La legge sul divorzio breve riduce i tempi per depositare la domanda di divorzio (dodici mesi se trattasi di separazione giudiziale e sei in caso di separazione consensuale).

La legge contempla, altresì, l’anticipazione dello scioglimento della comunione legale dei beni al momento della sottoscrizione del verbale omologato, in caso di separazione consensuale, o dall’autorizzazione a vivere separati, in caso di separazione giudiziale.

La circolare numero 6 del 2015 del Ministero dell’Interno, ha precisato che l’articolo 12 del D.L. 132/2014 “Separazione consensuale, richiesta congiunta di scioglimento o di cessazione degli effetti civili del matrimonio e modifica delle condizioni di separazione o di divorzio innanzi all’ufficiale dello stato civile”, nel vietare che l’accordo possa contenere patti di trasferimento patrimoniali, si riferisce, solo agli accordi produttivi di effetti traslativi di diritti reali.

E’ pertanto ammissibile l’inserimento di una disposizione che preveda la corresponsione a favore di uno dei coniugi di un assegno divorzile . Viene invece ribadito il divieto di corresponsione di un importo una tantum, trattandosi di attribuzione di tipo patrimoniale.

Il Ministero ha altresì chiarito come si calcolano i sei mesi di attesa prima di presentare la domanda di divorzio nel caso delle procedure alternative al giudizio.

Per il divorzio breve il termine decorre dalla comparizione dinanzi al giudice per l‘udienza presidenziale.
Per la negoziazione assistita, invece, gli effetti della separazione decorrono dalla data degli accordi, annotata dall’ufficiale di stato civile; nella procedura di fronte al Sindaco la separazione decorre dalla stipula dell’accordo e non dalla conferma (circolare 19/2014).

Matteo Santini.

PRIMO DIVORZIO LAMPO IN VENETO

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