Photo credits: Il fatto alimentare

Da alcune settimane, ci si sta trovando in uno stato di emergenza mondiale, a causa del coronavirus.

Infatti, l’Organizzazione mondiale della Sanità (Oms) l’ha definita una vera e propria pandemia di salute pubblica.

Attualmente, il Covid19, ha portato nel nostro paese (e non solo) un grandissimo numero di decessi e contagiati. 

L’emergenza non si fermerà per adesso, specialmente perché non esiste ancora un vaccino in grado di fermarlo.

Tuttavia, ciò che sappiamo con certezza è che come gran parte delle malattie apparse nel corso della storia, il coronavirus nasce in seguito ad un’interazione tra essere umano ed animali (che possono essere sia addomesticati che selvatici).

Di conseguenza, tali patologie si definiscono zoonotiche: hanno origine dall’animale e si trasmettono all’uomo, tramite un processo chiamato spillover.

Quest’ultimo, si basa su uno scambio di patogeni in dei contesti ambientali che ne favoriscono l’insorgenza ed allo stesso tempo la diffusione.

Libro che anticipò il coronavirus

Ovviamente, non ci sono delle vere e proprie testimonianze scientifiche in merito.

Tuttavia, sembrerebbe proprio che il coronavirus sia stato in un certo senso anticipato in un libro del 2012.

Lo scenario, è abbastanza simile a ciò che è avvenuto a Wuhan, in Cina. Pertanto, si parla di un contesto in cui gli umani si trovano a stretto contatto con gli animali selvatici (come ad esempio il serpente e il pipistrello), tramite i mercati alimentari.

E sono proprio questi esseri viventi a far da tramite e a dar vita a quello che oggi noi chiamiamo coronavirus, ossia una pandemia.

Il saggio che anticipa il Covid19 si chiama Spillover ad opera di David Quammen, un noto giornalista e divulgatore scientifico.

Nel suo libro egli spiega appunto come avviene il passaggio di patogeni dagli animali all’uomo, proprio perché quest’ultimo si sta sempre di più mettendo contro l’ambiente e l’intero ecosistema.

Ecco un estratto del libro Spillover, uscito nel 2012:

Stiamo invadendo e alterando gli ecosistemi con sempre più decisione, esponendoci a nuovi virus e offrendoci come ospiti alternativi. Siamo troppi e consumiamo le risorse in modo avido, e ciò ci rende una specie di buco nero che attira tutto, anche i virus. Dobbiamo ridurre velocemente le attività che impattano sull’ambiente, ridimensionare la popolazione e porre un freno alla domanda delle risorse.”

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