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Colpito aeroporto Ataturk

36 morti e 147 feriti: è il bilancio, purtroppo provvisorio, dell’attentato all’aeroporto Ataturk di Instanbul. Così come accaduto con Bruxelles, ad essere attaccato è il principale scalo della Turchia. Secondo le prime ricostruzioni dei fatti, intorno alle 22 (ora locale) è entrato in azione un commando di sette persone, la polizia ha cercato di neutralizzarlo a un varco d’ingresso ma i terroristi armati di kalashnikov hanno aperto il fuoco. Poco dopo, in tre si sono fatti saltare in aria durante una sparatoria con la polizia. Tutti i voli sono stati immediatamente sospesi e l’aeroporto è stato evacuato.

Sul posto sono giunte subito una trentina di ambulanze, mentre alcuni feriti venivano portati via in taxi e i passeggeri si asserragliavano dentro i negozi.

Solo 20 giorni fa, Istanbul era stata colpita da un altro attacco bomba vicino all’Università statale, rivendicato dal gruppo estremista curdo Tak.

Sull’attacco terroristico di Ataturk non sono ancora giunte rivendicazioni, ma tutti gli elementi fanno pensare che dietro l’attentato ci siano gli jihadisti del’Is.

Molti analisti, infatti, dall’inizio del Ramadan andavano sottolineando l’intensificarsi dei rischi per la Turchia, finora risparmiata perché fondamentale per la stessa sopravvivenza del Califfato. Da lì arrivavano armi, volontari, soldi, traffici legati sopratutto al contrabbando di petrolio. Ma la pressione di Russia e America ha costretto Erdogan a cambiare strategia. Sono arrivati i bombardamenti sui pozzi petroliferi, i controlli dei valichi usati dalle reclute per raggiungere la Siria, l’offensiva turca insieme alle forze statunitensi.

Gli jihadisti potrebbero quindi aver colpito la Turchia per vendicare il “tradimento di Erdogan alla causa islamica”, mettendo in ginocchio il turismo turco.

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