Ripercorriamo le principali tappe della singolare carriera di Giuseppe Raimondo Vittorio Baudo, meglio noto come Pippo Baudo, un nome che suona ormai come sinonimo stesso di presentatore televisivo.

Nasce a Militello (Catania) il 7 giugno 1936 da padre avvocato e madre casalinga. Cresce in campagna e la sua passione per il palco lo porta, già all’età di 6 anni, ad interpretare a teatro il figlio di santa Rita da Cascia. A 12 anni suona il pianoforte e, non a caso, la sua prima apparizione in TV lo vede pianista nell’orchestra Moonlight durante il programma La Caravella dei successi.

 

Pippo Baudo: l’inizio della carriera

Nonostante la sua famiglia considerasse scandaloso entrare nel mondo dello spettacolo, Pippo Baudo aveva le idee chiare: tre giorni dopo aver ottenuto la laurea in Giurisprudenza, decise di partire per Roma dando retta alla sua vocazione. Qui, incontrò Antonello Falqui per un provino che gli affidò programmi minori.

La sua svolta avvenne nel 1967 quando il programma Settevoci che conduceva dovette sostituire Rin Tin Tin (non mandato in onda in tempo). Il successo di Pippo Baudo fu inaspettatamente grande, ma il conduttore continua tuttora a considerare la ‘chiamata’ di Mina a Studio Uno il primo indimenticabile momento della sua consacrazione.

Dal 1970 al 1987 ha messo a punto tutta una serie di successi: La freccia d’oro, Canzonissima, Senza rete, Spaccaquindici, Domenica in, Fantastico.

 

Baudo dalla Rai a Mediaset (e viceversa) 

Ad un certo punto della sua carriera, fu costretto ad uscire dalla Rai per passare a Mediaset dove condusse Festival e Tu come noi ricoprendo anche il ruolo di supervisore del settore Varietà di Canale 5.

Il passaggio dalla Rai a Mediaset (avvenuto per la modica somma di 50 miliardi di lire) di Pippo Baudo fu il risultato di un accordo tra Dc e Psi: la reazione dei colleghi a Mediaset non fu, però, delle migliori. Gli si scatenarono tutti contro (Costanzo, Corrado, Bongiorno, Antonio Ricci) e Baudo riuscì a reggere questa situazione un anno, prima di chiedere a Silvio Berlusconi di rompere il contratto. Nel 1988, Pippo Baudo si ritrovò senza lavoro.

Verso la fine dello stesso anno, torna alla Rai e, da quel momento, Biagio Agnes gli affida Serata d’onore (Raidue), Uno su cento (Raitre) ed una conduzione di Domenica In.

Riesce a recuperare la sua audience con Novecento, torna sul palco di Sanremo (2002-2003) e nel 2005 conduce Ieri, oggi e domani (2005) ottenendo un grande riscontro di pubblico.

Tra i programmi del 2000 che lo vedono presentatore su Rai 1 ricordiamo Gran Galà del Made in Italy (2009), Centocinquanta con Bruno Vespa (2011), Il viaggio su Rai 3 (2012-2013).

Nella stagione televisiva 2015/2016, rifiuta di condurre il DopoFestival e di prendere parte a L’isola dei famosi limitandosi ad intervenire come ospite in programmi come Ballarò e I fatti vostri.

 

Sanremo: i momenti memorabili con Pippo Baudo

Pippo Baudo detiene il record per le maggiori edizioni di Sanremo presentate, in assoluto: ne ha condotte 13 in totale superando anche Mike Bongiorno (11 edizioni).

Nel corso delle 13 edizioni, sul palco con Baudo ne sono successe di cotte e di crude: l’annuncio della morte di Claudio Villa (1987), l’intenzione di Cavallo Pazzo di lanciarsi dalla balconata dell’Ariston (1992), la protesta degli operai dell’Italsider (1984), Giuliano Ferrara che vuole tirargli uova marce e Fiorello che gli stringe i gioielli di famiglia a sorpresa (2002), il bacio in bocca della Littizzetto (2003).

