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Pope Francis waves as he leaves at the end of his weekly general audience in St. Peter's Square at the Vatican, Wednesday, Feb. 5, 2014. A U.N. human rights committee denounced the Vatican on Wednesday for ìsystematicallyî adopting policies that allowed priests to rape and molest tens of thousands of children over decades, and urged it to open its files on the pedophiles and the bishops who concealed their crimes. (AP Photo/Alessandra Tarantino)

Avrete letto che Papa Francesco è stato in visita a Prato e Firenze. Ha celebrato la messa allo stadio di Firenze, il Franchi, e poi è ripartito per la Santa Sede.
In poche righe ho descritto quello che invece, operativamente parlando, è stato un massiccio impegno per la sicurezza.
Quando una personalità si sposta e partecipa ad un evento pubblico, non parliamo poi del Papa, una delle massime in ambito mondiale, c’è una complessa struttura che si mette in moto.

I responsabili della sicurezza, in questo caso vaticana, si raccordano con i responsabili centrali (ministro, capo della Polizia ecc…) e locali (prefetto, sindaco e questore) per concordare tutte le strategie relative al percorso e ai luoghi dove si terranno gli incontri.

Immaginate quante persone, inclusi i cani, sono state coinvolte nelle “bonifiche” per ispezionare prima e sigillare poi tutti i tombini delle vie interessate dal corteo papale, sia a piedi che con la “papa mobile”.

Sono stati portati via tutti i cassonetti perché, come i tombini, possono essere nascondigli ideali per materiale esplosivo ed ecco perché con i cani antiesplosivo si ispezionano tutti gli spazi (incluse le cassette dei contatori) nei luoghi interessati e tra questi stavolta c’era anche lo Stadio.
Considerate ora quanti possibili nascondigli sono stati setacciati. Poi si sono scelti con cura i posti più idonei per i tiratori scelti, facendo quindi attenzione che fossero dotati di buona visuale, di spazio per l’arma lunga, e che offrissero la garanzia di un lungo raggio di protezione per il Santo Padre.
In contemporanea ci sono stati controlli e continui monitoraggi degli specialisti della Digos su personaggi ritenuti “rischiosi” perché sospettati di essere simpatizzanti dell’area islamica più estrema.

Il controllo serrato è stato attuato anche sul web dove si sono tenuti d’occhio quei siti che inneggiano alle attività dell’Isis, o comunque agli estremisti islamici o anarchici.

Il tutto supportato anche dall’intelligence.
Basta cosi?

No perché la questura ha fatto gli straordinari non solo il giorno della visita del Papa ma anche nei giorni precedenti, impiegando le volanti in un lavoro di setacciamento dei quartieri interessati, divisi per zone di attenzione e rinforzando il numero degli equipaggi di turno.
A dar man forte anche le Unità Operative di Pronto Impiego volute dai vertici del Viminale per il contrasto delle cellule operative del terrorismo islamico.
Tutto alla fine è andato per il meglio e magari qualcuno dirà che è stata anche fortuna. Va bene, ce ne sarà stata anche un pizzico ma abbiamo saputo meritarcela

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