L’olio di palma è un grasso vegetale  a basso costo usato da parte dell’industria alimentare per via della sua consistenza solida o semisolida, utile nella lavorazione dei prodotti che lo contengono.

Si trova nei cibi confezionati e spesso è nascosto dietro la dicitura in etichetta di “oli vegetali”.

Purtroppo la sua presenza all’interno  degli ingredienti riportati sulle confezioni  non è obbligatoria.

L’olio di palma è presente in tantissimi alimenti acquistati nei supermercati.

In particolare nei prodotti da forno come biscotti, pane confezionato, crackers, grissini , ma anche in  creme spalmabili, patatine fritte e condimenti come le margarine.

Ha un contenuto di grassi saturi tanto elevato da avere spinto l’Organizzazione Mondiale della Sanità ad affermare come esso possa costituire un fattore di incremento del rischio per le  malattie cardiovascolari.

Nel caso specifico di quest’olio sotto accusa è un acido grasso saturo denominato acido palmitico e caratterizzato dalla presenza di 16 atomi di carbonio.

Questo tipo di grasso è in grado di agire aumentando i livelli del colesterolo ed innalzando i rischi di coronopatia, secondo quanto rilevato da studi scientifici.

Inoltre l’ elevato contenuto di grassi saturi può raggiungere il 50% nell’olio di palma derivato dai frutti e ben l’80% nell’olio di palma derivato dai semi.

Evitarlo non rappresenta unicamente una questione di salvaguardia della salute, ma anche di rispetto dell’ambiente.

La produzione di olio di palma è infatti causa di deforestazione e di distruzione degli habitat naturali di luoghi come Indonesia, Malesia, Uganda e Costa d’Avorio.

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