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Non c’è un movente per l’omicidio di Stefano Leo, il 33enne commesso accoltellato a morte sulle sponde del Po a Torino il 23 febbraio scorso. In compenso però la spiegazione di Said Machaouat, il 27enne che domenica 31 marzo si è consegnato ai carabinieri del capoluogo piemontese è devastante: l’ha ucciso perché l’ha visto felice.

Il presunto omicida lo ha confessato nel primo interrogatorio davanti ai pm torinesi come ha raccontato il procuratore Paolo Borgna. Quella mattina il 27enne di origine marocchina, anche se con cittadinanza italiana perché arrivato nel nostro Paese da piccolo, si era appostato ai Murazzi con la precisa intenzione di uccidere qualcuno e così ha scelto Stefano “perché fra tutti quelli che avevo visto passare mi sembrava felice”.

L’uomo era seguito dai servizi sociali da quattro anni, dopo la separazione dalla moglie e dai figli che gli aveva provocato un profondo stato di depressione. Prima però era stato anche condannato per maltrattamenti in famiglia e per questo non si era più potuto avvicinare al figlio e all’ex compagna. Inoltre da tempo aveva perso il suo lavoro come cuoco e senza uno stipendio fisso era finito a vivere per strada.

Una frustrazione aumentata dal fatto che la sua ex moglie aveva trovato un nuovo compagno e che adesso quel bambino chiamava papà un altro. E così quel sabato mattina ha deciso di vendicarsi, ma sulla persona sbagliata perché scelta a caso. Ha visto passare Stefano, che come ogni giorno stava andando a piedi sul posto di lavoro in pieno centro, e lo ha accoltellato perché come ha confessato voleva uccidere un ragazzo come lui, togliergli improvvisamente tutte le speranze e le prospettive di vita, togliergli anche l’affetto dei parenti. Lui sembrava felice e così lo ha colpito.

Un movente terribile per quanto banale, ma la sua confessione viene ritenuta attendibile da parte degli inquirenti e quindi il caso è da considerare chiuso.

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