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Si è spento al Policlinico di Milano dove era ricoverato da diversi giorni in gravissime condizioni, purtroppo il cuore non ha retto e non ce l’ha fatta. L’ex procuratore capo di Milano Gerardo D’Ambrosio, 83 anni, se n’è andato così, dopo aver rappresentato per anni la magistratura italiana. Le sue condizioni di salute si erano aggravate, e l’insufficienza cardio-respiratoria ha causato il decesso. Già all’inizio degli anni ’90 era stato sottoposto ad un trapianto di cuore.

Tra le sue indagini più importanti ricordiamo il caso Tangentopoli, dove lavorò al fianco di Borrelli, Di Pietro, Davigo e Colombo. D’Ambrosio nacque nel 1930 a Caserta, si laureò con pieni voti in Giurisprudenza a Napoli presentando una tesi in diritto amministrativo. La sua carriera nella magistratura ebbe inizio nel 1957 quando arrivò a Milano e cominciò ad occuparsi dell’istruttoria sulla strage di Piazza Fontana e del caso della morte di Giuseppe Pinelli. Nel 1981 diviene sostituto procuratore generale e comincia ad occuparsi di vari processi per terrorismo e al caso della bancarotta del Banco Ambrosiano, tra i cui imputati ricordiamo Roberto Calvi.

Nel 1989 fu nominato Procuratore aggiunto di Milano e cominciò a dirigere il Dipartimento di criminalità organizzata e successivamente quello dei reati della Pubblica Amministrazione. Dal 1992 comincia ad occuparsi del processo Mani Pulite a fianco di Francesco Borrelli, Antonio Di Pietro e Davigo; negli anni dell’inchiest aTangentopoli tutti gli occhi sono puntati proprio sul palazzo di giustizia di Milano. Nel 1999 viene nominato Procuratore Capo della Procura della Repubblica di Milano e nel 2002 è costretto a lasciare per limite d’età, decide quindi di continuare nel campo della politica. Entra quindi a far parte dei Democratici di sinistra, e viene eletto nella Regione Lombardia. Alle elezioni del 2008 è confermato in qualità di Senatore del Pd.

In molti lo ricordano come una persona “dalle straordinarie qualità professionali ed umane”, anche il Presidente del Consiglio Matteo Renzi ha espresso  «Profondo cordoglio», ha dichiarato «La sua probità, il profilo asciutto e rigoroso, lo scrupolo da magistrato e da esponente delle istituzioni parlamentari sono una lezione quotidiana». Anche il sindaco di Milano Pisapia ricorda D’Ambrosio come «un amico, un grande uomo e uno dei simboli della Magistratura italiana. Un uomo cui la vita aveva concesso una seconda chance e che aveva saputo sfruttarla a beneficio della collettività, per decenni è stato un punto di riferimento della Magistratura operando sempre con professionalità e senso di giustizia.”

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