LINFEDEMA: UNA PATOLOGIA TUTT’ALTRO CHE RARA.

Colpisce moltissime donne, ma anche gli uomini possono esserne affetti. Oltre 300 milioni di casi nel mondo. A tu per tu con Corrado Cesare Campisi, tra i massimi esperti in materia.

Vi sono malattie di cui poco o niente si parla, ma che presentano numeri da capogiro per quante persone coinvolgono. Tra queste, un posto di primo piano spetta al linfedema: una patologia diffusissima nel mondo, ma altrettanto poco conosciuta. L’Italia, grazie a Genova, è il fiore all’occhiello mondiale nella cura di tale malattia.

Nel capoluogo ligure, infatti, è attivo dal lontano 1973 un polo interdisciplinare – universitario, accademico e ospedaliero – che, da quasi mezzo secolo, è universalmente riconosciuto come punto di riferimento assoluto nel Belpaese e a livello internazionale nello studio e nello sviluppo di avanguardistiche tecniche microchirurgiche capaci di affrontare in maniera ottimale la patologia, con risultati stabili e duraturi nel tempo.

Una struttura polifunzionale integrata, capace di trattare più di 500 pazienti l’anno, provenienti da ogni parte del mondo tra cui Serbia, Norvegia, Australia, Stati Uniti, Israele, Canada, Polonia, Cina, America Latina e Nuova Zelanda. Tutti Paesi in cui è riconosciuta la peculiare specificità del Centro ligure quale punto di riferimento mondiale anche per i Servizi Sanitari Nazionali di quegli Stati.

Sono parole del Dottor Corrado Cesare Campisi, Chirurgo Plastico di fama internazionale, nonché Responsabile della Chirurgia e Microchirurgia Linfatica presso ICLAS (Istituto Clinico Ligure di Alta Specialità, Rapallo, Genova), Salus Hospital (Reggio Emilia) e Maria Pia Hospital (Torino), tutte Strutture del Gruppo Villa Maria (GVM Care & Research), partner del Servizio Sanitario Nazionale e considerate, in merito, eccellenze all’avanguardia in Italia.

Insieme al Professor Corradino Campisi (Professore Ordinario di Chirurgia Generale presso l’Ospedale Policlinico San Martino di Genova, nonché Direttore dell’Unità Operativa Dipartimentale di Chirurgia dei Linfatici presso il Dipartimento di Chirurgia Generale, Specialistica ed Oncologica), costituiscono il binomio di eccellenza e riferimento insuperato in materia.

Buongiorno, Dottor Campisi. Quali, attualmente, i numeri del linfedema?

E’ una malattia diffusissima, sul pianeta ne soffre una persona su 20, vale a dire ben 300 milioni di soggetti. In Italia sono 40.000 i nuovi casi ogni anno, numeri sovrapponibili a quelli del carcinoma mammario. Senza contare i malati cronici che ne soffrono da diversi anni, che alcune stime riferiscono essere più di 2 milioni nel nostro Paese. L’incidenza all’estero, invece, è molto eterogenea e si riscontrano forti differenze tra Occidente e Oriente.

Cifre impressionanti, a ben guardare, ma di cui nessuno parla…

Numeri elevatissimi, certamente, persino a quelli del carcinoma mammario. Il linfedema è uno dei problemi di salute più sottostimati al mondo: l’informazione – sia di settore, che propriamente generalista – è scarsa e spesso incompleta, le cure proposte frequentemente limitate, i pazienti affetti sempre più scoraggiati. Per questo motivo è nato il sito www.chirurgiadeilinfatici.it, il portale di riferimento in Italia per chi voglia sempre essere aggiornato in merito alla corretta cura della patologia.

Chi colpisce, principalmente, il linfedema?

In principal modo le donne, ma vi è un buon numero di pazienti anche tra gli uomini. Va ribadito, altresì, che si tratta di una patologia diffusa, a volte congenita (può manifestarsi anche talvolta in seno a origini genetiche) o primaria: ovvero, casi clinici non legati alla chirurgia, dipendenti invece dalla predisposizione naturale del soggetto. Si parla inoltre di linfedema primario precoce, se insorge prima del 35° anno di età: di linfedema primario tardivo, invece, se sopravviene dopo. Frequentemente, però, la patologia si rivela essere conseguenza diretta della chirurgia oncologica, e perciò detta ‘secondaria’.

