Nell’articolo precedente ho fatto riferimento  a quello che ,in linea di massima, c’è da sapere circa il congedo di maternità.

Ripetendo che è importante avvisare il datore di lavoro entro il 3°mese di gravidanza , non dimentichiamoci che bisogna anche tener presente che è possibile porre in essere una richiesta a tutela della donna in stato interessante: il demansionamento.

E’ importante sapere infatti che ci sono delle leggi che impongono al datore di lavoro di spostare a mansioni meno pesanti la lavoratrice gravida (a seconda dei contratti) o a facilitazioni per visite mediche, ecc.

Questo è un altro motivo fondamentale per  informare il datore di lavoro prima possibile.

Oltre al congedo parentale, posso chiedere permessi di allattamento?

La risposta è ovviamente si.

Se sei incinta hai 5 mesi di congedo obbligatorio e dopo si torna a lavorare.

Tuttavia, si può godere dei cosiddetti “permessi di allattamento”.

Se l’orario giornaliero di lavoro è di almeno 6 ore, puoi usufruire di due permessi di un’ora ciascuno da gestire come meglio si crede.

N.B Dividi le due ore oppure cumulale per uscire dal lavoro due ore prima. Se invece le ore di lavoro giornaliero sono meno di sei, il permesso di cui può usufruire la mamma è di un’ora.

L’assegno di maternità

Per riceverlo devi avere almeno 3 mesi di contribuzione per maternità nel periodo compreso tra i 18 e i 9 mesi precedenti il parto o l’effettivo ingresso del bambino in famiglia in caso di adozione.

Solo la donna che lavora può usufuire dell’assegno di maternità?

No, anche le casalinghe.

Presentando infatti una domanda corredata di tutta la documentazione,  inoltrata al Comune di residenza entro i sei mesi di vita del bimbo, anche chi non lavora può ricevere l’assegno di maternità che varia a seconda del reddito.

 

Maria Ciavotta

Direttore editoriale wdonna.it

 

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