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Fibroma uterino: cosa devono sapere le donne

Spesso nella vita di una donna la presenza di un fibroma uterino sintomatico può comportare diversi disagi non trascurabili, oltre che significative conseguenze sul piano della salute.

Questa patologia colpisce in età fertile tra il 20% e il 40% della popolazione femminile, fino ad arrivare al 70% delle donne in premenopausa.

Soffrire di fibroma uterino spesso comporta dolore, flussi emorragici e implicazioni sulla fertilità che inducono a modificare il proprio stile di vita, rinunciando spesso allo sport, agli impegni lavorativi, alle occasioni di divertimento, diventando una situazione invalidante a tutti gli effetti per una donna che ne soffre.

Oltre al cambiamento di stile di vita che il fibroma uterino può imporre a causa dei suoi sintomi, possono anche comparire alcune complicazioni sul quadro clinico della donna che ne è colpita, come l’anemia, data dall’irregolarità e dall’abbondanza del flusso mestruale (che spesso può diventare anche emorragico).

Ancora un altro sintomo che si può verificare è lo spotting, ovvero la presenza di sanguinamento tra un ciclo mestruale e l’altro e infine il forte dolore sia durante i rapporti sessuali che durante la presenza della mestruazione.

Quando un fibroma è di dimensioni maggiori rispetto al normale possono essere avvertiti ancora altri sintomi come l’incontinenza urinaria, la stitichezza e una strana sensazione di pesantezza della zona pelvica.

Oltre a queste condizioni di malessere e disagio, possono sopraggiungere anche conseguenze più importanti, come la difficoltà nell’impianto dell’embrione: il fibroma può quindi essere una delle cause dell’infertilità o di una maggiore predisposizione all’aborto di gravidanze già avviate.

In generale il fibroma è un disturbo che va prevenuto e trattato per evitare di incorrere in spiacevoli complicazioni ma, nel caso in cui i sintomi della sua presenza vengano avvertiti solo quando è in uno stato avanzato, è bene trattarlo il prima possibile.

I fibromi asintomatici contrariamente a quelli sintomatici non richiedono una terapia mirata, ma è opportuno tenerli sotto controllo con visite ginecologiche ogni 6-12 mesi. Infatti, in caso di fibroma asintomatico, molte donne si accorgono solo casualmente della sua comparsa nel corso delle visite.

Gli esami diagnostici che vengono per lo più consigliati sono l’ecografia transvaginale e l’isteroscopia diagnostica, sia in caso di fibroma sintomatico che asintomatico.

Avendo delle complicazioni spesso drastiche, il fibroma va trattato delicatamente e con cura da parte del medico, che è tenuto ad informare la sua paziente di ogni singola conseguenza che i diversi trattamenti del fibroma possono causare.

Il primo step prevede una terapia farmacologica, con la somministrazione di farmaci antiemorragici o di ormoni. L’efficacia dei farmaci è tuttavia transitoria e gli effetti passano al termine della terapia; per questo motivo in caso di fibroma recidivo è necessario ricorrere alla terapia chirurgica.

La chirurgia è indicata per fibromi che manifestano una rapida crescita o che provocano infertilità o abortività. Esistono diversi metodi con cui eseguire, anche in maniera poco invasiva, l’intervento per l’eliminazione del fibroma. Alcuni esempi sono il taglio laparotomico sopra il pube, la laparoscopia (tecnica mininvasiva con incisioni più piccole del centimetro), o l’isteroscopia che non necessita incisioni.

La chirurgia mininvasiva basata su un approccio laparoscopico è diventata ormai uno standard – spiega il Dott. Cristiano Rossitto, responsabile dell’Unità Operativa di Ginecologia all’Ospedale San Carlo di Nancy. – Puntiamo a tecniche ultra mininvasive con soluzioni chirurgiche sempre più d’avanguardia. La chirurgia single port, ad esempio, si basa su un’incisione in corrispondenza della zona ombelicale; la chirurgia “tre millimetri” non richiede punti di sutura al termine della procedura. A completamento vi è la chirurgia percutanea ginecologica: stessa efficacia delle metodiche tradizionali ma con impatto nullo in termini di invasività cutanea, con vantaggi sia estetici, cicatrici sparite in un mese circa, sia in termini di post-operatorio con un recupero rapidissimo”.

Nel momento in cui si decide di utilizzare la terapia chirurgica si possono seguire due strade. Quella conservativa prevede la rimozione del fibroma, preservando l’utero, con lo svantaggio però di un rischio di recidiva e che le aderenze potrebbero ostacolare una futura gravidanza. L’alternativa è la strada della chirurgia demolitiva che presuppone la rimozione dell’utero: questa garantisce la definitiva scomparsa del fibroma, ma ha ovvie conseguenze non semplici da affrontare. La scelta deve quindi essere maturata tra il medico e la paziente, ponderando i diversi aspetti del quadro clinico, dell’età, delle aspirazioni e dei progetti di vita della donna.

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