fanno credere mandando in tv le immagini di quattro ragazzetti di colore collcellulare in mano che osano anche fumare una sigaretta. Ecco che l’indignazione esplode: cos’è questa pacchia? Peccato che la stessa indignazione non arrivi quando le èlites in giacca e cravatta evadono il fisco per 200 miliardi all’anno o derubano e sperperano miliardi di denari pubblici che ci renderebbero ricchi.

Perchè nasce il razzismo

Il razzista italiano vuole sicurezza. Ancora s’indigna quando un delinquente africano stupra una donna ma se ogni giorno un marito italiano ammazza la moglie dice che lei, in fondo, se l’è cercata.
Col razzista italiano è impossibile comunicare. Quando provi a fare un ragionamento ti risponde con frasi del tipo “se ne devono andare a casa” o “ se stavano a casa loro non gli succedeva”. Dimenticano che 25 milioni di italiani sparsi nel mondo non sono potuti stare a casa loro.
Il razzista italiano non riesce a provare empatia. Intanto, non capisce il termine, quindi non usarlo. Se fai leva su sentimenti di umanità ti liquida dicendo che anche lui ha i suoi problemi e ben più gravi che lasciare un paese in guerra, traversare il deserto a piedi o il mare su un vecchio barcone.
Il razzista italiano non crede che esistano razze inferiori. Il suo convincimento è che la civiltà occidentale sia, però, superiore. Si sbaglia. Se gli occidentali non li avessero schiavizzati e derubati per secoli, gli africani sarebbero un popolo felice, quel tanto che la vita può concedere. Non conoscevano la schiavitù del lavoro salariato, hanno il senso della comunità, vivono secondo natura e la rispettano, non idolatrano il denaro, amano i piaceri. Loro si, avevano capito il senso della vita prima che irrompessimo noi.

Il razzista meridionale

Infine, il razzista meridionale, una bella novità nel panorama nazionale. La peculiarità di tale specie è la dimenticanza. Fino a ieri deriso e disprezzato, lui stesso vittima di offese da parte di politici nordisti, oggi strenuo sostenitore degli stessi. Dicono che se Salvini ieri l’altro inneggiava al Vesuvio forse non aveva tutti i torti, l’importante è che adesso mi levi dalle balle gli africani. Il razzista meridionale si vergogna di se stesso, delle proprie radici, del proprio fallimento, segue la bandiera dell’opportunismo: forse, è il peggiore di tutti.
L’obiezione che solleverete è: quindi ignori che ci sia un problema di gestione delle migrazioni e che sia necessario garantire sicurezza ai cittadini? Rispondo di no, non lo ignoro affatto. La politica, però, non faccia becera propaganda, non parli di pacchia, non irrida questi sventurati al fine di conquistare consenso elettorale, come stiamo vedendo in questi giorni. Ciò non fa altro che incattivire una popolazione già culturalmente povera e in crisi economica, creando un clima di odio. La politica operi, ma in silenzio. Affronti le questioni garantendo i diritti umani e il rispetto delle leggi internazionali.
Il resto è una questione di coscienza. Su questo fronte, la mia c’è l’ho a posto. Non so voi.

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