Il defibrillatore rappresenta un vero e proprio salvavita per coloro che vengono colpiti da un arresto cardiaco. Oltre alla variante esterna, nota a tutti, da diversi anni la cura dello scompenso cardiaco passa per il cosiddetto Implantable Cardioverter Defibrillator (ICD), defibrillatore impiantabile, ovvero un apparecchio in grado di dare una scossa elettrica dall’interno.

Questo macchinario, la cui efficacia è valutata oltre il 90%, viene impiantato sottopelle, poco più in basso della clavicola, misura 5-7 cm e pesa di 80-100 grammi.

Mediante dei fili elettrici (elettrodi) inseriti nel cuore attraverso una vena, il defibrillatore controlla continuamente il ritmo cardiaco, ed è quindi in grado di individuare quando il cuore batte più velocemente, una condizione che, se non trattata a dovere, può causare la morte del soggetto, in quanto i ventricoli non riescono più a pompare sangue in modo efficace a tutto l’organismo.

Il Defibrillatore, una volta riconosciuta tale alterazione, produce una scarica elettrica in grado di ripristinare il regolare ritmo del cuore, riuscendo così a salvare il paziente. Se, al contrario, il ritmo cardiaco è troppo lento, tale apparecchio funziona sa pacemaker.

Il defibrillatore, inoltre, registra l’elettrocardiogramma dei momenti in cui si verifica un’alterazione del ritmo, informazioni utili al cardiologo per studiare l’attività cardiaca del cuore del paziente.

Defibrillatore effetti colaterali

Negli ultimi tempi, però, sono aumentati i dubbi inerenti agli effetti collaterali di questo apparecchio sulla qualità della vita dei pazienti, sopratutto in rapporto all’erogazione di shock inappropriati. Gli studi si sono quindi concentrati sulla ricerca di migliori strategie di programmazione, in modo da ridurre sensibilmente l’erogazione di shock non necessari.

“L’obiettivo della nostra ricerca era valutare una strategia di programmazione diversa da quella standard – spiega il dott. Maurizio Gasparini, responsabile dell’Unità Operativa di Elettrofisiologia ed Elettrostimolazione di Humanitas – I dati hanno dimostrato che la strategia basata su un periodo di rilevamento più lungo è associata ad una riduzione complessiva delle terapie (37%) e ad una diminuzione degli shock cardiaci inappropriati (45%) per i pazienti, così come ad un minor numero di ricoveri nei 12 mesi successivi all’impianto del defibrillatore.”

I risultati dello studio, pubblicati sulla rivista scientifica JAMA (Journal of American Medical Association), hanno quindi tracciato la strada per il miglioramento dei defibrillatori impiantabili.

Defibrillatori nelle stazioni italiane

Progetto Ansf-Polfer-Anmco: defibrillatori in stazione

60 defibrillatori negli uffici della Polizia ferroviaria in altrettante stazioni italiane con l’obbiettivo di essere in grado di prestare immediato soccorso ai viaggiatori colpiti da arresto cardiaco: è quanto previsto dal progetto ideato dall’Agenzia nazionale per la sicurezza delle ferrovie (Ansf), il servizio di Polizia ferroviaria della Polizia di Stato (Polfer) e l’Associazione nazionale dei medici cardiologi ospedalieri (Anmco).

Il primo apparecchio è stato consegnato alla stazione Termini di Roma lo scorso 11 dicembre.

Tali defibrillatori di ultima generazione, chiamati DAE, sono dotati di una tecnologia che ne permette un uso facilitato: una guida vocale è in grado di dare istruzioni anche agli operatori non sanitari. Fondamentale, comunque, che il personale sia formato su come eseguire le procedure di primo soccorso. Saranno almeno 600 in tutta Italia gli operatori della Polfer abilitati all’uso degli strumenti, tutti formati entro giugno.

“L’iniziativa è una testimonianza del modo più nobile e vero di interpretare il servizio al cittadino. Cuore, prontezza e perizia sono le doti messe in luce dal personale nei diversi episodi di soccorso con il defibrillatore di cui si è reso protagonista, 8 negli ultimi cinque anni. Da oggi la Polizia ferroviaria dispone di un strumento in più per garantire tranquillità a milioni di cittadini”, ha dichiarato Claudio Caroselli, direttore del servizio Polizia ferroviaria.

Le stazioni sono frequentate quotidianamente da milioni di viaggiatori, da qui l’importanza di realizzare un progetto in grado di salvaguardare le loro vite.

“L’Ansf – sottolinea Amedeo Gargiulo, direttore dell’Agenzia nazionale per la sicurezza delle ferrovie – preminentemente impegnata nella safety ferroviaria, ha scelto di promuovere il progetto sostenendone gli oneri economici per impegnarsi anche nella tutela della salute dei passeggeri e dei cittadini frequentanti le stazioni ferroviarie al fine di allargare la percezione della sicurezza nell’ambito dell’infrastruttura ferroviaria anche all’aspetto sanitario.”

L’Anmco, come ha spiegato il presidente dell’associazione, Michele Massimo Gulizia, partecipa all’iniziativa mettendo a disposizione la sua qualificata consulenza scientifica e tecnica per le caratteristiche tecniche dei dispositivi e per la formazione del personale Polfer.

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