Il ciuccio, rappresenta per molti bambini un simbolo di rassicurazione, calma e conforto.

Quante volte vi sarà capitato di vedere un bambino che piange ma che si calma nel momento gli si dà il ciuccio?

Tale oggetto è una fonte di tranquillità anche per i genitori, i quali spesso si ritrovano nel panico e non sanno più come tenere a bada i propri figli.

Tuttavia, il ciuccio non si può tenere per sempre e arriva un momento della vita in cui sarà necessario sbarazzarsene (un po’ come il pannolino). 

Allo stesso tempo però, non è un’azione semplice da effettuare nel giro di un giorno. Il bambino necessita di un po’ di tempo per potersi abituare e cancellare dalla mente l’associazione mentale che vede il ciuccio come simbolo di calma. E allora come fare?

Diversi educatori e psicologi dell’infanzia si occupano di questa tematica da diversi decenni. 

A tal proposito, esistono numerose strategie che vi consentiranno di togliere definitivamente il ciuccio al bambino senza lasciargli un trauma e il più attendibile sembrerebbe essere il cosiddetto “metodo Montessori“.

Ma prima di raccontarvi nel dettaglio i vari step, scopriamo qualcosa in più riguardo la sua storia. 

Origini del metodo montessori

Il metodo Montessori diventa noto nei primi anni del 1900, grazie all’educatrice Maria Montessori.

La donna, si occupò in particolar modo della psicologia infantile, presentando molta attenzione ai bambini con problemi psichici. Secondo la Montessori, alla base di alcuni disagi sociali c’era la mancanza di libertà. 

In poche parole, un essere umano, nei suoi primi anni di vita tende a sviluppare una serie di capacità cognitive. Quando gran parte della sua creatività viene repressa, è altamente probabile che si verifichino numerose fragilità che si riversano nei rapporti con il prossimo.

Pertanto, la nota pedagogista decise di far costruire delle strutture adibite all’educazione dei bambini in tenera età, per far sì che potessero dare spazio alla propria creatività senza freni.

Allo stesso tempo però, il suo metodo aveva altri obiettivi. Ad esempio, tramite la strategia del silenzio, il bambino diventa più propenso all’ascolto, sia delle persone presenti nello stesso ambiente che di se stesso (specialmente a livello motorio).

Il movimento infatti, è uno dei principi fondamentali del metodo Montessori. L’allievo ha bisogno di imparare a muoversi sin da subito, anche per comprendere al meglio il linguaggio del corpo.

Infine, si dà molta importanza all’apprendimento. In alcune fasi dell’infanzia, il bambino va incontro a delle “nebule”, ossia dei picchi di potenzialità che si sviluppano in maniera spontanea e consentono di assimilare tantissimo.

Proprio per questo, egli deve avere la totale libertà di espressione.

Si può dire quindi, che Maria Montessori abbia davvero offerto un notevole contributo al mondo della psicologia infantile, tanto che ancor oggi il suo metodo è super gettonato da diversi insegnanti e genitori. 

Metodo montessori

Adesso passiamo al metodo montessori nello specifico, applicandolo all’episodio del ciuccio.

Come vi abbiamo già accennato in precedenza, toglierlo non è sempre una passeggiata. Per tale motivo, i genitori vedono questa fase come una delle più difficili in assoluto. Ma non bisogna affatto disperarsi, perché con molta pazienza e comprensione si avrà modo di raggiungere degli ottimi risultati, senza lasciare ai propri figli alcun tipo di trauma.

Togliere il ciuccio

Per prima cosa, bisogna tenere a mente che il bambino dovrà almeno compiere un anno di età. E’ inutile cercare di affrettare i tempi: è vero, alcuni riescono a toglierlo ancor prima ma ogni neonato è un caso a sé.

Tuttavia, in linea generale si può dire che il momento migliore per educarlo alla rimozione parte dai 12 mesi di vita.

Allo stesso tempo però, è importante valutare la situazione psicologica del bambino. Ad esempio, se nello stesso periodo stesse affrontando il passaggio al vasino o all’asilo nido, è preferibile non far coincidere il tutto, altrimenti egli percepirà una forte pressione, vivendo così il tutto con molta ansia.

Pertanto, i genitori devono essere in grado di scegliere il momento più idoneo, senza forzare le cose in alcun modo.

Effettuare un approccio graduale

Una volta individuato il periodo migliore per togliere il ciuccio, il genitore dovrà escogitare un approccio intelligente.

Di conseguenza, bisognerà essere decisi nei loro confronti ma non duri e cattivi: altrimenti, potreste traumatizzarli a vita (e qui Freud avrebbe tanto da dire). Siate affettuosi, facendo finta che si stiano sottoponendo ad un gioco, evitando di rimproverarli troppo spesso ma complimentandovi con loro quando si stanno comportando bene.

Cercate quindi di instaurare un’educazione equilibrata, dove il bambino non dovrà sentirsi eccessivamente cullato ma nemmeno rimproverato in maniera costante. Se all’inizio non doveste riuscire ad ottenere dei risultati, non vi scoraggiate perché è del tutto normale.

Siate pazienti, dolci e determinati e vedrete che man mano vostro figlio riuscirà ad adattarsi al nuovo cambiamento.

Inventare delle storie

Un altro modo per far sì che il bambino si abitui a non portare più il ciuccio, può essere quello di inventare alcune storie in merito.

Per esempio, potreste fargli capire che il ciuccio non sia più buono ma che abbia un brutto sapore o sia stato perso/rubato da qualcuno. In questo modo, egli non associa più l’oggetto a un ancora di salvezza ma a un qualcosa di cui doversi sbarazzare il prima possibile.

Chi è Maria Montessori

Maria Montessori (1870-1952) è stata un’importantissima pedagogista, scienziata, educatrice, neuropsichiatra infantile e filosofa italiana.

Fin da giovane, la Montessori ha sempre mostrato un forte interesse per le materie scientifiche, iscrivendosi a diverse facoltà di un certo calibro per poi completare gli studi in medicina. Pensate, è stata la terza donna italiana a diventare medico!

Si occupò anche di emancipazione femminile, prendendo a cuore molte lotte per la libertà e si specializzò in particolar modo nell’educazione dei bambini.

Come vi abbiamo già accennato in precedenza, il metodo Montessori nasce a seguito di alcuni suoi studi nei confronti dei piccoli con problemi psichici, inducendolo verso la libertà. Solo così facendo, egli sarà in grado di stimolare la propria creatività e non reprimere nulla. 

L’insegnante quindi, ha il compito di stimolare il bambino verso la cosiddetta educazione al movimento. Di conseguenza, l’attività psichica si unisce all’attività motoria, che a loro volta danno origine alla volontà.

Inoltre, attraverso il metodo Montessori, l’allievo effettua una serie di esercizi, spesso anche basati sul silenzio. In questo modo, egli sarà in grado di comprendere al meglio gli stimoli esterni e la realtà circostante. 

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