Distacco della retina: sintomi e cura

In condizioni normali, la retina risulta attaccata alla coroide, lo strato sottostante, e nella parte più interna al vitreo, una massa gelatinosa che riempie la cavità interna dell’occhio. Col passare degli anni, può avvenire il distacco della retina, disturbo che può essere trattato in diversi modi, a seconda della gravità di tale distacco.

I soggetti più colpiti sono le persone di età media e affetti da miopia medio-grave. Col tempo, infatti, il vitreo su cui è ancorata la retina tende a disidratarsi e a liquefarsi, condizione che porta al distacco della retina, ad eccezione dei punti in cui l’aderenza è più forte. Ciò viene avvertito dal soggetto in seguito alla comparsa di miodesopsie, note comunemente come “mosche volanti”, nel proprio campo visivo.

Movimenti bruschi possono peggiorare la situazione: il vitreo crea inevitabilmente delle pressioni sui punti di aderenza, fino a generare una rottura. La componente acquosa del vitreo può così insinuarsi dietro la retina e intensificare il distacco.

Il sintomo più frequente e più significativo è dunque il calo della vista, con la comparsa di un’ombra scura nel campo visivo, conseguenza del fatto che la porzione della retina che si è staccata non svolge più la sua funzione. Gli altri sintomi associati sono: la comparsa di lampi di luce prima del distacco, segnale di una trazione da parte del vitreo sulla retina, e la percezione di corpi mobili nel campo visivo.

Una diagnosi immediata è di fondamentale importanza per poter intervenire subito, limitando così i danni all’occhio. Se il distacco è di lieve entità, può essere sufficiente un trattamento laser ambulatoriale, ma nella maggior parte dei casi è necessario un intervento chirurgico. Esistono diversi tipi di operazione:

  • Pneumoretinopessia, utilizzata se il distacco retinico è lieve e semplice da riparare. Consiste nell’iniezione di una piccola bolla di gas all’interno dell’occhio, in modo tale che questa, premendo contro di essa e l’area circostante, sigilli la rottura. La procedura prevede anche la fotocoagulazione, atta a fissare la retina alla parete interna dell’occhio.
  • Fibbia sclerale: consiste dell’apposizione di una cintura intorno al bulbo oculare, col l’obbiettivo di far aderire nuovamente la retina alla parete posteriore dell’occhio.
  • Vitrectomia: effettuata in caso di insuccesso dei precedenti interventi. Il vitreo viene rimosso e sostituito con gas o un olio di silicone, in modo tale da eliminare la trazione sulla rottura, che potrà quindi essere saldata con un trattamento laser.

Milano: primo trapianto di retina artificiale

È stato eseguito per la prima volta in Italia un trapianto di retina artificiale. L’intervento svoltosi al San Raffaele di Milano, consisteva nell’impianto di una protesi sottoretinica, in una donna non vedente. 

L’operazione, durata quasi 11 ore ed è stato eseguita da un’équipe diretta dal dottor Marco Codenotti – responsabile del servizio di Chirurgia vitreoretinica. All’intervento,  ha collaborato, anche il dottor Antonio Giordano Resti, responsabile del servizio di Chirurgia oftalmoplastica dello stesso ospedale.

Una lunga operazione

L’operazione è avvenuta lo scorso 20 gennaio, su una paziente di 50 anni. La donna è affetta fin dalla giovane età da retinite pigmentosa. Si tratta di una malattia genetica dell’occhio che provoca la graduale riduzione della vista

Il team di esperti, ha inserito un microchip al di sotto della retina della donna. Esso è grande circa 3 mm e possiede 1.600 sensori

Il dispositivo, è destinato proprio a persone che hanno perso la vista durante l’età adulta, a causa di gravi malattie genetiche della retina.

Questo microchip, è in grado di ripristinare la percezione della luce e delle sagome di alcuni oggetti e/o persone circostanti. 

La paziente, è stata dimessa dall’ospedale, ed attende l’accensione del microchip che stimolerà gradualmente la retina. 

Le dichiarazione del dottor Cendotti

“Dopo l’intervento ci aspettiamo una stimolazione retinica che gradualmente potrà portare la paziente a rimparare a vedere– spiega il medico- .

“Operazioni chirurgiche di questo tipo possono essere eseguite con successo solo su pazienti che in passato sono state ‘vedenti‘ per almeno 10 anni. Solo così il paziente può ‘rimparare’ gradualmente a vedere. L’intervento è stato il più complicato che abbia mai eseguito.

Ogni passo è fondamentale e delicato e la riuscita dell’intervento può essere compromessa da un momento all’altro. L’aver visto il microchip posizionato correttamente è stato per me una grandissima emozione, un sogno realizzato”. 

 

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