A parte gli scherzi, non mancarono polemiche e contrasti: dopo l’edizione del 2007, Fabrizio Del Noce (direttore di Raiuno) espresse l’intenzione di licenziarlo per una critica di Pippo Baudo durante Quelli che il calcio rivolta a papa Benedetto XVI: lo accusò di aver parlato di tanti problemi e di non aver speso una sola parola per l’omicidio di Filippo Raciti e gli incidenti di Catania-Palermo. 

Pippo Baudo è tornato a Sanremo, nel 2013, nelle vesti di ospite per ricevere da Fazio il Premio città di Sanremo.

Riguardo a Sanremo ricordiamo un’idea di Baudo sulla canzone:

Per avere successo, le canzoni di Sanremo devono funzionare come suonerie telefoniche”.

 

Baudo Esperienze cinematografiche e teatrali

Pensando alla sua singolare esperienza televisiva, viene in mente un’altra delle migliori frasi di Pippo Baudo: “La televisione è come una spugna; raccoglie tutto ciò che c’è sul pavimento e, quando la spremi, ne fuoriesce il succo della società”.

La sua carriera spazia anche nel circuito teatrale e cinematografico.

Approda in teatro, per la prima volta, nel 1997 lavorando con Garinei e Giovannini nel musical L’uomo che inventò la televisione.

In ambito cinematografico, lo ricordiamo interprete nonché autore delle musiche di film come W le donne, Il suo nome è Donna Rosa, Zum Zum Zum la canzone che mi passa per la testa, Zum Zum Zum n.2, Alberto il Grande, Come inguaiammo il cinema italiano, La vera storia di Franco e Ciccio, Sono un fenomeno paranormale, F.F.S.S. cioè… che mi hai portato a fare sopra a Posillipo se non mi vuoi più bene?, L’esercito più pazzo del mondo.

 

Pippo Baudo vita privata

Da Angela Lippi, che Pippo Baudo ha sposato nel 1967, ha avuto la figlia Tiziana. Nel 2000, ha riconosciuto il figlio Alessandro Formosa nato nel 1962 da una relazione con Mirella Adinolfi.

Dopo una relazione con Alida Chelli e Adriana Russo, sposa nel 1986 Katia Ricciarelli separandosene, poi, legalmente nel 2004.

Ha affrontato con estremo coraggio un tumore alla gola per il quale ha subito più di un intervento.

Il suo sogno nel cassetto? Diventare un direttore d’orchestra.

Pippo Baudo ha provato ad impegnarsi in politica, precisamente nel 2001 per il partito Democrazia europea fondato da Giulio Andreotti e Sergio D’Antoni, ma, alla fine, ha concluso che essere democristiani “è un modo di intendere la vita, non appartenere ad un partito”. Ha appoggiato Veltroni nel 2008 e non nasconde di essere sempre stato di centrosinistra.

E’ religioso e lo è in modo pratico: per Pippo Baudo basterebbe il comandamento “ama il prossimo tuo come te stesso” per stare a posto con la coscienza, semplicemente.

Nel 2012, ha criticato aspramente il Vaticano al punto tale da ammettere: “La Chiesa è l’annullamento della democrazia. Bisognerebbe cacciare i mercanti dal tempio, invece stanno facendo in modo che se lo comprino”.

 

Dicono di lui

È l’Obi Wan Kenobi della televisione” (Simona Ventura).

“È conduttore televisivo per eccellenza, il personaggio che più di chiunque altro in Italia incarna l’idea della star televisiva, non più lontana e inafferrabile come quelle cinematografiche, ma vicina e a portata di mano” (Aldo Grasso).

Lo showman della tradizione, il superconduttore, l’organizzatore di un intrattenimento sempre sintonizzato sul penultimo paradigma del consenso popolare, senza squilli reazionari e senza strilli avanguardistici: classi medie, pubblico medio, sensibilità media. Perché Baudo è il centro. Culturale, politico, sociale” (Edmondo Berselli).

Dire che è un personaggio ‘popolare’ è dire poco. Oltre a ‘baudismo’, sui giornali si trova anche ‘pippobaudo’ scritto tutto attaccato e minuscolo. Dunque, si è fatto sostantivo, aggettivo, ufficio, funzione, finzione” (Filippo Ceccarelli).

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