Affranta e disperata, una famiglia dell’Oregon ha trovato un metodo alternativo per contenere l’ira autodistruttiva del proprio bambino, gravemente autistico.

Non sapendo più cosa fare, hanno deciso di ricorrere ad un trattamento non convenzionale, a base di marijuana medica. Molte sono state le polemiche, ma sembra essere stata l’unica cura a dargli sollievo, spiega l’ Huffington Post.

Sclerosi Tuberosa

Alex Echols,  bambino di 11 anni, è affetto da sclerosi tuberosa una rara malattia genetica (conosciuta anche come sindrome di Bourneville-Pringle) che provoca  la crescita di tumori non maligni in diversi organi del corpo.  Alex soffre di convulsioni debilitanti ed è in pericolo per la sua furia auto-diretta. Il padre del bimbo,  Jeremy Echols, nel suo blog spiega la violenza di Alex, spesso salvato dai genitori stessi mentre sbatteva la testa contro il muro o prendeva a  schiaffi il suo stesso volto, fino a farlo sanguinare.

Ha spiegato inoltre di aver provato ogni trattamento convenzionale, prima di decidere di ricorrere all’uso della marijuana medica. “Abbiamo provato diversi farmaci consigliati dallo psichiatra, o lo sport. Abbiamo utilizzato anche una speciale ‘camera sensoriale’ allestita nel garage, o con le tecniche di comunicazione. Ma non c’era nulla da fare, Alex continuava con i comportamenti violenti”. 

Marijuana terapeutica

Dopo l’approvazione di un medico per questo trattamento, ci sono stati dei miglioramenti: “I risultati sono stati veramente sorprendenti”, ha spiegato il padre .Le sue mani erano il suo nemico fino a poco tempo fa, ma adesso ha cominciato a sorridere, senza essere un pericolo per se stesso”.

Non mancano però gli ostacoli. Infatti la casa famiglia dove Alex viene ospitato si rifiuta di somministrare la marijuana così i suoi genitori sono costretti a portarlo fuori dalla struttura  tre volte a settimana.  Molte le critiche per loro che però hanno insistito spiegando come i rischi potenziali siano di gran lunga inferiori rispetto ai benefici sulla salute del bambino.

New York: prima farmacia che vende marijuana terapeutica

Anche New York avrà la sua prima farmacia addetta alla vendita di marijuana a scopo terapeutico. Non si tratta della prima città americana ad accogliere questo tipo di negozio, anche altre metropoli, come Washington, stanno già sperimentando la vendita della cannabis per alleviare il dolore di pazienti affetti da cancro allo stadio terminale, Aids e altre malattie, come l’epilessia e il morbo di Parkinson.

La marijuana, come stabilito dal cosiddetto Compassionate Care Act, approvato circa due anni fa dal governatore Andrew Cuomo, può essere venduta sotto forma di capsule, liquidi o come preparati da inalare a pazienti muniti di apposita certificazione, mentre è proibito l’uso della marijuana per fini non terapeutici (sia quella da fumare che quella commestibile), così come vige il divieto per la coltivazione di piante da parte degli stessi malati.

Sono cinque le aziende che possono distribuire farmaci a base di cannabis: Empire State Health Solutions, Etain, Bloomfield Industries, PharmaCannis e Hunts Point.

Prima di ottenere i farmaci è necessario superare accurati controlli di sicurezza, accertamenti che riguardano anche i medici. È infatti previsto un corso di formazione obbligatorio, senza il quale i dottori non possono prescrivere la marijuana terapeutica, requisito non richiesto in altri ambiti.

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