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Il libro del figlio di Totò Riina

Si intitola “Riina. Family Life” il libro scritto dal figlio di Totò Riina, Giuseppe Salvatore, dal 6 aprile nelle librerie.

Nelle pagine si racconta la vita di una famiglia, ma non una famiglia qualunque. Non un padre qualunque. Un padre mafioso. Un padre, capo di Cosa Nostra, in carcere dal 1993, condannato all’ergastolo per, tra le varie accuse, l’omicidio di Salvo Lima, politico democristiano ucciso per non aver saputo “aggiustare” il maxiprocesso alla mafia; la strage di Capaci, in cui persero la vita Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e la scorta; la strage di via D’Amelio, in cui morirono il giudice Paolo Borsellino e cinque dei suoi uomini di scorta.

La vita di una famiglia narrata attraverso gli occhi di un figlio. Ma non un figlio qualunque. Un figlio, 39 anni a maggio, condannato a 8 anni e 10 mesi per associazione mafiosa, pena interamente scontata ma con divieto di lasciare la provincia e di uscire dalle 22 alle 6 (vive a Padova, ndr).

Ma di tutto questo non vi è menzione nel libro. Salvo Riina, intervistato da Bruno Vespa a “Porta a Porta”, scatenando una valanga di polemiche, non parla di Lima, Falcone, Borsellino e di tutte le altre vittime. Quello descritto nel libro è un quadretto familiare ben lontano dalle aule dei tribunali.

“Ho scritto il libro non per dare conto delle condanne subite da mio padre, anche perché sarebbe inutile. A me interessava far capire che esiste ed è esistita una famiglia che non aveva niente a che fare coi processi e quello che succedeva fuori, e che nessuno conosce anche se tutti pensano di poterla giudicare”, afferma Riina jr al Corriere della Sera.

Un racconto asciutto ma ricco di dettagli sulla vita fra le mura domestiche della famiglia di un latitante. Continui cambi di case, bambini impossibilitati ad andare a scuola, niente amici in casa né visite altrove. Totò Riina viene descritto come un padre amorevole e premuroso. “Io sono orgoglioso di Totò Riina come uomo, non come capo della mafia. Io di mafia non parlo. Io rispetto mio padre perché non mi ha fatto mai mancare niente, principalmente l’amore. Il resto l’hanno scritto i giudici, e io non me ne occupo.”

Una famiglia che è stata felice, dice, fino al giorno dell’arresto. “È dal gennaio del 1993 che non faccio una carezza a mio padre, e così le mie sorelle e mia madre.”

Riina familylife

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