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Dieta del ciclista

La leggenda Gino Bartali

Gino Bartali fu un grande campione del ciclismo, divenuto una vera e propria leggenda.  Fu l’avversario più famoso di Fausto Coppi. Ambedue però all’apice della loro carriera dovettero smettere di correre a causa della Seconda Guerra Mondiale, che sopraggiunse proprio durante gli anni migliori di entrambi. I due campioni gareggiarono anche nella stessa squadra, la Legnano poi però si separarono e ognuno difese i colori delle rispettive industrie la Legnano appunto e la Bianchi.

La rivalità tra Coppi e Bartali durante il dopoguerra diventò epica, al tal punto da dividere l’Italia in due fazioni diverse: chi tifava per Bartoli e chi invece per Coppi. Per l’Italia di quegli anni divenne celebre un’immagine che ritrae i due campioni mentre si passano una bottiglia d’acqua durante l’ascesa al Col du Galibier al Tour de France del 1952.

Gino Bartali vita e inizi di carriera

Gino Bartali nacque a Ponte a Ema, in provincia di Firenze, il 18 luglio del 1914. Appena dodicenne decise di interrompere la scuola, e cominciò a lavorare come aiuto meccanico in una piccola officina di biciclette.

Ma è nel 1931 che Bartali comincia la sua grande avventura in sella alle 2 ruote. Qualche anno dopo nel 1935 Bartoli ebbe anche la possibilità di farsi conoscere dal grande pubblico perché vinse il campionato italiano, ed arrivò quarto alla Milano San Remo.

Nei due anni successivi trionfa anche al Giro d’Italia e diviene ufficialmente il protagonista indiscusso del ciclismo italiano. A quell’epoca Gino Bartoli aveva 23 anni e possedeva un carattere scontroso e polemico, tanto che gli amici lo soprannominarono “Ginettaccio”. Nonostante il suo pessimo carattere Gino si rivelò però l’uomo giusto per partecipare al Tour de France, l’unica competizione dove gareggiavano squadre nazionali.

Così nel 1938 l’allora commissario tecnico del ciclismo Girardengo lo preparò per la competizione e battere cosi i francesi, cosa che in effetti avvenne. Nel 1940 Il giovane Fausto Coppi, gregario di Bartoli nella Legnano vinse il Giro d’Italia, che però come già accennato prima dopo la seconda guerra mondiale cambiò squadra e andò alla bianchi.

Il 1946 invece in Italia si si disputò il giro della rinascita. La guerra è finita, e gli italiani fanno tutti il tifo per il campione Bartali che non li delude e vince il Giro per la terza volta.

L’anno successivo il grande campione portò a casa un’altra vittoria; infatti vinse Milano-Sanremo perdendo però il giro d’Italia. Infatti, quell’anno fu proprio coppi ad aggiudicarsi la vittoria. Si rifece però al Tour de Suisse che all’epoca la più ricca, e la più prestigiosa tra le corse a tappe.

La vittoria al Tour

Il 1948 fu un anno che per vari motivi vide Bartali in difficoltà nella prima parte della stagione. Fu rallentato da una caduta durante il Giro d’Italia. Durante quel giro d’Italia anche l’avversario Coppi si ritirò dalla competizione per protesta della mancata squalifica di un altro corridore; Fiorenzo Magni che secondo lui durante la salita lo avrebbe spintonato più volte. In quel contesto Bartali quindi fu l’unico tra i campioni che poté rappresentare l’Italia al tour de France e divenne addirittura capitano.

Bartoli mise in piedi una squadra da quattro soldi come venne definita all’epoca e si apprestò ad effettuare il più grande successo di tutta la sua carriera. Malgrado infatti la squadra non propriamente ottima, l’astio che provavano i francesi verso gli italiani e la sue età (all’epoca Bartali aveva già 34 ann), riuscì ad entrare nel mito del tour.

La sua fuga sulle alpi, attraverso il Colle d’Allos, il Colle di Vars e il Colle dell’Izoard che gli consentì poi di vincere a Cannes-Briançon, divenne a dir poco leggendaria. Grazie infatti a questa pensata Batali riuscì a recuperare gli oltre venti minuti di svantaggio che lo separavano da Louison Bobet.

Il giorno successivo a questa impresa, vinse nuovamente nella tappa da Briançon a Aix-les-Bains, di 263 km, attraverso i colli del Lautaret, del Galibier e della Croix-de-Fer, e si conquistò la maglia gialla.

L’anno si chiuse poi con il campionato del mondo su strada di Valkenburg, che però fu alquanto disastroso. Bartoli e Coppi erano i favoriti ma i due anziché collaborare si misero nelle retrovie controllandosi a vicenda. Alla fine, si dovettero ritirare tra la delusione dei tanti italiani immigrati in Olanda.

Gli ultimi anni da sportivo

Nel 1949 Gino Bartali arrivò secondo al giro d’Italia che fu vinto per l’ennesima volta da Coppi. Egli però lo aiutò poi nella vittoria del Tour de France perché giunse lui stesso secondo. L’anno dopo vinse una terribile Milano-Sanremo; gara che i ciclisti dovettero affrontare sotto un fortissimo diluvio. Sempre in quell’anno durante il Tour de France Bartali decise di ritirarsi a causa di alcune aggressioni da parte dei tifosi francesi sul Col d’Aspin.

Nei Tour del 1951 e 1952 Bartali arrivò quarto, e a trentotto anni vinse il suo ultimo grande titolo: il campionato italiano. L’anno successivo invece vinse il Giro della Toscana, ed ebbe anche un incidente stradale in cui rischiò di perdere una gamba a causa della cancrena. Dopo pochi mesi, però si rimise in forma e gareggiò alla Milano-Sanremo anche se però non ottenne un grosso risultato.

La sua carriera di ciclista si concluse nel 1954 a Città di Castello, dove passò diversi mesi da sfollato protetto dalla popolazione. Qui corse in un circuito creato apposta per il suo ritiro dal ciclismo.

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