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Sandra, una donna di poco più di quarant’anni, ha raccontato al Bild la sua tragica esperienza. Violentata e rimasta incinta del suo stupratore, non ha abortito e oggi quel figlio, nato da un episodio così brutale, è la gioia della sua vita. Poteva odiarlo, vederlo ogni giorno poteva significare rivivere quei terribili momenti, poteva arrivare a odiarlo, e invece no, Sandra ama il suo Roman, ama il suo sorriso, ed lì la chiave di tutto: quel sorriso è capace di dissipare il dolore legato al passato.

Mi ero separata da mio marito da poco, e una sera andai ad una festa di amici – racconta Sandra – Avevo conosciuto una persona, che mi piaceva. L’avevo invitato a casa, ma dopo le prime effusioni gli avevo detto che non volevo dormire con lui. Lui è come impazzito, e dopo essersi messo a letto si è precipitato in camera mia, e mi ha violentata. Ero paralizzata mentre lo faceva.”

L’avvocato le consigliò di evitare una denuncia dal momento che non poteva provare lo stupro e in più, il fatto di aver invitato lei volontariamente quella persona a casa sua, riduceva praticamente a zero le possibilità di vincere la causa.

Lo stupratore ha però iniziato a tormentarla, la chiamava in continuazione minacciandola che se avesse denunciato l’accaduto le avrebbe ancora fatto del male. La polizia ha messo il suo telefono sotto controllo e così l’uomo è stato individuato e condannato per violenza sessuale.

Quella storia però non era ancora giunta all’epilogo perché poco dopo Sandra scoprì di essere rimasta incinta “Solo lui poteva essere il padre, ero sconvolta come se mi avessero colpita come una clava.”

Decise di tenere il bambino e non si è mai pentita di quella decisione “Mio figlio è il sole della mia vita. Che io riesca a sentirmi così per lui mi rende incredibilmente felice, perché ho la consapevolezza delle circostanze terribili del suo concepimento.”

Roman un giorno le chiese chi fosse suo padre, Sandra rispose così “Gli ho detto che una volta mi ha fatto molto male, e per timore che lo facesse anche a lui l’ho allontanato dalla mia vita.”

Quella volta Roman sorrise a sua madre “Mi sono commossa vedendo la felicità sul viso di mio figlio.”

Madonna la cantante è stata stuprata

Nella sua lunga carriera questa trasmissione ha visto più volte Madonna come sua ospite.

Come sempre, anche questa volta sono stati toccati temi importanti. Madonna infatti ha ricordato i suoi primi giorni a New York e la violenza sessuale subita quando era solo una diciannovenne.

Lo scandalo che è scoppiato subito dopo è stato causato da una frase pronunciata dall’attrice nell’intervista: “Non vale la pena denunciare la violenza sessuale. È troppo umiliante”.

Questa frase però è stata decontestualizzata. La cantante infatti, stava parlando della sua esperienza, di come lei si sentisse dopo essere stata violentata e di come lei avesse reagito.

Quello che ha scandalizzato molti è stato il fatto che dopo anni lei fosse ancora ferma sulla sua posizione.

Ora voglio un attimo portare tutti quelli che sono stati ben lieti di puntare il dito sull’artista a riflettere un attimo.

È vero che non denunciare uno stupro è una cosa stupida, è vero che così si favoriscono solamente gli stupratori, ma è anche vero che per denunciare uno stupro bisogna avere un gran coraggio. Non tutte le donne, né tutti gli uomini (perché ricordiamolo, non solo le donne sono soggette a stupro) hanno il coraggio di denunciare ciò che hanno subito. Un po’ per paura, perché molte violenze avvengono all’interno delle mura di casa, un po’ per vergogna, perché ci si sente violate e sporche, come se ci fossero delle macchie sul nostro corpo che in nessun modo riusciamo a lavare, un po’ per non voler rivivere quegli attimi che nel momento in cui vengono vissuti diventano gli istanti più brutti di un’intera vita. Altre volte uno stupro non viene denunciato semplicemente perché si è convinti di non avere nulla da dire sull’aggressore, e che quindi nessuno sarebbe capace di ricondursi ad esso.

Tutte le donne vogliono essere coraggiose, senza paura e senza macchia. La realtà è che non tutte lo sono, e anche se pensano di esserlo, il conto dei fatti si fa solamente quando ci si trova in una situazione del genere, augurando a tutte di non dover passare mai per quest’inferno.

Quindi vi dico, prima di puntare il dito verso chi ha deciso di essere sincera, dicendo quello che pensa e raccontando la sua storia così com’è, senza abbellimenti, senza trucchi, puntate quel dito verso di voi e chiedetevi “Cosa avrei fatto io?”.

L’avete fatto? Bene.

Vi siete risposti che voi sicuramente avreste denunciato l’accaduto? Se il dieci per cento delle persone che hanno risposto così, al conto dei fatti, si comportasse in quel modo, mi stupirebbe.

Morale della favola: se non ci siete passati, non giudicate tanto in fretta.

 

9 COMMENTI

  1. POVERA STUPIDA…IL BAMBINO NON DOVEVA SAPERE NULLA DI TUTTO CIò, NON DOVEVA RACCONTARE NULLA AI MEDIA… CON QUESTA SUA CONFESSIONE HA TRAMANDATO ANCHE IL MALE DELLO STUPRO…CHE POVERA STUPIDA…. LA GIOIA DI SUO FIGLIO DOVEVA TENERLA TUTTA PER SE… DANDO ALLA LUCE IL BAMBINO INNOCENTE, HA OSCURATO ED UCCISO IL GESTO INUMANO DELLO STUPRO……. POTRò ANCHE PENSARLA MALE..MA NON VEDO ALTRE ALTERNATIVE IN QUESTO MONDO MERDOSO, DOVE VIENI MARCHIATO A VITA…

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