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Vaccino antinfluenzale: pro e contro

Dopo il caso Fluad, le perplessità della popolazione sulla sicurezza e sull’utilità della vaccinazione antinfluenzale sono aumentate notevolmente. Sergio Pecorelli, presidente dell’Aifa, alla luce del clima che si è venuto a creare in seguito a quei decessi, ha ribadito l’importanza del vaccino contro l’influenza “È particolarmente importante ora ripristinare un clima di fiducia e serenità rispetto alla vaccinazione antinfluenzale e ribadirne l’importanza nella prevenzione delle complicanze dell’influenza, che ogni anno sono causa di migliaia di decessi, specie nella popolazione anziana.”

L’obbiettivo della vaccinazione è quello di prevenire le forme più gravi di influenza e ridurre la mortalità nei soggetti che appartengono alla fasce di popolazione più a rischio.

La campagna di vaccinazione, che in Italia terminerà a fine dicembre, è quindi rivolta a: soggetti di età pari o superiore a 65 anni; donne nel secondo e nel terzo mese di gravidanza; bambini di età superiore ai 6 mesi; ragazzi e adulti affetti da patologie che aumentano il rischio di complicazioni, come malattie croniche dell’apparato respiratorio, dell’apparato cardio-circolatorio, diabete mellito e altre malattie metaboliche, tumori, malattie renali con insufficienza renale, epatopatie croniche, malattie infiammatorie croniche, sindromi da malassorbimento intestinali, malattie congenite o acquisite che comportino carenze anticorpi; necessità di sottoporsi a interventi chirurgici.

E ancora: persone residenti presso strutture socio-sanitarie, per anziani o disabili; medici e personale sanitario di assistenza; volontari dei servizi sanitari di emergenza; familiari di soggetti ad alto rischio; persone esposte per motivi professionali, quali: insegnanti di scuole dell’infanzia e dell’obbligo, addetti di poste e telecomunicazioni, dipendenti di pubblica amministrazione e sicurezza, allevatori e addetti al trasporto di animali vivi, veterinari di enti pubblici e libero-professionisti.

Il vaccino resta comunque facoltativo e spetta al medico la valutazione sulla necessità o meno di sottoporsi alla vaccinazione, decisione che dovrà tenere conto dello stato complessivo di salute del paziente.

“La scrupolosa analisi, oltre a scongiurare rischi indotti dalle allergie, deve includere anche eventuali interazioni fra vaccino e farmaci assunti per evitare lo scatenarsi di eventi avversi e imprevisti”, spiega Maurizio Rocco, presidente dell’Ordine dei medici di Udine.

Va sottolineato che gli studi clinici non sono in grado di identificare tutti i possibili effetti collaterali o reazioni avverse del vaccino “Gli studi clinici – si legge nel sito del Ministero della Salute – possono evidenziare solo gli eventi più frequenti, perché sono effettuati su un numero limitato di soggetti e pertanto non possono evidenziare eventi rari che invece possono essere evidenziati e valutati soltanto quando il vaccino è utilizzato in maniera massiva.”

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