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In Italia almeno 50mila bambini soffrono di paralisi cerebrale infantile, una malattia neurologica difficilmente diagnosticabile prima del parto, anche se esistono delle prevenzioni e degli esami specifici che la futura mamma può fare. I sintomi compaiono in genere entro i primi tre anni di vita del bambino, attualmente non esiste la possibilità di guarire ma attraverso una serie di attività motorie e con il trattamento farmacologico è possibile in qualche modo stabilizzare la vita quotidiana dei pazienti.

Paralisi cerebrale infantile, come si presenta e sintomi

Le statistiche attuali dicono che un bambino su 500 nati si ammala di paralisi cerebrale infantile e quelli più a rischio sono nati prematuri, specialmente se venuti al mondo prime delle 32 settimane di gestazione, così come i neonati sotto i 1500 grammi di peso. E almeno il 70% dei bambini malati ha già sviluppato il disturbo prima della nascita.
La paralisi cerebrale infantile è sostanzialmente un disturbo neurologico che limita in maniera seria e permanente le capacità motorie di chi ne viene colpito e anche lo sviluppo del suo tono muscolare. Vengono così modificati in peggio tutti i movimenti principali, a cominciare dalla postura, dalla posizione delle gambe e delle braccia, oltre alla capacità comunicativa e alla percezione degli spazi che il bambino ha attorno a lui.
Ma quando compaiono i sintomi? Non esiste una casistica valida per tutti, ma in genere nei primi 36 mesi di vita e non necessariamente si presentano su entrambi i lati del corpo. Questo dipende dall’importanza del danno cerebrale: se la malattia ha colpito entrambi gli emisferi cerebrali, ci saranno limitazioni evidenti ovunque, mentre se viene colpito solo un emisfero allora solo quel lato sarà colpito.
Le ricerche hanno dimostrato con certezza che la paralisi cerebrale infantile è un disturbo neurologico inguaribile ma non progressivo e quindi non destinato a peggiorare con il passare degli anni. Questo comunque non cancella il rischio di possibili complicanze dovute alla motricità compromessa e a tutto quello che ne deriva.
In generale i pazienti affetti da paralisi cerebrale infantile hanno sintomi comuni e altri specifici a seconda della loro età, di quando la malattia ha cominciato a a manifestarsi, delle funzioni che sono state compromesse.
Facendo un quadro dei sintomi, questi sono i principali:

  • Assenza di coordinazione motoria.
  • Tonicità muscolare ridotta con evidente ipotonia (massa muscolare indebolita).
  • Rigidità muscolare e delle articolazioni.
  • Spasticità muscolare, con riflessi tendinei accentuati.
  • Tremori evidenti alle mani o movimenti involontari.
  • Difficoltà nel camminare, con i piedi che non poggiano la pianta per terra.
  • Problemi di postura e deformazioni della colonna causati dallo scarso tono muscolare
  • Disturbi mentali e scarso apprendimento.
  • Deficit di vista e udito.
  • Problemi di linguaggio e nel parlare in modo chiaro
  • Difficoltà di masticazione e deglutizione
  • Continua bava dalla bocca.
  • Evidente ritardo nell’imparare ad impugnare oggetti e nell’alzarsi in piedi senza aiuti
  • Incontinenza urinaria.o la pianta per terra.
  • Problemi di postura e deformazioni della colonna causati dallo scarso tono muscolare
  • Disturbi mentali e scarso apprendimento.
  • Deficit di vista e udito.
  • Problemi di linguaggio e nel parlare in modo chiaro
  • Difficoltà di masticazione e deglutizione
  • Continua bava dalla bocca.
  • Evidente ritardo nell’imparare ad impugnare oggetti e nell’alzarsi in piedi senza aiuti
  • Incontinenza urinaria.

