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Il fibroma uterino è un tumore benigno che solitamente risulta asintomatico. Si tratta, in sostanza, di neoplasie pelviche che originano dal tessuto muscolare liscio.

I fibromi , come detto all’inizio, spesso sono asintomatici e si scoprono solo attraverso un’ecografia pelvica.

Può capitare , però, che vi siano dei sintomi che possono far scattare un campanellino d’allarme e farci capire che , nel nostro utero, vi è la presenza di uno o più fobromi.

I sintomi che ci fanno capire che abbiamo un fibroma sono:

– mestruazioni più abbondanti e/o dolorose,

sanguinamenti tra una mestruazione e l’altra,

aumentata frequenza di minzione,

dolore durante i rapporti sessuali,

dolore lombare alla schiena, gonfiore,

stitichezza

Fibromi uterini caratteristiche

Il fibroma uterino, chiamato anche leiomioma o mioma, è il più diffuso tumore benigno del tratto genitale femminile. Interessa il 40% delle donne in età fertile, in particolare quelle appartenenti alla fascia di età compresa tra i 35 e i 55 anni.

Si presentano come piccoli noduli fatti di cellule muscolari lisce e tessuto fibroso. Possono essere un unico nodulo e sotto forma di grappolo. La loro dimensione può variare da pochi millimetri fino a 20 cm.

La maggior parte di essi si sviluppa all’interno della parete uterina, ma può accadere che sporgano nella cavità uterina o verso la superficie esterna dell’utero.

Esistono tre differenti tipologie di fibromi uterini.

  • Intramurali: sono il tipo più comune di fibroma. Si sviluppa nello spessore della parete uterina e si espande, facendo sembrare l’utero più grande del normale. Questi fibromi causano un aumento del flusso mestruale, senso di pesantezza e dolore pelvico durante il ciclo. Quando raggiungono dimensioni importanti, possono comprimere la vescica, causando minzioni frequenti, o il retto.
  • Sottosierosi o subseriosi: si sviluppano nella parte esterna dell’utero e crescono all’esterno. Solitamente non influenzano il flusso mestruale né causano eccessivo sanguinamento, ma possono provocare dolore in rapporto alla grandezza del fibroma e alla compressione che esso esercitata sugli altri organi.
  • Sottomucosi o submucosi: sono i fibromi meno comuni. Si sviluppano all’interno della cavità uterina e possono causare cicli mestruali prolungati ed emorragici o perdite ematiche intermestruali.

Fibromi , perchè compaiono

Le cause della loro comparsa non sono state ancora individuate con certezza, ma svariati studi sembrano ormai confermare i fattori genetici e quelli ormonali. L’estrogeno e il progesterone, i due ormoni che stimolano lo sviluppo delle mucose uterine in preparazione alla gravidanza, sembrano infatti favorire la crescita dei fibromi.

La sintomatologia più diffusa comprende: mestruazioni abbondanti e prolungate (per una settimana o più), dolore o pressione nella zona pelvica, minzione frequente, difficoltà a svuotare la vescica, costipazione, mal di schiena o dolori alle gambe. Come abbiamo visto, i sintomi variano a seconda della localizzazione del fibroma.

Il nesso tra fibroma e complicazioni in gravidanza è ancora oggetto di discussione nel mondo scientifico. L’ostacolo al concepimento è piuttosto raro e risulta strettamente legato alla dimensione e alla posizione del fibroma.

I fibromi tendono a crescere con la crescita dell’utero, sopratutto nel primo trimestre, ma generalmente non provocano disturbi. Alcuni studi hanno però individuato una maggiore percentuale di aborto, parto pretermine e problemi placentari.

Come curare i fibromi

 

Non esiste una terapia univoca per tutte le donne. Solitamente, essendo tumori non cancerosi, vengono semplicemente tenuti sotto controllo. In alternativa, è possibile intervenire mediante una cura farmacologica che miri a regolarizzare il ciclo mestruale. Tale terapia non elimina i fibromi ma li rimpicciolisce. L’eliminazione può essere effettuata solo attraverso la chirurgia, con l’isterectomia. Si tratta però di un intervento che consiste nella rimozione dell’utero, con le conseguenze che un’operazione di tale spessore comporta, come l’impossibilità di avere figli.

Polipi e tumore all’utero

Sono formazioni benigne che crescono lungo il tratto endometriale o cervicale dell’utero. I polipi possono avere una grandezza pari a pochi millimetri o alcuni centimetri. Possono essere singoli, in coppia o in gruppi più numerosi. Si presentano solitamente in una forma benigna e la loro evoluzione in tumori maligni è piuttosto rara. La loro presenza può comunque comportare problemi alla donna, soprattutto quando crescono in prossimità delle tube di Falloppio: in questo caso possono impedire la fecondazione e divenire così una causa di infertilità.

Non sempre presentano una sintomatologia evidente. Molte donne si accorgono della loro presenza solo in seguito a una visita ginecologica. È comunque possibile individuare i sintomi più frequenti: ciclo mestruale irregolare, doloroso o particolarmente abbondante, dolore durante i rapporti sessuali, spotting, perdite simili a mestruazioni durante la menopausa.

Esiste una cura farmacologica ma nella maggior parte dei casi è necessario l’intervento chirurgico. Si parla di: isteroscopia, rimozione chirurgica del polipo uterino; isterectomia: asportazione dell’utero, necessaria quando i polipi uterini contengono cellule neoplastiche maligne. È possibile che il polipo si ripresenti, nonostante la perfetta riuscita dell’intervento. In tal caso, la donna può sottoporsi a un’altra operazione.

Può essere suddiviso in quattro stadi a seconda della sua diffusione nell’organismo: stadio I, interessa solo l’utero; II: ha invaso la cervice; III: si è diffuso oltre l’utero ma non al di fuori della zona pelvica; IV: ha raggiunto vescica, retto, linfonodi pelvici e altre zone distanti.

Il sintomo principale è rappresentato dal sanguinamento vaginale anomalo. Altri segnali diffusi sono: dolore durante i rapporti sessuali, dolori durante la minzione e difficoltà a svuotare la vescica, dolore nella zona pelvica. Tale sintomatologia può essere riconducibile al tumore all’utero ma anche ad altre patologie, per questo è necessario un consulto medico.

La diagnosi verte solitamente sulle analisi del sangue e su uno o più di questi esami: visita ginecologica, ecografia, isteroscopia, biopsia. La terapia può seguire modalità diverse: chirurgia, chemioterapia, radioterapia.

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