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Raschiamento: perché e come si fa

Il raschiamento uterino è un piccolo intervento chirurgico eseguito tramite l’utilizzo di una curetta, una sorta di cucchiaio tagliente. Conosciuto perlopiù in legame all’interruzione, volontaria o no, di una gravidanza, in realtà, le finalità del raschiamento possono essere diverse, sia di tipo diagnostico che operativo.

Il raschiamento diagnostico prevede il prelievo di un campione dal tessuto di rivestimento uterino, che verrà poi analizzato in laboratorio per individuare l’eventuale presenza di patologie genitali femminili.

Viene eseguito in presenza di: sanguinamento uterino anomalo, grave e anomala emorragia uterina dopo il parto naturale, forti dolori mestruali, sanguinamento uterino post-menopausa, sospetto di cancro al collo dell’utero, difficoltà di concepimento, rilievo di cellule anomale col Pap test.

Il raschiamento operativo, invece, viene eseguito per la rimozione di: polipi, prodotto del concepimento in seguito a un aborto spontaneo o volontario, fibromi, residui placentari dopo il parto, endometrio in eccesso, tumore uterino.

Prima di procedere con l’intervento, la paziente viene sottoposta a un visita ginecologica, spesso accompagnata da tampone cervico-vaginale ed ecografia dell’utero, e ad analisi del sangue, per identificare eventuali problemi alla circolazione.

La donna dovrà inoltre informare il personale medico circa l’assunzione di farmaci o la presenza di allergie e firmare un modulo in cui presta il proprio consenso all’esecuzione del raschiamento.

La procedura viene solitamente eseguita in anestesia generale, più raramente con quella locale, e si articola in due passaggi: dilatazione della cervice, indotta normalmente qualche ora prima dell’intervento, e il raschiamento vero e proprio eseguito con la curetta. In alternativa, è possibile effettuare la rimozione mediante aspirazione a vuoto o con pinze chirurgiche.

In caso di aborto spontaneo verificatosi entro le 8-9 settimane, il ginecologo consiglia solitamente di non effettuare subito il raschiamento, ma di aspettare fino a 2-3 settimane, in quanto potrebbe verificarsi un’espulsione spontanea dell’embrione.

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