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Oggi mi sono ritrovata a fare i conti con una realtà dura, nascosta, che ha ancora paura a far parlare di sé.

La donna nella società odierna sta facendo emergere le sue qualità anche in ambiti lavorativi che fino a qualche anno fa erano di proprietà esclusiva di uomini, ma… a che prezzo?

Sull’onda di queste riflessioni nasce la Comunità Papa Giovanni XXIII, fondata da Oreste Benzi.

Con i suoi associati, oggi abbiamo parlato dell’aborto, di vite spezza, di opportunità non date.

Ad introdurre la conferenza è stata Nicoletta Pasqualini, giornalista del mensile “Sempre“.

L’introduzione al tema è stata molto dolce, poiché Nicoletta ha parlato del suo ruolo di madre, della sua esperienza, del suo modo di vivere la gravidanza. Ha affermato che, anche quando ancora non si vede con gli occhi, anche quando ancora non si è sviluppata completamente la vita e dentro di noi c’è un embrione di poche settimane:

Se la donna ascolta e fa silenzio, sente che ha un figlio dentro di sé.

La giornalista afferma che i figli sono una “modalità per rimettersi in gioco“, un modo per iniziare daccapo la propria vita, una sfida da accettare sempre.

Nella società di oggi ci troviamo davanti a molte situazioni difficili. Per risolverle o per alleviarle, basta tendere una mano, aiutando persone che si trovano a vivere questa particolare esperienza.

Subito dopo la parola è passata a Enrico Masini, animatore generale Servizio Maternità Difficile e vita Apg23.

Siamo così arrivati ai numeri, quelli che ci fanno riflettere circa la situazione che abbiamo intorno.

Quest’anno sono state trattate 586 maternità difficili in tutta Italia, in particolare in Emilia-Romagna e nel Piemonte.

Tra queste 394 erano donne incinte, altre con neonati a seguito.

I dati ci dicono inoltre che le donne in difficoltà di origine italiana sono in aumento, non sono più le straniere ad essere in maggioranza. Si parla di un ben marcato 50% per entrambe le parti.

Alle donne che si trovano a vivere queste maternità difficili, sono riservati, qualora la situazione lo richiedesse, delle strutture di accoglienza nelle sedi ONLUS o presso dei privati che decidono di partecipare a quest’iniziativa, le cosiddette “famiglie aperte“.

Per avere questo genere di supporto basta contattare l’associazione al numero verde 800 035 036, ci saranno dall’altro lato del telefono dei volontari pronti a fare di tutto per aiutare chi decide di affidarsi a loro.

Quello che Masini riporta è il quadro generale di una società che a volte lascia senza parole: madri obbligate ad abortire anche sotto minacce di familiari o di persone comunque vicine. Riferisce, infatti, che nella settimana (obbligatoria per tutti prima dell’aborto) in cui le donne aspettano di abortire, il 50% delle donne da loro aiutate, cambia idea e decide di tenere in grembo quella vita che, in qualche mese, diventerà ciò di cui non potranno mai più fare a meno.

Un’altra frase che mi ha colpito molto e che l’associazione usa come uno dei tanti slogan e insegnamenti di vita è:

Non dobbiamo dare alle persone ciò che fa comodo a noi, ma ciò di cui hanno effettivamente bisogno.

Ritorniamo ancora una volta ai numeri, dicendo che il 65% delle donne che avevano deciso di abortire, con un piccolo aiuto, sono tornate sui loro passi.

In particolare andiamo a vedere i dati regionali dell’Emilia Romagna:

  • 165 mamme seguite, che hanno chiesto aiuto all’associazione.
  • 67 erano decise ad abortire.
  • Tre casi su quattro (67%) decidono di continuare la gravidanza.

In molti casi, portare a termine una gravidanza in Italia, significa perdere il proprio posto di lavoro.

Questo porta le donne a vivere una situazione di forte pressione ad abortire.

Riportiamo alcune testimonianze:

