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Uno degli argomenti più in voga dell’ultimo periodo riguarda certamente l’Ilva di Taranto, in quanto abbraccia una serie di contraddizioni, sia a livello politico che economico.

Ma prima di parlare del dibattito nel dettaglio, scopriamo qualcosa in più in merito alle origini dell’azienda!

La storia dell’ilva taranto

L’Ilva, è un’azienda siderurgica situata nel Rione Tamburi, a Taranto

Noto come ex-Italsider, lo stabilimento ha una storia centenaria. La sua nascita infatti, risale agli inizi del Novecento, a seguito di un’iniziativa presa da alcuni industriali del Nord.

Durante la Prima Guerra Mondiale, l’Ilva non trascorse un bel periodo, in quanto dovette investire molti soldi per la creazione di Alti Forni ed Acciaierie. Si ritrovò pertanto, vicino ad una situazione di lastrico finanziario. 

Tuttavia, ci furono dei risvolti abbastanza positivi durante gli anni ’60, poiché fu cambiata la sua gestione. Durante il boom economico, lo stabilimento Italsider diede numerosissimi posti di lavoro, diventando uno dei più grandi gruppi dell’industria italiana.

Due decenni dopo però, ci fu una liquidazione volontaria che portò l’industria a chiamarsi Ilva e non più Italsider. Subì una serie di cambiamenti ed allo stesso tempo si prese coscienza dei danni ambientali che stesse man mano costruendo.

Così, negli anni 2000 iniziano le vere e proprie rivolte mirate alla lotta per l’ambiente, creando una serie di scompigli. Dal 2018, è stata affidata ad ArcelorMittal Italia s.p.a, ossia una filiale italiana della società franco-lussemburghese ArcelorMittal.

Oltre alla sede principale di Taranto, ne è presente una secondaria a Genova

Ilva di taranto wikipedia

Dopo avervi presentato tutta la storia dell’Ilva di Taranto, passiamo alla questione politica di cui tanto si sta parlando negli ultimi mesi.

La decisione di Arcelor Mittal nel voler abbandonare la gestione dello stabilimento, ha sicuramente portato ad una serie di scompigli ed allo stesso tempo ha creato due schieramenti opposti. 

Da una parte, c’è l’interesse economico, dettato dal fatto che l’Ilva risulta essere un’importantissima fonte di acciaio ed altri beni utili per il commercio estero. L’Italia infatti, ha sempre considerato lo stabilimento una risorsa per guadagnarci su e per ottenere riconoscimenti a livelli europei.

Ma d’altro canto, gran parte degli impianti presenti non sono a norma e sprigionano nubi tossiche e polveri sottili, che non fanno altro che aumentare i casi di tumore e il tasso di mortalità per i cittadini di Taranto.

Come vi abbiamo detto in precedenza, l’Ilva è stata costruita nel rione Tamburi, non molto lontano dal lungomare e dal centro storico. Da ciò si può ben dedurre che le acque lì presenti (Mar Piccolo e Mar Grande) non possano di certo essere considerate zone balneari turistiche al top. 

Certo, non molto lontano sono presenti alcuni stabilimenti ma non vengono affatto reputati ai livelli della Litoranea Salentina (parte di essa appartenente al comune di Taranto).

Salute o lavoro?

La gente qui ha paura di ammalarsi e parte di essa ha visto morire parenti e amici di tumore. Perché continuare a tenere accesi gli altoforni?

La risposta è semplice. A prescindere da tutti gli interessi politici e commerciali a livello internazionale, l’Ilva di Taranto offre lavoro a tantissima gente. Grazie a quest’industria, molti cittadini (provenienti anche da città e paesi limitrofi), sono stati assunti a tempo indeterminato e hanno avuto l’opportunità di mettere su famiglia.

Di conseguenza, facendo un sondaggio in città, si può benissimo notare che sia presente un sotto schieramento, tra chi preferisce respirare aria pulita e chi portare il pane a casa.

È davvero una situazione difficile ma che certamente non potrà proseguire all’infinito. Tra l’altro, non bisogna sottovalutare l’aspetto della manutenzione: il fatto che molti impianti non risultino a norma, ha causato diverse morti sul lavoro, anche quando ci sono stati le forti trombe d’aria (nel 2012 e nel 2019).

Ilva: Salvini vs Conte

Diversi politici hanno affrontato la questione Ilva di Taranto.

Basti pensare a Matteo Salvini, segretario della Lega, il quale ha voluto sbilanciarsi dopo essere stato tagliato fuori dal governo. Lo scorso novembre infatti, durante il suo arrivo a Fieracavalli di Verona, ha dichiarato:

 “Daremo il sangue per Taranto e perché non salti neanche un posto di lavoro. Purtroppo, al governo abbiamo degli incompetenti o degli incapaci o dei complici. Siamo a disposizione per sostenere qualsiasi iniziativa che salvi non solo quelle migliaia di posti di lavoro che sono sacri ma anche un settore fondamentale come l’acciaio. Togliere l’acciaio dall’Italia sarebbe una follia”.

Allo stesso tempo però, il premier Conte ha preso a cuore il tutto, recandosi in prima persona nella città pugliese, per sentire tutte le campane, incluse quelle dei cittadini che stanno soffrendo presso l’ospedale Santissima Annunziata. A seguito di alcuni incontri, ha affermato:

“Dovremo garantire gli obiettivi e fare in modo che i lavoratori vengano qui e sentirsi nelle condizioni di non creare un dramma familiare, che non vengano guardati in malo modo dai loro stessi parenti perché lavorano in uno stabilimento tossico e nocivo che crea problemi alla salute dei cittadini. Dobbiamo puntare a uno stabilimento innovativo a livello mondiale. Non ci dobbiamo prendere in giro, il diritto alla salute deve venire prima. Se facciamo una scala di valori la salute è prioritaria, poi vengono l’ambiente e il lavoro”.

Ilva: soluzioni

A questo punto ci si chiede: quali possono essere le possibili soluzioni per porre fine a questo circolo vizioso? 

In teoria, ce ne sono più di una. In primis, si potrebbe chiudere l’Ilva ed effettuare un’operazione di bonifica, in modo tale che il personale non resti senza lavoro ma si occupi di una mansione differente, che andrebbe a giovare sulla salute dei cittadini. 

In alternativa, mantenere in vita lo stabilimento (così da non perdere punti sul commercio), continuando ad offrire lavoro ma effettuando una vera e propria manutenzione, rendendo il tutto più eco-friendly. 

La questione però, ruota solo ed esclusivamente intorno ad un fattore e indovinate un po’? I soldi

Se lo Stato italiano non decide di investire sull’Ilva (sia per il mantenimento che per la chiusura), sarà davvero difficile che qualcosa possa muoversi, a meno che non venga affidata del tutto ad un ente estero, rendendo la situazione ancor più complicata. 

Cosa accadrà prossimamente? Staremo a vedere! 

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