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Fabio Quagliarella, 34 anni, ha raccontato a Le Iene i motivi che lo hanno spinto a lasciare il Napoli nel 2010. Attualmente in forza alla Sampdoria dove gioca come attaccante, ha parlato, commuovendosi a tratti, di momenti davvero bui, facendo riferimento al processo per stalking che lo ha visto coinvolto come vittima. 

Un incubo durato sette anni

L’incubo di Fabio Quagliarella è durato ben sette anni. La causa? Un agente di polizia di nome Raffaele Piccolo, oggi agli arresti domiciliari, introdottosi nella sua vita come amico e diventato con il tempo uno stalker.

Secondo quanto raccontato dal calciatore a Giulio Golia, Piccolo si è presentato inizialmente come persona pronta ad aiutarlo nel risolvere un problema con il telefonino. In seguito ha cominciato a chiedere favori insistenti, fino ad arrivare a minacce rivolte all’ex gioiello del Napoli e alla sua famiglia.

Ogni volta che andavo a Napoli cercavo di camuffarmi

Sono forti le parole che Quagliarella ha detto alla Iena Giulio Golia nell’intervista andata in onda ieri. Il calciatore di Castellammare di Stabia ha infatti ricordato di essere stato per lungo tempo costretto a camuffarsi e a nascondersi e di non sentirsi libero di uscire con i propri amici ogni volta che tornava a Napoli.

Ha ovviamente fatto riferimento alle insinuazioni sulle sue frequentazioni camorristiche, arrivate anche all’orecchio dei vertici della società napoletana.

Menzogne che, assieme alle voci di pedofilia, fanno durare solo un anno l’avventura nel club per il quale aveva sempre sognato di giocare.

Fabio Quaglierella ha anche ricostruito il giorno in cui, poco prima di una partita in Svezia, è venuto a sapere di non poter giocare in quanto venduto alla Juventus.

L’attaccante ha detto di essersi più volte immaginato capitano del Napoli, affermando che, se non ci fosse stata la vicenda di Piccolo, oggi vestirebbe ancora la maglia partenopea.

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