  • Maria, una donna con già quattro figli a carico, decide di portare avanti anche la quinta gravidanza, anche se inizialmente intenzionata ad abortire. Questo a causa della disoccupazione del marito di oltre un anno e l’avvicinarsi della data dello sfratto. Dopo aver portato a termine questa gravidanza, Maria ora ha 5 figli, l’ultimo dei quali ha 11 mesi. Ora Maria e la sua famiglia sono in una situazione di precariato, in crisi come molte altre famiglie. Dopo aver passato periodi di depressione, di ansia, di debolezza fisica a causa di un parto difficile e dopo essersi vista togliere la borsa lavoro a causa della sua quinta gravidanza, Maria chiede aiuto. Sta per essere sfrattata dal comune di Gambettola e cerca qualcuno che sia pronto a tenderle una mano.
  • Joy è una ragazza madre che pochi mesi fa ha messo alla luce due bambine. Joy è una ragazza nigeriana, che ha scontato una pena nel carcere, senza documenti né niente che le permettano di lavorare qui in Italia. Quando ha scoperto di essere incinta si è ritrovata da sola, senza nessuno a cui poter chiedere aiuto, con una gravidanza molto difficile da portare avanti sia in campo economico che fisico. Convinta dalle persone che aveva intorno ad abortire, tra cui medici, mesi fa aveva deciso di compiere questo doloroso passo. È stata un’impiegata del consultorio che, vedendo la sua difficoltà nel fare quel passo, ha chiamato l’associazione Papa Giovanni XXIII che ha poi aiutato la ragazza durante tutta la gravidanza e che ancora oggi le è vicina.
  • Lucia ha 16 anni e forse dalla vita non si aspettava quello che si è ritrovata a vivere: una gravidanza, un figlio, un nuovo modo di vedere le cose. A dispetto della sua giovane età, ha accettato di buon grado ciò che la vita le ha posto davanti, al contrario della madre che l’ha cacciata di casa. L’intervento dell’associazione è stato provvidenziale, tra qualche mese nascerà un maschietto e Lucia e il suo ragazzo Marco continueranno ad essere sostenuti dall’intera comunità.

Passa ora la parola a Paola Dalmonte, una delle volontarie che risponde al telefono quando le mamme in difficoltà chiamano il numero verde.

La Dalmonte ha parlato della preghiera silenziosa che da ormai 15 anni lei e altri dell’associazione rivolgono ai bambini che non verranno mai alla luce davanti al Sant’Orsola, luogo in cui si conclude la vita di quei bambini.

Le contestazioni in quest’ambito sono sempre state molto forti. A queste Paola e altri volontari hanno offerto un dialogo costruttivo mettendosi davanti gli uni agli altri, cercando di mettere da parte i propri pregiudizi e confrontandosi sui vari argomenti. A suo parere il risultato è stato molto positivo. Infatti afferma che:

Il dialogo è la miglior soluzione. Si sono abbassate le barriere e i pregiudizi.

Infine Giovanni Ramonda, Responsabile Generale Comunità Papa Giovanni XXIII, afferma che ci sono vari diritti a cui l’uomo non può venir meno e tra questi ci sono il diritto alla vita ed il diritto alla maternità. Perché…

Dove si sviluppa una nuova maternità, si sviluppa una nuova economia.

Siamo così passati al campo economico e politico, dove veniamo messi a conoscenza del fatto che domani nella Commissione Europea si parlerà di tutela delle donne e dell’aborto.

Quest’argomento infatti non può essere lasciato fuori dall’ambito economico, e a conferma di ciò parlano i dati: dall’inizio della crisi in Italia (5 anni fa) sempre più donne chiedono aiuto.

Siamo passati dalle 230 nel 2010 alle 380 nel 2015.

La proposta di quest’associazione al Governo Renzi è: invece di dare 80 euro che, diciamocelo, sono un cerotto su una ferita da granata, date 800 euro alle donne che aspettano un figlio e non possono permetterselo.

Molti riterranno quest’affermazione alquanto utopistica, ma chiedere non costa nulla.

La conclusione della conferenza stampa è stata lasciata nelle mani di alcune frasi a cui i sostenitori della campagna pro life sono molto attaccati, ovvero…

Essere al fianco di chi non può nascere è dare voce a chi non ha voce.

e

Le cose belle della vita prima si fanno, poi si pensano.

Da parte mia posso solo dire che stamattina in quella stanza di Bologna si respirava un’aria di speranza e serenità.

Personalmente sono sempre stata favorevole non all’aborto in sé, ma alla possibilità della donna di scegliere.

La donna, in quanto tale, deve essere lasciata libera di compiere le scelte che ritiene siano giuste per la sua persona, senza dover sentire pressione né da una parte né dall’altra.

Solo così possiamo parlare di vera libertà.

Il lavoro che quest’associazione svolge ogni giorno, di anno in anno, sembra quello che più si avvicina al mio pensiero.

I dati poi parlano da soli: la maggior parte delle donne che sceglie di abortire lo fa non di sua spontanea volontà.

Donne, non abbiate paura e fate la vostra scelta.

Questa decisione è solo vostra.

Volete essere madri?

Siatelo senza alcun timore.

 

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Caterina Perilli

 

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