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Emma Marrone ha recentemente rilasciato un’intervista a Vanity Fair, scatenando, a detta del direttore del giornale Luca Dini, una serie di commenti offensivi e cattivi nei suoi confronti. Ciò ha fortemente indignato il direttore che, intervenendo sul suo blog Caro direttore, all’interno di Vanity Fair.it, ha scritto un articolo nel quale ha preso le difese della cantante.

“Mi fa specie essere quello che difendeva Belén, e adesso quello che difende la sua nemesi. Però, come non sopportavo quelli che insultavano e insultano l’argentina, trovo ripugnante la violenza dei commenti che adesso accompagnano Emma.
Tirano in ballo Presta, ma vi rendete conto? Ma un normale utente dello spettacolo e della Tv, perché dovrebbe sapere chi è Presta? Perché dovrebbe addirittura sapere che Presta esiste?
Soprattutto, si permettono un livello di aggressività e volgarità che mai riserveremmo non dico a nostro fratello o al nostro amico, ma neppure a un conoscente. Che cosa è successo al mondo? Basta la crisi a giustificare l’aggressione verso chi sta un po’ meglio senza aver rubato niente a nessuno, anzi (nel caso di Emma) essendosi ampiamente sudato tutto quello che ha?
Il tutto, accompagnato dall’ipocrisia politicamente corretta di leggere avidamente la storia e commentarla (oggi Emma, ieri Belén), salvo poi dire che Vanity Fair dovrebbe occuparsi di «personaggi di spessore», e non di accontentare la smania di protagonismo di chi è pronto a vendere la propria vita privata in cambio di un po’ di esposizione.
Volete la verità? Emma questa copertina non la voleva fare. L’ho dovuta convincere, e per convincerla ci sono volute diverse settimane di corteggiamento. E allora?
Vero: all’epoca di Sanremo ho pronosticato che la sua canzone avrebbe vinto, ma ho detto che io preferivo quelle di Noemi e Arisa. E allora? Ho forse detto che Emma non sapeva cantare? Che doveva tutta la sua fama alle manovre di Lucio Presta e alla protezione di Maria De Filippi?
Se non è finita prima in copertina, è stato per una serie di elementi – non tutti dipendenti da me. Ma se anche fosse che la mettiamo in copertina «solo per la storia che le è successa»: e allora? I migliori romanzi non sono forse fatti di tradimenti e vendette, cadute e risalite, delitti e castighi? Che male c’è se siamo umani e le storie complicate ci affascinano più di quelle lineari?
Non mi spaventa la naturale curiosità dell’uomo. Capisco chi, nel caso singolo, quella curiosità dice di non averla, ma la rispetta negli altri. Non capisco chi ha l’arroganza e l’ipocrisia di condannarla a priori.
Io, almeno, la penso così.” 

4 COMMENTI

  1. probabilmente se non avesse tutti questi "avvocati difensori" che vogliono farla passare per vittima, più bella, più brava, più buona, defraudata da una sua "proprietà affettiva"(?)…tutto ritornerebbe nel semisilenzio.

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