Quando si parla di epatite autoimmune si fa riferimento ad un’infiammazione del fegato che subentra a causa di alcune anomalie del sistema immunitario.

Ciò significa che quest’ultimo non si limita a difendere il nostro organismo, anzi: funziona in maniera scorretta, generando una serie di problemi al fegato. Spesso chi ne soffre, se lo porta con sé a lungo andare, in quanto si tratta di un disturbo cronico.

Tuttavia, è possibile distinguere due tipologie di epatite autoimmune: di tipo 1 e di tipo 2.

La prima, nota come epatite autoimmune classica. Essa può comparire a qualsiasi età. Nei casi di persone adulte o anziane è talvolta interconnessa ad altre patologie, come ad esempio la colite ulcerosa, la tiroidite o l’artrite reumatoide.

Invece, l’epatite autoimmune di tipo 2 è molto frequente in età giovanile e anch’essa ha quasi sempre a che fare con altre problematiche.

Prima di allarmarsi però, è bene precisare che l’epatite autoimmune risulta essere una patologia poco diffusa, tant’è che riguarda una persona ogni 10.000. Sempre in termini di statistiche, le donne sembrerebbero essere maggiormente più colpite. Mentre per quanto riguarda le etnie, non ci sono particolari distinzioni di incidenza.

Epatite autoimmune cause

A questo punto ci si chiede: quali sono le cause dell’epatite autoimmune?

Come vi abbiamo accennato poco fa, il fattore scatenante è il sistema immunitario mal funzionante. Ciò che porta a queste anomalie non è sempre chiaro e varia in base al soggetto specifico.

Tuttavia, facendo una serie di ipotesi, l’epatite autoimmune potrebbe nascere a seguito di:

  • Un contatto con particolari agenti infettivi
  • La predisposizione genetica
  • L’assunzione di particolari farmaci (ad esempio l’atorvastatina o la minociclina)
  • Uno stile di vita sregolato, volto agli eccessi
  • Infezioni batteriche e/o virali

Epatite autoimmune prurito, colore giallo e non solo

Nel momento in cui si verifica un deterioramento delle cellule epatiche, si va incontro ad una vera e propria aggressione del sistema immunitario.

Ogni persona presenta una particolare sintomatologia, che può essere di diversa entità. Tra le manifestazioni più comuni, troviamo:

  • Dolore addominale
  • Senso di spossatezza
  • Costante prurito
  • Mancanza di appetito
  • Ingrossamento del fegato
  • Un forte dolore articolare
  • Vomito e nausea
  • Mancanza di ciclo mestruale (amenorrea)
  • Eruzioni cutanee di vari tipi
  • Urine scure

Oppure, alcuni individui possono presentare l’ittero. Ciò significa che sia la cute che le sclere degli occhi tendono ad avere un colorito giallastro, a seguito di un aumento di bilirubina nel sangue.

Epatite autoimmune diagnosi

Se i vari sintomi dovessero essere trascurati, si potrebbe andare incontro ad una serie di complicanze.

La più grave è senza ombra di dubbio la cirrosi, ossia una malattia del fegato che potrebbe anche portare alla morte. Pertanto, si consiglia di rivolgersi prontamente ad un medico per effettuare una corretta diagnosi.

Solitamente, il test obiettivo non è sufficiente e saranno necessari gli esami del sangue. Grazie a questi ultimi è possibile capire la presenza di particolari anticorpi, che risultano essere differenti da un soggetto sano.

Un’altra procedura quasi sempre essenziale è la biopsia epatica. Si tratta di un esame basato sulla raccolta (e conseguente analisi) di un campione di cellule epatiche. Così facendo, si ha modo di diagnosticare un’eventuale epatite autoimmune e allo stesso tempo comprenderne la gravità e le cause.

Epatite autoimmune trattamento

Solitamente, il trattamento per epatite autoimmune si basa su una somministrazione farmacologica.

Andando nello specifico, il medico curante potrebbe prescrivere una serie di immunosoppressori o corticosteroidi, come ad esempio:

  • L’azatioprina
  • Il micofenolato
  • La ciclosporina
  • Il tacrolimus
  • Il prednisone

Quest’ultimo si somministra inizialmente in dosi elevate. Successivamente, si riduce il quantitativo fino a raggiungere lo stretto necessario. Talvolta, la terapia a base di prednisone può durare a tempo indeterminato (dipende dal caso in questione).