Principali cause paralisi cerebrale infantile

Sono diversi i motivi che provocano in un neonato o bambini piccolo la paralisi cerebrale infantile. Si tratta di una grave compromissione del cervello e delle sue funzioni principali che insorge sia prima della nascita che durante il parto o anche, come abbiamo spiegato, durante i primi tre anni di vita
Una delle cause più comuni è rappresentata da una possibile asfissia perinatale, cioé durante il parto, con conseguenze sofferenza del feto. In realtà però ce ne sono molte altre, come hanno evidenziato diverse ricerche mediche sulla materia.
Anzitutto una mutazione genetica che colpisce già in gravidanza uno o più geni del bambino legati allo sviluppo cerebrale. Ma anche un problema di salute della madre durante la gravidanza, come una banale un’infezione virale o batterica che viene trasmessa al feto, oppure il contatto seppure involontario con del materiale tossico, un problema alla tiroide e altro.
Più rari ma possibili, sono i rischi di ictus fetale, ossia un’interruzione del flusso di sangue al cervello del bambino sia prima che dopo la nascita. Allo stesso modo un’infezione fetale, che colpisce il cervello del bambino dopo la nascita, un ittero grave sempre dopo la nascita, in trauma cerebrale accidentale ai danni del bambino (coma la caduta dal seggiolino mente mangia o dal lettino mentre dorme.
Accanto a questi ci sono le tempistiche del parto. Sotto le 37 settimane, che rappresentano la scadenza quasi naturale, e in particolare prima della trentaduesima settimana il bambino è a rischio. Così come se meno meno di 1,5 kg o se è nato con parto podalico (con i piedi usciti prima della testa).
Ad incidere sulla paralisi cerebrale infantile possono essere anche malattia infettive contratte dalla mamma prima del parto, come la varicella, la rosolia, la toxoplasmosi, la sifilide, il citomegalovirus, oltre all’ipertensione arteriosa e ai problemi alla tiroide. A rischio sono anche i soggetti che soffrono di epilessia.

Diagnosi e cure per la paralisi cerebrale infantile

Se esiste il sospetto che il bambino possa essere stato colpito da paralisi cerebrale infantile, esistono diversi esami per dimostrarlo oppure escluderlo. Il primo controllo può essere fatto dal pediatra, ma poi servono analisi specifiche a cominciare da un esame neurologico completo.
Nel corso del primo esame obiettivo, il medico analizza la storia medica del paziente, sia prima della nascita che dopo considerando tutti i possibili fattori di rischio che abbiamo elencato in precedenza per capire se possano essere comparsi e quindi avere determinato un deficit. Successivamente però, in caso anche solo di sospetto, servono esami radiologici specifici.
In particolare per determinare la paralisi cerebrale infantile ci sono l’elettroencefalogramma che misura in maniera non invasiva l’attività elettrica cerebrale. Al neonato o bambino vengono applicati degli elettrodi sulla testa del paziente che determinano un tracciato cerebrale da analizzare. E ancora, la TAC (Tomografia assiale computerizzata) che evidenzia possibili compromissioni cerebrali, e la Risonanza magnetica nucleare, anche questa non invasiva, per mostrare i punti delle possibili anomalie cerebrali. Inoltre sono utili i classici esami di laboratorio a cominciare dai test genetici e da quelli del sangue.
Una volta determinata la paralisi cerebrale infantile, si passa al trattamento. Quello chirurgico è un caso estremo, applicabile quando è compromessa in maniera grave la motricità degli arti. In quel caso si ricorre all’ortopedico infantile per correggere le deformità articolari oppure per tagliare i nervi che controllano i muscoli scheletrici.
Più normalmente la paralisi viene trattata con farmaci che dipendono dalla gravità della malattia e dagli organi compromessi. In caso di spasmi solo in una zona del corpo può essere prescritto un trattamento a base di botox. Altrimenti a base di Diazepamm, Dantrolene e Baclofene che hanno però diversi effetti collaterali.
Molto efficace è la fisioterapia, per migliorare la forza e l’elasticità dei muscoli, la mobilità articolare e la coordinazione motoria. Allo stesso modo la logopedia, per la rieducazione del linguaggio e dei movimenti della bocca.
Infine, anche se la paralisi cerebrale infantile non si può prevenire, sono riducibili le situazioni di rischio. Ogni donna dovrebbe, anche quando non è ancora incinta, vaccinarsi contro le infezioni, e quando è in gravidanza sottoporsi a controlli medici regolari soprattutto se presenza le situazioni di rischio di cui abbiamo parlato.

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