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Ha 29 anni, fotografa da 10 e nel 2012 ne ha fatto il suo lavoro. Matilde Zacchigna, vive a Trieste ed è una fotografa freelance di matrimoni e ritrattista. Mi ha spiegato come ha fatto diventare il suo sogno realtà, in un paese nel quale i sogni hanno la tendenza a emigrare. Ho voluto condividerla con voi, perché trovo motivante che, di questi tempi, si riesca a fare della propria passione un lavoro.

Sei giovane, fotografi, e delle tue foto vivi: come è successo?

Ho cambiato idea tantissime volte, da piccola ad esempio volevo essere un albero! Poi ho studiato all’istituto d’arte, e i corsi di composizione e storia della fotografia mi hanno ispirata. Nel 2003 è arrivata la voglia vera di fotografare, e dopo qualche anno ho deciso di volerne fare il mio lavoro: ora non lo cambierei con nessun altro lavoro al mondo, poter vivere delle mie foto mi rende orgogliosa. Volevo farcela con le mie forze e ha funzionato, forse proprio perché sono giovane e, nonostante tutto, entusiasta. Non ho mai perso la speranza, e sono rimasta ottimista anche nei momenti meno positivi.

Come hai cominciato?

Le prime foto le ho fatte con una compatta, come tutti credo. La prima reflex risale invece al 2007, un’analogica: credo che sia importante capire le basi, conoscere come funziona uno strumento. L’anno dopo sono passata al digitale, ma non penso che il corpo macchina sia la cosa più importante: il lavoro vero lo fa chi fotografa, che ha quel “nonsoché” che gli permette di fermarli davvero, i ricordi, con un solo scatto. Con delle buone ottiche, ovviamente!

Lavori da sola oppure in equipe?

Lavoro in equipe, con professionisti del trucco, dei capelli e un assistente insostituibile: il mio fidanzato. Un set di ritratto, per fare un esempio, richiede circa due ore per il trucco e dalle due alle quattro ore per gli scatti, se ambientati in esterni. In interni ci vuole anche più tempo, per disporre al meglio le luci. Poi mi occupo della post-produzione: cerco sempre di non esagerare con il fotoritocco, ma di scegliere da subito l’obiettivo giusto. Con Photoshop lavoro, alla grande, due minuti per immagine: perlopiù accentuo i colori, perché rendono le foto più allegre ed espressive.

Spesso mi capita di leggere che i fotografi sconsigliano di seguire un corso.

Lo so, dicono che imparare da solo le basi aiuti a capire se sei portato o meno, se è la tua strada. Credo invece che stia alla persona decidere; io scelsi di non seguirne uno, perché sono pigra e non sarei andata a lezione, temo. Se un corso contribuisce ad appassionare le persone alla fotografia, ben venga!

Ho letto anche che vivere di fotografia in Italia è quasi impossibile. Eppure sei qui.

Quello che mi aiuta è il passaparola. Le persone rimangono soddisfatte e parlano di me agli amici, mostrano loro le foto dei matrimoni, o i ritratti. Non mi sono mai fatta pubblicità vera, e fino a ora ho lavorato molto grazie a questo meccanismo. Un progetto per il futuro è aprire uno studio mio, ma data la spesa che comporta, è più che altro un bel sogno per ora. Purtroppo uesto mi penalizza, avere uno studio ha un differente impatto sulla clientela, è percepito come un modo più professionale di lavorare. Poi ci sono i clienti che decidono che un servizio fotografico vero costa troppo, e non ne vale la pena. La cosa più bella che mi sono sentita dire è stata “Abbiamo l’amico che fa le foto con l’iPhone”.

La fotografia di matrimoni però è molto bistrattata.

In realtà non ho ancora capito il perché, la definiscono addirittura “la morte del fotografo”. Forse non la considerano creativa, e in effetti una volta era molto classica e impostata. Al giorno d’oggi è differente, e ciò che mi contraddistingue credo sia proprio un forte taglio creativo, mi piace curare ogni dettaglio. Secondo me è il reportage più bello che si possa fare. La mia foto preferita è proprio di un matrimonio. Risale a quest’estate, c’è la sposa con tutti i bambini sotto il vestito. Mi rende orgogliosa perché era un momento di assoluta spontaneità, e il risultato è meraviglioso secondo me.

E il ritratto?

Il ritratto è un’ottima maniera per conoscere la persona che hai di fronte, mi piace riuscire a vedere le persone e restituirle a loro stesse. Incontro sempre tutti i clienti prima dello shooting: scherzo molto, rido con loro, faccio il possibile per entrare in sintonia e metterli a proprio agio. E’ una dote innata credo, mi piace lavorare a contatto con le persone.

Vantaggi e svantaggi di lavorare da freelance?

Sono libera di scegliere i lavori che mi ispirano, e non devo rendere conto a nessuno, posso essere spontanea. Questo può essere un vantaggio o uno svantaggio, a seconda di che persona sei. Un vero svantaggio? Da quando ho iniziato non ho mai fatto una vacanza, e ci sono così tanti posti che vorrei vedere e fotografare. Quando sono al pc lavoro sempre, e quando mi prendo una pausa esco col cane: ma porto con me la macchina, perché non si sa mai! Lavorando come freelance, inoltre, è importante calcolare bene i propri prezzi, così da rientrare nei costi: l’usura delle macchine fotografiche, il fotoritocco, la mia vista che se ne va davanti al pc. Personalizzo tutto, dai dettagli traspare molto di me, e ci tengo. Ad esempio, su tutti i packaging ci sono delle piccole forbici di metallo, il mio simbolo distintivo.

Matilde photoshoppata-003

 

Intervista e foto di Eleonora Degano

Sito Web Matilde Zacchigna

Pagina Facebook Matilde Zacchigna

 

 

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