Ovviamente, bisognerà stare attenti ad una serie di effetti collaterali scaturiti dal farmaco. Infatti, c’è chi inizia a presentare le seguenti problematiche: ipertensione, aumento del peso, osteoporosi, cataratta e tanto altro ancora.

Tuttavia, si sconsiglia altamente di interrompere il trattamento per paura di complicanze. Anche perché se i sintomi dovessero attenuarsi, non significa necessariamente che l’epatite autoimmune sia scomparsa. Pertanto, eventuali variazioni legate ai dosaggi spettano solo ed esclusivamente al medico curante.

Se l’approccio farmacologico non dovesse risultare efficace, allora potrebbe essere necessario un trapianto di fegato, sostituendolo con uno sano. Ovviamente, dovrà provenire da un donatore compatibile. Visti i poteri autorigeneranti di quest’organo, basterà prelevare una piccola porzione di fegato. Insomma, l’epatite autoimmune è una patologia che non bisogna affatto sottovalutare.

Per molte persone non risulta affatto semplice accettare tale condizione. Tuttavia, una volta diagnosticata risulta essenziale seguire uno stile di vita sano. Di conseguenza, sarà fondamentale bandire fumo e alcool e seguire un’alimentazione corretta, rivolgendosi ad un nutrizionista.

Epatite autoimmune cosa mangiare

Quasi sempre si consiglia di effettuare un corretto bilanciamento di alimenti, in termini di carboidrati e proteine.

Inoltre, è bene prediligere cibi come frutta fresca e verdura, pesce e carni magre e alcuni derivati del latte. Al contrario, bisogna evitare l’assunzione di caffè, salumi, cibi grassi o eccessivamente conditi.

Per una dieta ad hoc, contattate una figura esperta nel settore. Anche perché ogni singolo caso necessita di un’alimentazione personalizzata. Infatti, come vi abbiamo già detto in precedenza, l’epatite autoimmune è spesso associata ad altre malattie, come ad esempio:

  • La colite ulcerosa, che interessa principalmente l’intestino crasso e si manifesta con crampi addominali e diarrea
  • La tiroidite di Hashimoto (detta anche autoimmune), strettamente legata alla ghiandola tiroide
  • L’artrite reumatoide, che spesso provoca rigidità motoria, dolore articolare e senso di gonfiore
  • L’anemia perniciosa. Essa fa riferimento ad una carenza di globuli rossi, determinata da alcune anomalie del sistema immunitario (in termini di funzionamento).
  • L’anemia emolitica. A differenza di quella perniciosa, comporta una vera e propria distruzione di globuli rossi, secondo delle tempistiche abbastanza repentine. Di conseguenza, supera la velocità di produzione e si è in costante deficit.
  • La celiachia. Dietro ai fattori interconnessi all’epatite autoimmune potrebbe esserci anche la celiachia, ossia l’avversione al glutine, il quale viene ripudiato dal sistema immunitario. Ciò causa un indebolimento delle pareti intestinali, generando ulteriori problematiche.

Pertanto, l’alimentazione per epatite autoimmune è un concetto abbastanza complesso. Si sconsiglia di procedere con diete fai da te, onde evitare spiacevoli complicanze.

Curiosità sull’epatite A non autoimmune

Epatite A: frutti di bosco congelati sotto accusa

La minaccia arriva da alimenti contaminati.

Torna l’allarme epatite A nel nostro Paese dopo un lungo periodo silenzio.

Nei paese occidentali grazie al miglioramento delle condizioni igieniche il virus oggi si diffonde difficilmente, ma ecco che le autorità sanitarie registrano un aumento dei casi.

Il sito Epicentro, dell’Istituto Superiore di Sanita‘, riporta che  un ingente numero di casi di epatite A e’ stato notato in Italia grazie al sistema di sorveglianza Seieva (Sistema epidemiologico integrato dell’epatite virale acuta).

il Seieva ha registrato 417 casi di epatite acuta A contro i 167 casi notificati nel corrispondente periodo dell’anno precedente.

Sono due, secondo le autorità sanitarie internazionali, i focolai della malattia. Il primo  nei paesi nord-europei e legato con ogni probabilità al consumo di frutti di bosco congelati di importazione da paesi extra-europei. Il secondo è legato a turisti di rientro dall’Egitto.

Per i dati Seieva, in Italia l’aumento ha riguardato soprattutto le regioni del centro-nord e una sola regione del sud, la Puglia.

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