Quindi, il linfedema può svilupparsi anche in conseguenza di un tumore?

Nei paesi occidentali, sappiamo che il tumore è una tra le maggiori cause di morte e che esso necessita, ovviamente, di un trattamento. Spesso durante tali terapie oncologiche possono essere necessarie delle asportazioni linfonodali: ad esempio, dalle stazioni ascellari, inguinali o sovra-inguinali e pelviche. Sono proprio gli esiti di questa chirurgia a condurre, potenzialmente, all’insorgenza di un linfedema.

Quali, Dottor Campisi, i principali sintomi?

I pazienti affetti manifestano l’ingrossamento smodato e sproporzionato degli arti superiori e inferiori, generato da un accumulo anomalo di linfa nei tessuti, con pesanti conseguenze infiammatorie, infettive, funzionali ed estetiche. Vale a dire, un gonfiore alla caviglia, al piede o alla mano. Spesso, con il trascorrere del tempo, la parte gonfia si indurisce, si espande, provocando fastidio e dolore: e, soprattutto, il problema persiste, causando notevoli problemi funzionali e altrettanto grave invalidità manifesta in chi ne è affetto.

Come uscirne, dunque?

Alla base della corretta cura di tale patologia vi è, in primis, un corretto inquadramento, integrato dall’esperienza che è necessario acquisire nel suo trattamento: ancora oggi non è infrequente rilevare che il linfedema non venga correttamente identificato, a fronte di un crescente e legittimo desiderio di salute del paziente affetto.

Quale, dunque, il rischio?

Talvolta, invece, alcuni Centri italiani, che trattano la patologia dall’esclusivo punto di vista riabilitativo, consigliano al paziente di ricorrere ad elasto-compressione o a trattamenti fisici come il linfodrenaggio: metodi atti a fornire sollievo, certamente, ma solo temporaneo, essendo rimedi sintomatologici. La cronicizzazione del linfedema resta, nel nostro Paese, uno degli scogli più diffusi e dannosi – anche in termini di spesa sanitaria – ai fini del totale recupero funzionale del paziente. Che, se preso in tempo, può invece guarire completamente.

Quali, oggi i rimedi di ultima generazione nella cura della patologia?

Presso il Centro Genovese è disponibile un particolare e innovativo tipo di tecnica microchirurgica unica al mondo – e, proprio per questo, presa a riferimento – che permette, con un’unica piccola incisione in sede inguinale (per il linfedema dell’arto inferiore) o in sede brachiale (per il linfedema dell’arto superiore), di gestire con estrema duttilità sia il sistema linfatico superficiale che quello profondo.

Quali, Dottor Campisi, i risultati ottenuti con l’applicazione di tale protocollo?

Grazie a tal specifico trattamento microchirurgico proposto in esclusiva dal Centro genovese negli stadi precoci della malattia si ha una riduzione media dell’eccesso di volume pre-operatorio superiore al 90%, con una ripresa rapida da parte del paziente delle normali attività quotidiane. Ottimi risultati che permettono di ridurre progressivamente – e poi sospendere – la necessità di terapie medico-fisico e riabilitative, compreso l’impiego del tutore elasto-compressivo.

Oggi, Dottor Campisi, dal linfedema, è possibile guarire?

Se diagnosticato in tempo, assolutamente sì! E vi sono degli ottimi risultati anche nei casi avanzati. A prescindere dalla gravità del proprio linfedema, il consiglio perennemente valido è quello di tentare sempre un incontro con un chirurgo esperto in questo settore. Nelle fasi precoci, infatti, il tempismo diagnostico può addirittura risparmiare il successivo trattamento! Altrettanto rilevante, inoltre, quasi quanto i trattamenti stessi, è che un paziente, anche in stato avanzato, non si senta perso: si può sempre ottenere un buon risultato, e le percentuali di miglioramento sono altissime, anche se il percorso sarà magari più lungo.

Importante, dunque, sensibilizzare al meglio l’opinione pubblica in tal senso.

Un’attenzione sanitaria particolare riguarda i medici di famiglia, cui si richiede una maggiore ve proficua collaborazione con il chirurgo specialista, proprio per poter discriminare un problema da un altro, e indirizzare così al meglio il dato paziente verso la miglior cura possibile.

 

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