CONDIVIDI

Fibromalgia sommario

Quando si pensa alla fibromialgia molte persone pensano solitamente a crampi o dolori muscolari, ma i malati sanno che il dolore va ben oltre. Mentre i muscoli, legamenti e tendini in tutto il corpo possono causare dolore, è il dolore al torace che provoca più allarme. IL dolore al torace può essere uno dei più spaventosi sintomi della fibromialgia perché può far pensare ad un attacco di cuore e causare grande preoccupazione.
Un viaggio al pronto soccorso può causare ancora più confusione, in quanto i medici, possono diagnosticare, senza aver fatto indagini approfondite, la presenza di disturbi cardiaci spaventosi. Tuttavia, è importante per escludere eventuali condizioni cardiache correlate, soprattutto se si tratta di un nuovo sintomo che appare per la prima volta in un soggetto con fibromialgia. La buona notizia è che la condizione non è collegato ad insufficienza cardiaca e non implica assolutamente un problema con il sistema cardiaco.
Alcune persone possono provare dolore toracico costante per lunghi periodi di tempo, mentre altri riferiscono brevi attacchi di dolore toracico che vanno e vengono in modo casuale. Inoltre questo dolore è più comune tra le donne di età inferiore ai 40 anni, ma può colpire qualsiasi paziente affetto da fibromialgia in qualsiasi fase della vita.

Fibromialgia : QUALI SONO I CRITERI DIAGNOSTICI ?

La diagnosi della fibromialgia è essenzialmente clinica, non esistono, infatti, esami ematochimici o indagini strumentali che permettano di diagnosticare questa patologia, solitamente gli esami ematochimici vengono utilizzati per escluderne altre.
Fino al 2010 i criteri diagnostici utilizzati per la diagnosi della fibromialgia erano quelli pubblicati dall’American College of Rheumatology nel 1990. Secondo questi criteri la diagnosi di fibromialgia veniva fatta quando sussistevano precise condizioni, ovvero:
• Storia di dolore muscoloscheletrico diffuso (che interessa la parte superiore, inferiore, destra e sinistra del corpo e tutta la colonna vertebrale);
• Dolorabilità di almeno 11 dei 18 tender points.

Nel 2010 l’American College of Rheumatology ha pubblicato i nuovi criteri diagnostici. Secondo questi criteri la diagnosi di fibromialgia viene fatta se il paziente soddisfa 3 condizioni:
• Indice di dolore diffuso (WPI) ≥7, punteggio della severità dei sintomi (SS) ≥ 5, oppure WPI tra 3 – 6 e punteggio della gravità dei sintomi ≥9;
Sintomi presenti da almeno 3 mesi;
• Assenza di altri disturbi che potrebbero giustificare il dolore.

Il WPI viene calcolato contando il numero delle aree del corpo dove il paziente ha avvertito dolore nella settimana precedente la visita. Le aree del corpo considerate sono 19 ed il punteggio è compreso tra 0 e 19.
Il punteggio della gravità dei sintomi (SS) viene calcolato se sussistono 3 specifici sintomi: affaticamento, sonno non ristoratore e disturbi cognitivi. Per calcolare questo punteggio viene utilizzata una scala di valutazione che assegna a ciascun sintomo un punteggio compreso tra 0 e 3 dove 0 indica nessun problema e 3 indica una maggiore gravità.
Infine bisogna considerare altri sintomi somatici in generale come: depressione, sindrome dell’intestino irritabile, intorpidimento e vertigini. Anche in questo caso viene assegnato un punteggio da 0 a 3. Il punteggio massimo della gravità dei sintomi è pari a 12.

Non è semplice diagnosticare la fibromialgia e, molto spesso, la persona è costretta a consultare diversi specialisti prima di poter risalire alla vera causa dei propri problemi.

Fibromialgia: PERMEABILITA’ INTESTINALE TRA LE CAUSE

Le malattie autoimmuni sono caratterizzate da una risposta immunitaria rivolta a specifici organi con conseguenti danni tissutali e perdita di funzione dei tessuti stessi. Lo studio di Fasano A. è incentrato sul ruolo della funzione della barriera intestinale compromessa nelle patologie autoimmuni. Insieme al tessuto linfoide associato all’intestino e alla rete neuroendocrina, la barriera epiteliale intestinale, con le sue giunzioni strette intercellulari, controlla l’equilibrio tra tolleranza e immunità ai non autoantigeni. La Zonulina è l’unico modulatore fisiologico delle giunzioni strette intercellulari che è coinvolto nella regolazione del passaggio di macromolecole attraverso la barriera intestinale e, quindi, nell’equilibrio della tolleranza/risposta immunitaria. Quando la funzione della Zonulina viene alterata, in individui geneticamente suscettibili, possono verificarsi disturbi autoimmuni. In particolare se l’organismo è esposto ad una quantità eccessiva di glutine oppure se vi sono batteri nell’intestino tenue, continua ad affluire Zonulina e le giunzioni strette che reggono le pareti cellulari rimangono aperte. Con l’intestino permeabile il cibo non digerito, le tossine, i microbi ed altre sostanze, attraverso il flusso ematico, raggiungono i vari distretti del corpo causando così una risposta immunitaria nei confronti dei propri tessuti.

Questo nuovo paradigma che vede come protagonista la Zonulina sconvolge le teorie tradizionali e suggerisce che questi processi possano essere arrestati se si previene l’interazione tra i geni e gli agenti ambientali reintegrando la funzione della barriera intestinale dipendente dalla Zonulina. Sia i modelli animali che le recenti testimonianze cliniche supportano questo nuovo paradigma.

Dott. Francesco Garritano

Tel: 3472481194
E-mail: info@francescogarritano.it
Sito: www.francescogarritano.it

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.