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I tempi di crisi influenzano l’umore letterario

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Uno studio effettuato da un team di scienziati di Bristol e Londra ha messo in evidenza come le conseguenze di una lunga crisi economica possono incidere anche sul cosiddetto umore letterario”. Il clima generale di insoddisfazione, preoccupazione e malcontento fa sentire la sua cattiva influenza anche sugli argomenti trattati all’interno dei libri. Così, mentre in un periodo di benessere il tono è positivo e sereno, in tempi di crisi abbondano parole tristi come “miseria” e “infelicità”.

Secondo questo studio, pubblicato su “Plos One”, l’umore letterario riflette lo stato d’animo economico degli ultimi 10 anni.

“Quando abbiamo cercato nei milioni di libri pubblicati ogni anno in inglese una categoria di parole che denotano infelicità, abbiamo scoperto che riflettevano l’esperienza economica degli autori nel decennio precedente” ha dichiarato Alex Bentley dell’University of Bristol, autore principale dello studio.

Gli studiosi, utilizzando un database di oltre 5 milioni di libri in formato digitale fornito da Google, hanno diviso le parole che esprimono l’umore in sei categorie (rabbia, disgusto, paura, gioia, tristezza, sorpresa) e hanno misurato la frequenza di utilizzo. Il risultato è stato “l’indice di miseria letteraria”, frutto della differenza tra l’abbondanza delle parole felici e quelle tristi.

“Prima guerra mondiale, era post Grande depressione, crisi energetica sono fasi caratterizzate da miseria economica – ha spiegato Alberto Acerbi, un altro autore dello studio – La risposta della letteratura è in ritardo di un decennio. Forse questo riflette la distanza fra l’infanzia, quando si formano i ricordi più forti, e la prima età adulta, quando gli autori in genere cominciano a scrivere libri.”

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