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Un recente studio condotto da Orb Media, un’organizzazione specializzata in giornalismo d’inchiesta, ha messo in primo piano un allarme non da poco. Più dell’80% dei campioni di acqua potabile sono contaminati e contengono fibre di plastica.

Microplastiche negli alimenti

Le microplastiche sono agenti inquinanti che fanno parte da tempo della nostra vita quotidiana.

Le troviamo, purtroppo, nella quasi totalità dei fiumi e dei laghi, oltre che nel mare. Pensare che non siano presenti anche nell’acqua potabile corrente è una pure illusione.

La situazione fotografata dalla ricerca di Orb Media è molto grave e, per certi versi, “democratica”. Il livello d’inquinamento, infatti, cambia poco di Stato in Stato. 

Lo studio ha analizzato in totale 159 campioni. Il tasso di contaminazione più alto è stato trovato in quelli provenienti dagli USA. Le fibre di plastica, infatti, sono state trovate nell’acqua del rubinetto di alcuni edifici governativi e delle Trump Tower, simbolo dell’impero imprenditoriale del capo della Casa Bianca.

Le cose in Europa vanno leggermente meglio, ma non c’è certo da stare allegri. Il 72% dell’acqua che beviamo risulta infatti contaminato. 

Ogni 500 ml di acqua, ingeriamo circa 2 fibre di plastica, circa la metà rispetto agli USA. 

Dell’impatto sulla salute si sa ancora poco. Ecco perché, come spiegato da una studiosa attiva presso il Galway-Mayo Institute of Technology, è necessario agire tempestivamente.

Tra i principali motivi di preoccupazione troviamo le dimensioni delle particelle. Le analisi hanno individuato solamente quelle di dimensioni superiori ai 2,5 micron, 2500 volte circa più grandi di un nanometro.

Il problema è che anche le fibre di plastica nanometriche sono in grado di penetrare nei tessuti e nelle cellule, causando danni ancora non stimabili a livello medico.

Diversi studi, inoltre, hanno sottolineato che queste fibre di plastica possono amplificare l’azione di organismi patogeni già presenti negli scarichi.

Enzima mangia plastica che potrebbe salvare l’ambiente

Dei ricercatori britannici e americani, hanno scoperto un enzima mangia plastica. Questa grandiosa scoperta, potrebbe quindi essere la soluzione definitiva con il grosso problema dell’inquinamento, che da decenni affligge ormai il nostro pianeta.

Questa straordinaria creazione è avvenuta però quasi per caso. I ricercatori, stavano infatti studiando la struttura del PETase; un enzima che esiste già in natura e che è stato scoperto recentemente in Giappone, e che prolifera proprio tra i rifiuti di plastica.

Studiando questo microorganismo si è quindi scoperto che il suo metabolismo si è voluto in pochi anni, e adesso è capace di digerire la plastica di tipo PET, e mangiandola produce energia. 

Secondo quanto affermano gli esperti, il batterio ha origini recenti, e si sarebbe formato in un centro di riciclaggio. La plastica infatti, è stata inventata solo 40 dello scorso secolo. 

Combattere l’inquinamento

Questo batterio potrebbe davvero salvare il nostro pianeta dall’inquinamento dovuto alla plastica. Basti pensare che ogni anno finiscono nell’oceano più di otto milioni di tonnellate di plastica. 

Nonostante si cerchi di risolvere questo grave problema con il riciclaggio, ciò evidentemente non basta, perché il problema delle plastiche abbandonate resta comunque irrisolto. E purtroppo la plastica è un materiale che può resistere inalterato sul pianeta per centinaia d’anni. 

Gli scienziati vogliono eliminare una volta per tutte questo grave problema, e questi ricercatori hanno dato loro una grossa mano scoprendo casualmente questo enzima mangia plastica. 

Questo enzima creato artificialmente può infatti cominciare a mangiare e quindi distruggere la plastica già dopo pochi giorni, invece che dopo secoli come accade in natura. 

I ricercatori adesso vogliono migliorare le prestazioni dell’enzima, nella speranza che un giorno esso si possa utilizzare nei nei processi industriali di distruzione delle plastiche. 

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