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Una sigaretta su tre sarebbe fumata da una persona con un disturbo mentale.

Questo è quanto rivela uno studio condotto e pubblicato dal Royal College of Physicians in collaborazione con Royal College of Psychiatrists.

La ricerca  ha analizzato il rapporto tra i fumatori del Regno Unito e le  persone affette da disturbi psichiatrici di varia natura

I dati emersi evidenziano che , il numero dei fumatori britannici è diminuito negli ultimi cinquant’anni.

Il vizio della sigaretta però non sarebbe tramontato in maniera omogenea in tutte le  classi sociali.

“Il fumo è diventato il regno dei più svantaggiati – scrive l’Indipendent facendo riferimento allo studio – i poveri, i senzatetto, i detenuti e coloro che soffrono di disturbi mentali.

E questa è un’accusa schiacciante nei confronti delle politiche britanniche in materia di salute pubblica e assistenziale”.

Tra i dieci milioni di fumatori britannici  tre milioni hanno di un disturbo psichico.

Inoltre  a due milioni sarebbero state prescritti psicofarmaci almeno una volta nel corso dell’ultimo anno e un milione presenterebbe disturbi di vecchia data.

Danni psicologici del fumo

Tutti siamo a conoscenza dei pericoli che si celano dietro il fumo. A subirne le conseguenze sono sopratutto l’apparato respiratorio, cuore e pelle. Ma un recente studio, eseguito presso l’Università di Gent in Belgio e quella di Medicina a Berlino, ha dimostrato che i danni legati al fumo possono riguardare anche il cervello.

Attraverso alcune particolari risonanze magnetiche i ricercatori hanno constatato un diradamento della corteccia cerebrale nei fumatori, in particolare in un’area che si ritiene collegata ai problemi di dipendenza.

A sostegno di tale tesi arriva un altro studio eseguito da alcuni ricercatori britannici: A. Dregan, R. Stewart R e M.C. Gulliford. Lo studio, volto a indagare l’associazione tra rischio cardiovascolare e declino delle funzioni mentali in persone di oltre 50 anni di età, ha messo in evidenza che le prestazioni peggiori riguardano i fumatori.

Ad essere colpiti sono sopratutto le funzioni come memoria, attenzione, capacità di apprendimento, abilità linguistica e altre capacità cognitive. In particolare, il fumo si è rivelato correlato al rischio di demenza e di Alzheimer.

Tali danni sarebbero però reversibili. A dirlo è uno studio pubblicato sul Nature journal Molecular Psychiatry. Secondo i ricercatori, la perdita di materia grigia dovuta al fumo può essere recuperata, ovviamente se si smette di fumare.

Lo studio ha messo a confronto soggetti fumatori e volontari che non avevano mai fumato. “Ci sono voluti circa 25 anni senza fumo per non osservare differenze significative”, spiegano gli autori dello studio.

Ma tale recupero non vale per tutti: chi ha fumato più di un pacchetto al giorno per decenni ha compromesso irreparabilmente la sua corteccia cerebrale. In questo caso, infatti, 25 anni potrebbero non essere sufficienti.

Come smettere di Fumare

Quante volte avete pensato di smettere di fumare senza però trovare la motivazione giusta?
Sappiamo tutti che fumare sigarette fa male alla salute, ma il più delle volte non ci interroghiamo sulle conseguenze che possa subire chi si trova attorno a noi quando fumiamo soprattutto se nei pressi ci sono anche dei bambini.

Per intervenire sul vizio del fumo può essere utile provare i liquidi aromatizzati di Vaporart. Vaporart è un’azienda che fa della produzione di liquidi aromatizzati per vaporizzatori personali (ex sigarette elettroniche) il suo fiore all’occhiello.
L’azienda, nata nel 2013, si occupa di tutto il processo produttivo dato che la produzione, i laboratori, il confezionamento e la distribuzione sono ubicati in Lombardia per una produzione 100% italiana.

In aggiunta a ciò merita di essere sottolineato che i prodotti utilizzati nella composizione dei liquidi sono di purezza di grado farmaceutico e con Certificazione Europea FU e EP. I prodotti, infatti, sono stati analizzati presso il laboratorio di Tossicologia Forense di Milano e altri laboratori certificati e i risultati hanno dimostrato che l’utilizzo di vaporizzatori personali abbinati a liquidi senza nicotina è senza dubbio meno nocivo rispetto a quello delle tradizionali sigarette.
L’azienda si è poi affermata negli anni tra i primi produttori di liquidi aromatizzati, sia nella versione “pronto” sia negli aromi concentrati pensati appositamente per una clientela amante del “fai da te”.

