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nuova strategia per individuare gli asintomatici

Sulla questione Coronavirus, ogni giorno gli esperti stanno cercando di scoprire nuovi metodi di prevenzione e cura.

L’ultima news riguarda più che altro la possibilità di scoprire in tempi rapidi la positività al virus. Come molti di voi ben sanno, effettuando un tampone bisogna attendere diverse ore per conoscere l’esito.

Invece, effettuando le analisi del sangue si ha modo di venire a conoscenza di ulteriori fattori, secondo delle tempistiche ottimali.

Luisa Bracci Laudiero, ricercatrice dell’Istituto di farmacologia traslazionale del Cnr. ha fornito maggiori dettagli in merito, attraverso un’intervista per Adnkronos.

Ecco alcune sue parole in merito:

“Decidere di analizzare il siero ci permette di intercettare i positivi asintomatici ma ci potrebbe consentire anche di capire se le persone che hanno “avuto a che fare” con il virus senza ammalarsi (o con sintomi modesti) si sono addirittura immunizzate sviluppando anticorpi specifici IgG, cioè quegli stessi anticorpi che produciamo dopo un vaccino”.

Ciò significa che si potrebbe dare una svolta in campo medico.

Tuttavia, la Laudiero ha aggiunto:

“Noi ci teniamo a ribadire che la strategia #iorestoacasa messa in campo da Governo, Protezione Civile, Istituto Superiore di Sanità e dalle varie istituzioni coinvolte resta sempre la migliore e più immediata difesa dal Coronavirus.

Noi vogliamo ringraziare i nostri medici ed infermieri i quali stanno combattendo ‘al fronte’ nelle corsie di tutta Italia ed i nostri colleghi ricercatori che cercano con molta passione (ed allo stesso tempo competenza) nei laboratori nuove ‘armi’ per contrastare il nuovo virus”.

Una strategia efficace

Così facendo, potrebbe decisamente cambiare lo scenario.

E a tal proposito, la ricercatrice dice:

“Tramite la nostra proposta vorremmo aiutare a gestire l’emergenza per il coronavirus, in modo tale da prestare attenzione anche ai rischi degli operatori sanitari.

La strategia che abbiamo ipotizzato è quella di individuare le persone positive al virus ma che non presentano nessun sintomo”.

E ce ne sono davvero moltissime.

Andando nello specifico, la ricercatrice ha spiegato che tramite le analisi del sangue, si avrà la possibilità di scoprire se nel loro corpo si sia sviluppata una specie di risposta immunitaria completa diventando di conseguenza resistenti.

Molto probabilmente si potrà capire se nel sangue dei vari individui ci siano gli anticorpi per il virus specifici, detti immonoglobuline IgG neutralizzanti.

Se l’esito dovesse essere positivo, possiamo ben comprendere che tutta questa gente risulterebbe protetta, quasi vaccinata dinanzi a un eventuale ripresentarsi del coronavirus.

E’ molto importante individuare gli asintomatici, sia adesso che siamo in quarantena ma soprattutto dopo, quando ce ne andremo in giro e avremo paura di essere infettati.

Esami del sangue più efficaci del tampone

Ma perché il tampone non risulta essere efficace alla stessa maniera degli esami del sangue?

La risposta è semplice. Oltre al fatto che non sia in grado di fornire informazioni sull’immediato, non ci consente di individuare possibili focolai nascosti.

Pertanto, diventa davvero complicato riuscire a comprendere nel dettaglio la questione asintomatici. Quest’ultimi, una volta terminato il periodo di quarantena, potrebbero dare vita ad un’ulteriore catena e diventerebbe un circolo vizioso.

Allo stesso tempo però, scoprire gli asintomatici potrebbe rivelarsi una cosa positiva per capire se nel corso del tempo ci sia l’eventualità di raggiungere un’immunità di gregge.

Insomma, le sfaccettature sono tantissime e gran parte di esse sono in fase di studio, dai migliori ricercatori ed esperti nel settore proprio come la Bracci Laudiero.

Asintomatici e memoria immunitaria

Come vi abbiamo accennato in precedenza, è probabile che gli asintomatici sviluppino una specie di vaccino, se il coronavirus dovesse ripresentarsi.

A questo punto ci si chiede se gli asintomatici siano in grado di sviluppare immunoglobuline contro il virus ma soprattutto se vadano incontro allo sviluppo di una memoria immunitaria.

Sono tanti i dubbi in merito, anche se alcuni dati ci fanno ben sperare. A tal proposito, i ricercatori stanno constatando che la produzione di IgG persiste per una serie di settimane per poi ridursi d’intensità ma senza scomparire al 100%.

Se la memoria immunitaria dovesse essere assodata, allora per queste persone potrebbe non essere necessario un vaccino, in quanto già protette.

Tra l’altro, se si dovesse creare l’immunità di gregge, significherebbe che la maggior parte delle persone risulti immune al coronavirus e soltanto pochissimi rischierebbero di infettarsi.

Ma stando a delle statistiche, la probabilità che i pochi “superstiti” possano infettarsi si riduce in maniera esponenziale.

Insomma, è una storia da approfondire e siamo certi che a breve i medici sapranno dirci di più.

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