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La depressione non è esistita in epoche passate. Nella Bibbia non è mai descritta. Nella Bibbia troviamo disperazione, perché i figli sono stati uccisi e Rachele li piange, perché c’è la sconfitta, la deportazione, l’ira di Dio. La depressione non c’è. Da nessuna parte c’è scritto di qualcuno perfettamente sano con l’insalata nell’orto e pane e vino che non gli mancavano, che un certo punto sprofonda una tristezza e desidera morire. Una buona parte del nostro disastro dipende da un eccesso di narrazioni visive. Traduzione in parole povere: televisione e simili. Il nostro cervello emotivo non distingue tra vero e falso. Inoltre ha una memoria totale. Noi non siamo coscienti di tutto quello che abbiamo interiorizzato. Il nostro inconscio è stato quindi toccato, ispirato o inondato, da innumerevoli fattori di cui non siamo coscienti, visto che ce li siamo dimenticati, essendo la memoria del cervello razionale è estremamente limitata, come ben sappiamo quando ci dimentichiamo lezioni studiate o appuntamenti.

Dato che tutto quello che vediamo e ascoltiamo rischia di appiccicarsi sul nostro subconscio come una gomma da masticare sputata sotto le scarpe, prima di esporre il nostro cervello a roba che gli entra dentro, pensiamoci un attimo: che non sia un’operazione banale da fare a casaccio. Niente zapping, miriadi di immagini slegate, niente film dell’orrore, niente immagini ripugnanti, niente zombie, niente seghe elettriche a meno che non studiamo da falegnami. O se sì, allora non domandiamoci perché siamo sempre più cupi. Davvero pensiamo che vedere in televisione una persona smembrata ci lascerà uguali a prima? Smettiamo di guardare i telegiornali: ricaviamo le nostre informazioni dalla parola scritta, che è mediata dal cervello razionale e non dalle immagini, decodificate dal cervello emotivo. Inoltre il telegiornale ci racconta le eccezioni.

Depressione causata da troppe notizie tristi

L’eccezione è il male. Il telegiornale ci racconta dell’unico uomo che ha ucciso la fidanzata, non dei milioni di uomini che non lo hanno fatto, ci racconta del paese in guerra, non delle centinaia di paesi che non sono in guerra. Se guardiamo i telegiornali avevo l’impressione che il mondo sia costituito da guerre e ammazzamenti, con qualche terrificante terremoto.

Una delle cause della diffusione sempre più brillante della depressione è la pubblicità. Il nostro cervello razionale sa che la pubblicità è falsa, il nostro cervello emotivo non lo sa; il nostro cervello razionale magari è anche arrivato alla conclusione che è meglio prendere al supermercato i prodotti non reclamizzati: non hanno dovuto sottrarre dalla qualità i soldi del marketing. Il nostro cervello inconscio non lo sa e mi dà un barlume di contentezza quando compro il marchio, il brand in termini tecnici, riconosciuto.

Non solo ma le ore e ore di pubblicità che ho interiorizzato hanno dato al mio cervello l’informazione, che a questo punto è fatta di granito, che la cosa importante sono le cose.

Aver visto signore e signori squittire di felicità per il bucato più bianco, i denti bianchi, la pelle più liscia, l‘auto più assolutamente qualsiasi che ti stanno spacciando per unica al mondo, il divano sempre in saldo al 50%, ha piantato nella nostra mente come chiodi l’idea che tutto quello che conta sia tangibile, l’idea che solo il tangibile conti.

Un’infinita attenzione ai bambini. Un televisore spento, che viene acceso solo a una determinata ora per guardare quel determinato programma e spento subito dopo, può essere una buona soluzione. Meglio ancora se invece che essere trasmessa da televisione è un video, qualcosa di cui conosciamo il contenuto e senza pubblicità. Se i bambini si abituano a non guardare la televisione, stanno meglio. Quando guardiamo la televisione con i bambini, sempre, senza saltarne una, avvertiamo che le pubblicità sono fesserie, perché non solo è quasi sicuramente falso che quel prodotto sia migliore degli altri, ma è sicuramente falso che sia così importante averlo.

