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Il lockdown del Coronavirus ha portato una serie di disagi non soltanto a livello economico ma anche interpersonale.

Purtroppo, in Italia ci sono tantissime donne che subiscono violenza tra le mura domestiche e chiedere aiuto non è affatto semplice.

Tuttavia, a tal proposito è uscita una notizia che consentirebbe alle vittime di avere una via di fuga, ossia recarsi in farmacia e chiedere la mascherina 1522.

Apparentemente, sembra una richiesta semplice e sensata (vista la situazione di pandemia che stiamo vivendo).

In realtà, nasconde molto di più. E’ una frase in codice, che consentirebbe di far intendere a chi ci sta di fronte di avere bisogno di un sostegno, di un modo per fuggire dall’inferno che si scatena ogni giorno in casa.

Allo stesso tempo però, molti si sono chiesti: è davvero efficace il gesto di entrare in farmacia e chiedere la mascherina 1522?

Mascherina 1522 smentita

Stando alle ultime notizie, sembrerebbe proprio che l’idea del “vai in farmacia e chiedi la mascherina 1522” sia stata smentita e si tratti di una bufala.

Infatti, riguardo questa frase in codice, la rete dei centri antiviolenza in Italia (D.i.Re) ha detto la sua, attraverso un post pubblicato sulla pagina Facebook ufficiale.

Proprio qualche giorno fa, hanno scritto così:

In merito alla notizia riportata da diversi media ‘In farmacia chiedi la Mascherina 1522, la frase in codice per denunciare violenza domestica’, D.i.Re Donne in Rete contro la violenza smentisce.

L’associazione nazionale che riunisce 81 organizzazioni che gestiscono centri antiviolenza e case rifugio in 18 regioni, precisa che non è stato sottoscritto alcun protocollo d’intesa tra D.i.Re e l’Ordine dei farmacisti.

Non esiste una procedura per intervenire a supporto di donne che in farmacia chiedano la ‘Mascherina 1522.

Insomma, una vera e propria smentita riguardante un possibile protocollo di intesa tra i farmacisti e i centri anti-violenza.

Ma non è tutto. Nel post c’è scritto anche:

Un Protocollo d’intesa è stato firmato il 2 aprile tra il Dipartimento Pari opportunità e la Federazione Ordini Farmacisti Italiani (Fofi), Federfarma e Assofarm.

Di conseguenza, l’iniziativa è finalizzata esclusivamente a ‘indirizzare le donne vittime di violenza e di stalking al 1522. Il tutto, al fine di avviare un percorso di uscita da situazioni di criticità in ambito domestico.

Tuttavia, le operatrici del 1522 possono a loro volta indirizzare le donne che chiedono aiuto ai centri antiviolenza.

Indirizzarsi alla rete D.i.Re è semplice, grazie ad una mappatura nel servizio.

Pertanto, questa è cosa ben diversa che annunciare un protocollo d’intesa con i centri antiviolenza.

Insomma, è inutile dire che pronunciando ‘Mascherina 1522’ vengano messe direttamente in contatto con il centro antiviolenza del territorio. Tale notizia provocherebbe soltanto un sentimento di pura illusione nei confronti di tutte le donne che stanno soffrendo.

Scherzare con la salute fisica e psichica di un individuo, non è certamente divertente.

Come denunciare violenze domestiche

Stando ai dati statistici degli ultimi due mesi, questo fenomeno è di gran lunga peggiorato.

La chiusura forzata per via del Coronavirus, ha incrementato gli attriti e le discussioni tra coniugi/conviventi.

Proprio per tale motivo, si è costretti a fronteggiare questa situazione disumana.

Se da una parte chiedere in farmacia la mascherina 1522 non risulti essere un metodo efficace, dall’altra, la D.i.Re ci tiene a far sapere che ogni donna può sempre denunciare violenza telefonando ad un centro apposito.

A tal proposito hanno detto così:

“I centri antiviolenza della rete sono tutti rimasti attivi nel periodo di quarantena, hanno registrato un incremento delle richieste di supporto.

Esse sono comprese tra il 2 marzo e il 5 aprile del 74,5% rispetto all’ultima rilevazione statistica disponibile (2018).

Inoltre, continueranno a offrire supporto qualificato a tutte le donne che ne facciano richiesta anche nella fase 2”.

Insomma, anche in un momento difficile come questo, le iniziative a tutela delle donne restano sempre in attività.

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