L’anestesia epidurale è il metodo più utilizzato ed efficace per alleviare i dolori del parto. Negli Stati Uniti, oltre il 50% delle donne che partoriscono negli ospedali si sottopone a questo tipo di anestesia. Meno diffusa in Italia, ma comunque in aumento. Da noi, più di quanto accade in altri Paesi, è ancora forte il pensiero che il parto debba essere il più naturale possibile. Al di là delle opinioni personali in merito, cerchiamo di capire come funziona l’epidurale e quali rischi comporta.

Epidurale Cos’è

Cos’è l’epidurale? Quando e Come viene effettuata? Sono tante le domande che circondano l’epidurale, un tipo di anestesia che permette di alleviare il dolore del parto. Mentre in Paesi come gli Stati Uniti rappresenta una tecnica richiesta da oltre la metà delle donne, in Italia si registra ancora una scarsa diffusione. Secondo dati recenti, infatti, il parto indolore è garantito in tutte le strutture solo in Valle d’Aosta e Friuli Venezia Giulia; gratuito 24 ore su 24 nelle strutture più grandi al Nord, in quelle più piccole al Sud.

Si tratta di un’anestesia regionale che permette di bloccare il dolore in una particolare zona del corpo. L’epidurale agisce sugli impulsi nervosi dai segmenti più bassi del midollo spinale, determinando così una ridotta sensibilità nella metà inferiore del corpo. La donna non prova dolore durante il parto ma rimane cosciente. I farmaci utilizzati rientrano nella categoria degli anestetici locali, spesso somministrati in combinazione con oppioidi o stupefacenti.

Dopo aver fatto sistemare la paziente su un fianco o seduta, l’anestesista procede con la pulizia della zona che va dal punto vita a metà schiena (per prevenire le infezioni) e con l’iniezione di un anestetico locale, in modo da intorpidire quella parte del corpo. Successivamente viene inserito un ago lungo e sottile, detto di Tuohy, tra la seconda e la terza vertebra (o tra la terza e la quarta). Mediante l’ago viene introdotto un catetere nello spazio epidurale. L’ago viene poi rimosso e il catetere fissato alla schiena in modo tale che non esca.

Tipi di Epidurale

L’epidurale non può essere somministrata in caso di: utilizzo di fluidificanti del sangue, emorragie, livello basso di piastrine, infezione alla schiena o del sangue, dilatazione della cervice inferiore a 4 cm, parto troppo veloce che non permette di somministrare il farmaco.

Esistono due tipi di epidurale:

  • Regolare: una volta inserito il catetere, si procede con la somministrazione dei farmaci attraverso una pompa o iniezioni periodiche. La miscela dei fluidi è composta da una combinazione di anestetici e stupefacenti.
  • Anestesia spinale-epidurale combinata: consiste in un’iniziale somministrazione di stupefacenti o anestetici (o entrambi) sotto la membrana più esterna che copre il midollo spinale e verso l’interno dello spazio epidurale: zona chiamata intratecale. Se tale iniezione dovesse rivelarsi insufficiente, è possibile richiedere un’epidurale. Tale procedura determina una riduzione della forza muscolare, dell’equilibrio e dei tempi di reazione.

 

Vantaggi e Svantaggi

La donna non avverte il dolore del parto ma rimane vigile, ciò le consente di partecipare attivamente e di conservare un ricordo più nitido e piacevole di quel momento. Questa anestesia dona sollievo in caso di parto prolungato e può rappresentare l’unica soluzione per allontanare paura e agitazione legate al parto. essa consente alla paziente di rilassarsi.

Si possono verificare alcuni effetti collaterali come ronzio alle orecchie, mal di schiena, forte mal di testa, nausea, difficoltà ad urinare. Può inoltre avvenire un calo della pressione sanguigna, ma  tale fenomeno viene costantemente monitorato in modo da assicurarsi che il flusso del sangue sia sufficiente per il bambino. Può succedere che l’epidurale renda il parto più complicato, per cui si possono rendere necessarie altre soluzioni (cesareo, ventosa, manovra di Kristeller). Alcune donne manifestano un intorpidimento alla gambe nelle ore successive al parto, tale da aver bisogno di un aiuto per camminare, o un leggero rialzo febbrile. In rari casi si può verificare un danno permanente del nervo nella zona in cui è stato inserito il catetere.

Per quanto riguarda eventuali danni al bambino, gli studi non sono per nulla chiari ed esaustivi. In merito,  alcuni sostengono che ci potrebbero essere difficoltà nell’allattamento, altri che potrebbe subire una depressione respiratoria o un aumento della variabilità della frequenza cardiaca, oppure un mal posizionamento.

Epidurale: i rischi

Questa tecnica non è priva di possibili effetti collaterali. Vediamo quali sono:

  • Può causare un calo improvviso della pressione sanguigna, per questo motivo è regolarmente controllata per assicurarsi che il flusso di sangue sia sufficiente per il bambino.
  • Mal di testa a causa della fuoriuscita di liquido spinale (raro).
  • Brividi, ronzio alle orecchie, mal di schiena, dolore quando l’ago viene inserito, nausea o difficoltà a urinare.
  • In rari casi può essere provocato un danno permanente del nervo nella zona in cui il catetere è stato inserito.
  • Dopo che è stata eseguita l’epidurale, la paziente deve rimanere sdraiata prima su un lato e poi sull’altro. Ciò può ritardare o arrestare il parto, rendendo necessari interventi alternativi, come il cesareo.

Epidurale e durata del parto

Secondo uno studio effettuato da un team di ricercatori dell’Università della California a San Francisco, l’epidurale può ritardare fino a tre ore il parto. Ciò avviene perché le donne che si sottopongono a tale procedura hanno più difficoltà a sentire le contrazioni e quindi a spingere efficacemente. Gli studiosi hanno scoperto che il 95% delle pazienti che non riscorrono all’anestesia partorisce entro 3 ore e 20 minuti. Quelle che ricevono l’epidurale, invece, impiegano in media 5 ore e 40 minuti. Tale allungamento della durata del parto, spiegano gli esperti, non deve essere considerato deleterio o pericoloso per il nascituro.

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Ricapitolando:

L’epidurale è un’anestesia regionale che blocca il dolore in una particolare zona del corpo. Il suo obiettivo è quello di fornire analgesia, ossia un sollievo dal dolore. A differenza dell’anestesia completa, non provoca la totale mancanza di sensibilità ma un sua riduzione nella metà inferiore del corpo, in quanto blocca gli impulsi nervosi dai segmenti più bassi del midollo spinale.

Alla paziente viene chiesto di inarcare la schiena stando seduta o sdraiata sul fianco sinistro.

La zona interessata viene dapprima trattata con una soluzione antisettica in modo da ridurre al minimo la possibilità di infezioni, dopodiché si inietta un anestetico locale così da intorpidire l’area in vista della fase successiva, ovvero l’introduzione del catetere.

Nella zona scelta, che circonda il midollo spinale nella parte bassa della schiena, viene inserito un ago e tramite esso il catetere. L’ago viene poi attentamente rimosso mentre il catetere rimane lì, ben fissato alla schiena così che non possa fuoriuscire. Tramite il catetere verrà somministrato il farmaco mediante iniezioni periodiche o continue infusioni.

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