CONDIVIDI

Sembra essere tornati agli anni ’40 quando gli italiani facevano le valigie di cartone per andare a trovar fortuna. Oggi moltissimi giovani emigrano per trovare lavoro e sperare in una vita migliore.

A fronte dell’emergenza immigrazione che ,oltre al nostro paese colpisce anche il resto d’Europa, sono emersi alcuni dati rilevanti per quel che riguarda la partenza degli italiani.

L’ultimo rapporto della Fondazione Migrantes sugli italiani del mondo, riportato da un recente articolo sul quotidiano La Stampa focalizza questa situazione:

per ogni straniero approdato in Italia nel 2014 ci sono 3 nostri connazionali che lasciano l’Italia alla ricerca di un futuro migliore altrove.

In particolare questa vera e propria “fuga” riguarda gli uomini (56%), non sposati (59,1%), tra i 18 e i 34 anni (35,8%); le donne invece sono il 48,1%, i minori il 15,2% e gli over 65 il 19,9%. La zona dell’Italia che registra le maggiori partenze è il settentrione con in pole position regioni come Lombardia e Veneto tra le quali, al secondo posto di questa particolare classifica, si colloca la Sicilia.

Paesi europei con più lavoro

Il rapporto stila anche una lista di mete.

Quali sono le più gettonate dagli italiani? Le preferenze restano gli altri paesi europei e gli Stati Uniti, ma oltre a Germania, Svizzera, Francia e Gran Bretagna emergono anche altri paesi fino ad ora poco considerati.

Tra le mete che nell’ultimo periodo hanno attirato ingegneri e profili altamente qualificati emergono Emirati Arabi e Cina.

In merito queste partenze la Fondazione Migrantes fa un’ulteriore precisazione: non si deve infatti considerare solo il fenomeno dei “cervelli in fuga” poiché le partenze riguardano anche gli over 40 attualmente disoccupati e con poche chances di lavoro in Italia. In questo caso la metà di quelli che partono trova occupazione nei bar di Barcellona, nelle fabbriche tedesche o in attività artigianali in Gran Bretagna.

Crisi: il 2013 è stato l’anno peggiore 

Secondo gli ultimi dati diffusi dall’Ansa e dal Cerved il 2013 sarebbe stato per l’Italia l’anno peggiore per quanto riguarda la crisi economica. Moltissime le attività che sono state costrette a chiudere i battenti, fallimenti, procedure non fallimentari e liquidazioni volontarie hanno superato tutte le cifre degli anni passati. Si contano infatti più di 111 mila chiusure aziendali, oltre il 7% in più rispetto al 2012; molto male il settore industriale specialmente nel Nord Est.

Anche se nel 2012 si erano intravisti piccoli segni di ripresa dell’industria, i fallimenti del 2013 sono aumentati sempre di più, arrivando quasi a quota 14mila, ovvero il 12% in più rispetto al 2012. Sempre nel 2013 infatti si contano circa 3 mila procedure concorsuali non fallimentari (tali cifre non si raggiungevano da oltre un decennio) che secondo l’amministratore delegato del Cerved Gianandrea De bernardis, sarebbero dovute all’introduzione del cosiddetto “concordato in bianco”, procedura che consente alle imprese di bloccare in tempo le azioni esecutive dei creditori in attesa di preparare un piano di risanamento.

Sempre nel 2013 è stato toccato il picco massimo anche per quanto riguarda le liquidazioni volontarie: 94mila aziende hanno cessato così la loro attività, il 6% in più rispetto all’anno precedente. In particolare i fallimenti si sono propagati velocemente in Emilia Romagna, Trentino, Veneto e Friuli, con aumenti dal 14% al 25%. Situazione disastrosa nel Mezzogiorno, con aumenti del 27% e nel Nord Est dove i fallimenti nel 2013 hanno superato quota 4mila.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.