Tutte le volte che qualcuno sorride facendo una determinata azione, sta passando messaggio, sta programmando il nostro inconscio, perché noi siamo normalmente e fisiologicamente portati a imitare le azioni delle persone che sorridono. Se quella roba li ha fatto così contento quel tizio là, magari fa contento anche me. Quindi si crea nel mio cervello una necessità inconscia a ripetere quello che ho visto. I terrificanti capricci che i bambini fanno per ottenere oggetti pubblicizzati da gente sorridente, sono semplicemente logici. La colpa è nostra che abbiamo permesso che il cervello dei nostri bambini fosse sguaiatamente esposto a una forma così plateale e brutale di controllo mentale. Nessuno fa pubblicità a quanto valga la pena di battersi per avere una famiglia armoniosa. Nessuno fa pubblicità a come sia bello camminare che insieme al leggere è il più potente antistress, anche per la stimolazione bilaterale degli emisferi che si ha in queste due attività.

Messaggi tristi che toccano l’inconscio

Con l’unica eccezione della Chicco, nessuno fa più pubblicità a quanto sia bello avere un bimbo che arriva a scombinarti la vita e a darle un senso, nessuna pubblicità ti avverte che è meglio morire a casa propria circondato da gente che ti ama e non in una casa di riposo circondato da persone per i quali sei un lavoro. Se te lo dicessero in tempo, verso i 20 anni, uno farebbe anche in tempo a crearsi una vita dove uno o più pargoli vengono a scombinare tutto e dove ci sarà qualcuno a tenerti la mano quando muori.

Nella civile Svezia, che è considerata una specie di faro di civiltà, i cui bizzarri accademici dominano la cultura mondiale con il loro bizzarro premio Nobel, le persone muoiono sole: l’80% di loro ha raggiunto questo strepitoso traguardo. Per fortuna l’eutanasia e il suicidio assistito sono una conquista assodata.

Come sia bello volersi bene, come siano belle le stelle, che potenza dia pregare non fa parte del messaggio pubblicitario, quindi si diffonde sempre di più l’uso degli alcolici pesanti tra giovanissimi, un fenomeno oggi abituale che fino a 50 anni fa era presente solo in situazioni estreme. Nessuno dice che queste cose sono quelle importanti.

I bambini inoltre spesso sono deprivati di oggetti transazionali. Un bambino ha bisogno di un giocattolo che abbia per lui valenza emotiva. Se giocattoli nuovi pubblicizzati da tizi sorridenti lo attirano su altre cose, sostituisce il giocattolo con altri e non si affeziona mai a nessuno.

Una bambina che abbia venti bambole, è come se non ne averne nessuna.

Anche noi non abbiamo più oggetti transazionali.

La penna stilografica con cui ho fatto l’esame di stato si è dispersa in un oceano di penne usa e getta, i fazzoletti con l’iniziale ricamata sono scomparsi a favore dei kleenex.

Anche il matrimonio è diventato usa e getta, la sessualità è usa e getta, l’importante è avere i denti bianchi, mantenere la parola data è irrilevante.

Facciamo il sudoku per riempire il tempo libero, oppure i solitari sul computer.

E se lo utilizzassimo per ricamare le iniziali sui fazzoletti? Fabbricare sciarpe fatte con i ferri? Intagliare qualcosa, costruire?

Homo faber. La civiltà è cominciata con l’uomo chiuso le mani. C’è una gioia infinita nell’avere tra le mani qualcosa che primo fatto noi. Insegnate ai vostri figli a rifarsi il letto. Se un dodicenne non è cerebroleso o amputato delle mani deve andare a scuola lasciandosi le spalle un letto rifatto. Il valore che lui dà a se stesso, la sua autostima, per usare questo italiano di plastica, sarà molto più alto: ha fatto qualcosa, ha modificato il mondo. Insegniamo ai nostri figli a coltivare pomodori e intagliare il legno. Se sappiamo cucire o ricamare possiamo avere sempre capi assolutamente unici al mondo. Poche cose danno gioia come mangiare qualcosa che abbiamo coltivato noi. Sempre più spesso le persone mi chiedono: cosa me ne faccio dell’ottimismo se sono disoccupato?

La mia risposta è: imparate a coltivare. Cercate di un pezzo di terra, se non siete in grado di pagarvelo, occupate un pezzetto di terra in maniera di non dare fastidio a nessuno. Se vi siete sbagliati, si avete dato fastidio, di cacceranno e niente di male: andrete da un’altra parte Da sempre le città sono circondate da questi piccoli orti di proprietà incerta. Imparate a coltivare. Imparate a segare. Imparate a costruire. Imparate a recuperare. Imparate a usi a usare le mani. Tornate a essere l’uomo che in grado di fare, senza supermercati, senza grande distribuzione, senza finanza, senza economia. Tanto più siamo autosufficienti tanto più la nostra depressione scompare.

Articolo della Dott.ssa Silvana De Mari

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