La problematica del fumo in presenza di bambini è stata recentemente affrontata da Matteo Viviani, inviato del programma Le Iene che ha incontrato i figli di genitori fumatori che in modo molto semplice ma diretto hanno dato la loro opinione. Anche in questa occasione è stato dimostrato, grazie ad apposite analisi a campione, che tutti i liquidi vaporizzatori acquistati con e senza nicotina, non contengono concentrazioni di metalli pesanti tali da poterli ritenere dannosi. 

L’utilizzo di liquidi Vaporart senza nicotina tramite vaporizzatore elettronico è dunque un valido aiuto per i fumatori di sigarette tradizionali che desiderano smettere o semplicemente ridurne il consumo.

Smettere di fumare fa ingrassare?

La paura più grande di chi vorrebbe smettere di fumare è quella di ingrassare. La sigaretta messa da parte, infatti, viene solitamente sostituita da snack dall’alto contenuto calorico, un modo per contrastare il nervosismo legato al tentativo di smettere di fumare.

Ciò diventa un fattore fortemente demotivante per tutti quei fumatori particolarmente attenti alla linea. Insomma, meglio una sigaretta che qualche in chilo in più. Ma un recente studio potrebbe capovolgere la situazione.

Secondo un gruppo di ricercatori dell’Università di Glasgow, la sigaretta può essere sì una minaccia per la linea, ma non (solo) nel momento in cui si decide di dirle addio.

Lo studio, che ha unito i risultati di 29 ricerche diverse e ha preso in considerazione 150 mila volontari, ha messo in evidenza il legame tra il tabagismo e l’aumento di peso. Pur constatando un generale aumento di peso anche in chi smette di fumare, gli studiosi hanno scoperto che pure i fumatori che non riescono a separarsi dalla sigaretta sono alle prese con i chili di troppo.

Ma i fumatori, precisano gli studiosi, non ingrassano in maniera uniforme. A farne le spese, infatti, sarebbe il punto vita: fumare troppo favorisce l’accumulo di tessuto adiposo sull’addome. Il grasso corporeo tende a distribuirsi in maniera irregolare, concentrandosi sullo stomaco e diminuendo altrove. Così, quando i fumatori aumentano di peso, ingrassano sopratutto all’altezza del punto vita, con la conseguente crescita della pancia.

I ricercatori non hanno ancora scoperto quali meccanismi si celano dietro questo fenomeno, ma lo studio, vista l’ingente quantità di dati statistici presi in considerazione, può essere giudicato attendibile.

Tassa sulle sigarette

Una minitassa sulle sigarette per finanziare la ricerca contro il cancro e coprire il costo dei farmaci oncologici di ultima generazione: è l’idea su cui sta lavorando il Governo.

Non è la prima volta che se ne sente parlare, il ministro Beatrice Lorenzin si è mostrata favorevole alla tassazione sin dalla sua nomina, ma finora ha sempre ricevuto uno stop. I tempi sembrano però in procinto di cambiare. Il Ministero dell’Economia pare disposto a trovare un accordo.

20 centesimi in più a pacchetto, per un totale di – si stima – 700 milioni di euro annui. Ovvero una cifra quasi identica all’aumento annuo della spesa farmaceutica per gli anti tumorali stimato dagli oncologi. La minitassa si aggiungerebbe ai 90 centesimi già versati per l’Iva e ai 2,90 euro di accise (su un pacchetto da 5 euro).

I medicinali oncologici rappresentano la seconda voce di spesa farmaceutica, dietro solo a quelli per le malattie cardiocircolatorie. Il rischio di far collassare il sistema sanitario è altissimo anche in Italia. Da qui la decisione di correre i ripari.

Ci sono i primi timidi segnali di approvazione. “Da tempo abbiamo chiesto la creazione di un fondo speciale per i nuovi medicinali anti cancro – dice Carmine Pinto, presidente di Aiom, associazione italiana di oncologia medica – Ci stiamo lavorando insieme ad Aifa e al ministero. Sarebbe un intervento strutturale ma intanto anche la tassa di scopo sulle sigarette può andare bene, come misura tampone.”

Ma c’è anche chi chiede un aumento più consistente: un euro a pacchetto. “E poi una parte del denaro che viene raccolto dalla tassa di scopo deve essere dedicato alle ricerche. Non possono restare esclusiva delle sole industrie produttrici, che ovviamente hanno i loro interessi – sottolinea Silvio Garattini del Mario Negri di Milano -. Ad esempio sarebbe giusto fare degli studi indipendenti comparativi, per vedere se le nuove molecole che si vogliono introdurre sul mercato sono realmente migliori di quelle già esistenti per quella determinata patologia.”

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