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Mosse e contromosse.

Questa è la guerra.

Noi bombardiamo loro e loro bombardano noi.

Crediamo di poter dormire sonni tranquilli nei nostri letti, mentre i soldati si occupano di ciò che secondo i Governi va fatto, ma non è così.

Quando è guerra, purtroppo, è guerra per tutti. Quando la guerra la fa il Governo, che sia Inglese, Francese o Italiano, parla a nome dello Stato e lo Stato è fatto da noi, dai cittadini.

Cittadini ignari, cittadini burattini, cittadini che credono ciecamente alle strisce di notizie dei telegiornali.

Ieri la tragedia è stata immane, una tragedia che ci ha toccati da vicino, che ci ha fatto vedere le conseguenze di ciò che sta accadendo.

La Francia è la nostra vicina di casa e l’ISIS ieri ha annunciato che colpirà anche Roma, Washington e Londra.

Il prossimo bersaglio è il cuore del nostro Paese.

Impotenti, guardiamo le scene della tragedia di ieri, udiamo gli spari, vediamo cadaveri a terra a cui nessuno presta attenzione e ci diciamo “Avremmo potuto essere noi”.

Sì, perché è questo che fa il terrore: si insinua nella mente e ti paralizza. Ancora di più questo terrore generalizzato, che non colpisce obiettivi precisi, che mina le fondamenta di una società toccando la popolazione innocente, la popolazione che non sa, la popolazione che subisce.

Oggi le strade di Parigi sono deserte, o quasi.

Parigi è immobile, non reagisce come l’ultima volta. Il colpo più forte è più difficile da assorbire e contrastare.

Parigi è stanca, ferita ma pronta a combattere, pronta a rifarsi delle perdite subite.

L’aria che si respira oggi è esattamente quella che si respirava il 12 settembre 2001, quando tutta la polvere si era depositata al suolo. Nazioni intere sul piede di guerra, accecate dal colpo inferto loro, che pensano alla strategia migliore per attaccare i loro invasori.

Se ci fermassimo a chiederci “Chi ha venduto le armi ai terroristi?” “Chi finanzia la guerra?” probabilmente dovremmo girare il dito contro noi stessi che, come nazione, finanziamo l’orrore di quello che è accaduto ieri.

Le parole che il premier Matteo Renzi ha pubblicato oggi su Facebook sono belle, toccanti ma inutili.

Un discorso vuoto fatto di tante parole che non portano a nulla. Nessuno ha il coraggio di dire cosa noi abbiamo fatto, cosa lo Stato ha fatto.

Ancora una volta siamo inermi davanti alla disinformazione. Ancora una volta ci considerano burattini.

Mi domando quando tutto questo finirà, quando sapremo davvero cosa succede, quando saremo davvero artefici del nostro destino.

Parigi rialzati.

Italia stai all’erta ma soprattutto… apri gli occhi.

Perché noi non siamo Charlie, noi non siamo Parigi, noi siamo l’Italia e dobbiamo iniziare a prenderci le responsabilità riguardo ciò che siamo e ciò che facciamo.

 

Caterina Perilli

 

 

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